Gordon Parks a Verona: una storia americana

La prima grande restrospettiva europea di Gordon Parks è stata esposta fino al 28 settembre al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. La mostra organizzata dalla Fondazione Forma con la collaborazione di Contrasto, è stata curata dalla Gordon Parks Foundation che ha prestato le stampe.

La presenza di un Centro internazionale di fotografia a Verona è relativamente recente. Nel 1996, da quando il Comune ha destinato lo storico edificio di Piazza Viviani all’esposizione temporanea di mostre fotografiche, la  nomea del Centro è cresciuta in modo esponenziale con l’affluenza dei visitatori, puntando sempre su scelte di qualità e originalità. Se a ciò si aggiunge il percorso su diversi livelli, progettato dall’architetto Libero Cecchini, che ambienta il moderno allestimento nel cuore di un’area archeologica romana, medievale e scaligera, ecco spiegate le ragioni del successo.

“Una storia americana” del fotoreporter  autodidatta Gordon Parks (1912-2006), è la denuncia della condizione del popolo nero nell’America dagli anni ’40 agli anni ‘60 del 1900. Sono 160 scatti, in bianco e nero e a colori, che raccontano la segregazione razziale, vite vissute di espedienti e miseria come si osserva negli sguardi della famiglia Fontenelle o in quella di Ella Watson e ancora nel volto di un uomo che sbuca da un tombino.

Parks è stato il primo fotografo nero americano a pubblicare fotografie e testi su Life, riuscendo a sensibilizzare a tal punto i lettori da farsi finanziare nelle iniziative volte ad aiutare i neri più indigenti.

Attraverso “rissa notturna ad Harlem” nel secondo dopoguerra, porta alla luce la realtà criminale delle gang minorili sconosciute ai più. È il 1948 quando conosce e fotografa Red Jackson, il leader di una gang, la cui storia tocca gli animi dei lettori di Life fra cui Ingrid Bergman, amica del fotografo. Nel 1961 Parks è a Rio de Janeiro per un reportage sulla povertà dei bambini brasiliani, raccontata attraverso la testimonianza di uno di loro, Flavio de Silva.

Nel 1963 seguono fotografie sul tema delle campagne civili: “la marcia nera su Washington” contro i bianchi americani, “Martin Luther King”, “Malcom X” portavoce della setta Black Muslims, che arringa la folla riunita ad Harlem contro la brutalità dei poliziotti e del Ku Klux Klan.

A Miami, fra il 1966 e il 1970 ripercorre la carriera del pugile Muhammad Ali attraverso scatti che mostrano un uomo riscattatosi grazie allo sport.

Seppur prevalente nella sua produzione artistica, la tematica socio-culturale non è l’unica affrontata da Parks, il quale si dedica ad una serie di ritratti a personalità come Marilyn Monroe, Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, Alberto Giacometti, Alexander Calder e il jazzista Duke Ellington. Trasferitosi a Parigi lavora come fotografo di sfilate di moda e scrive servizi su modelle per la rivista Vogue dal 1949 al 1965. Le sue fotografie sono fra le prime a ritrarre modelle en plain air.  Nel 1969 è stato il primo regista afro-americano a dirigere un lungometraggio ad Hollywood.

“What I want,  What I am, What you force me to be is what you are” Gordon Parks Life march 8 – 1968

Camilla Celona

“Uomo che sbuca” Harlem, New York 1952 – Photo courtesy of Exibart.com

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