10 DOMANDE AD ALESSANDRO RUBINI

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Alessandro Rubini, Project Leader del progetto “Distretti Culturali” e “iC-innovazione culturale” di Fondazione Cariplo

Come è arrivato all’importante incarico di Project Manager?

Nel 2008 ho mandato una candidatura spontanea. Inizialmente mi hanno risposto “No, grazie”, poi però dopo tre mesi mi hanno ricontattato perchè si era aperta una posizione. Sono seguiti una serie di colloqui che mi hanno portato alla fine del 2008 ad ottenere un contratto a progetto e solo nel 2010 sono stato assunto da Fondazione Cariplo.

Se dovesse definire in tre parole la mission di Fondazione Cariplo nel campo della cultura, quali utilizzerebbe?

Cultura e cittadinanza, cultura e impresa, cultura e sviluppo, ovvero le tre linee strategiche su cui stiamo lavorando

Come spiegherebbe il progetto “Distretti Culturali”?

È un progetto che serve a valorizzare i beni culturali in maniera integrata con le attività della comunità e del tessuto produttivo locale. Serve a mettere la cultura al centro dei progetti di sviluppo e per la creazione di visioni del territorio

Dal 2005 quando questo progetto è iniziato con un primo grande piano di fattibilità, come è cambiata la scena nella quale la Fondazione opera?

È cambiata tantissimo perchè c’è stata nel frattempo anche una crisi finanziaria e istituzionale che ovviamente ha destabilizzato tutti quelli che erano gli interlocutori. Quindi è stato necessario avere una certa flessibilità strategica che tuttavia ha abilitato una serie di processi di cambiamento, che forse altrimenti sarebbero stati più difficili

Qual è il “segreto” per coinvolgere un’istituzione pubblica, nel vostro caso Regione Lombardia, per un soggetto privato come voi?

È molto difficile trovare un punto di congiunzione perchè ogni ente ha comunque le sue finalità istituzionali e i suoi processi decisionali interni. Adesso tuttavia è più facile che in passato anche perchè le risorse sono meno e l’esigenza di collaborare è più forte. Sul progetto “Distretti Culturali”, ad esempio, abbiamo cercato di integrare il nostro progetto con i PIA (Pacchetti Integrati di Agevolazione), mentre oggi con “iC-innovazione culturale” la comunicazione è molto più facile: abbiamo fatto un accordo in partenza e sulla base di questo continuiamo a tenerci informati l’un l’altro.

Secondo Lei, le maggiori differenze tra finanziamento pubblico e finanziamento privato per un progetto?

Il soggetto privato ha sicuramente maggiore flessibilità e può fare scelte erogative diverse. In generale noi, in quanto privati, siamo sicuramente più predisposti al cambiamento e siamo anche sempre abituati a confrontarci con coloro i quali non sono stati scelti per un finanziamento e per questo non siamo soggetti ad eventuali ricorsi

Qual è il progetto al quale è più legato?

In generale tutto ciò che ruota intorno all’innovazione culturale mi sembra più attuale e dirompente nelle possibilità di cambiamento che genera

Le altre fondazioni private hanno mai applicato un processo che come il vostro partisse e chiedesse ai candidati solo l’idea, come avete fatto per “iC-innovazione culturale”?

Da quanto mi risulta mai nessun’altra fondazione bancaria ha deciso di partire dall’idea per poi avviare un processo di accompagnamento ai candidati, che permettesse loro di definire strategicamente la loro idea

Il 55% delle idee sono state presentate da donne per “iC-innovazione culturale” e nella fascia di età 25-32 queste sono risultate il doppio rispetto agli uomini. Come spiega questo dato? 

Sicuramente permette di vedere quello che è stato sempre negato, ovvero che le donne hanno una propensione imprenditoriale e al rischio. Inoltre, sono disposte, almeno in questo periodo storico, a mettersi in gioco anche su questo.

Parlare di start up per i giovani è troppo riduttivo?

Io personalmente tendo a non parlare di start up, perchè è un ambito su cui si rischia di fare tanta confusione. Parlare di nuove imprese, invece, per me è più interessante, perchè permette di pensare al futuro e a qualcosa di nuovo, che non c’è. Non credo inoltre che sia una cosa accessibile solo ai giovani, anzi; tuttavia questi possono sbagliare e per questo devono essere più propensi al rischio. Infine i giovani sono in una situazione di subalternità del sistema per cui hanno veramente poco da perdere. Quindi è una prospettiva, ma non bisogna fare nemmeno demagogia in quanto la start up non è la soluzione, però è qualcosa che può dare fiducia, speranza e ottimismo.

Veronica Guaita

http://www.fondazionecariplo.it/it/index.html

http://www.fondazionecariplo.it/it/progetti/arte/innovazione-culturale/innovazione-culturale.html

Courtesy of http://www.fondazionecariplo.it

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