10 domande a Christian Greco

Christian Greco

Christian Greco, 39 anni, dopo 17 anni in Olanda ritorna in Italia come nuovo Direttore del Museo Egizio di Torino.

 

Da laureato in Lettere Classiche a Direttore del Museo Egizio di Torino. Ci spieghi un po’ il suo percorso.

È stato un percorso piuttosto lungo. Nel 1997, all’interno del programma Erasmus, partii per l’Olanda con l’obiettivo di approfondire delle tematiche vicino-orientali incontrate durante il mio percorso di studi. Dopo 3 mesi mi venne chiesto di partecipare ad una spedizione di scavi in Siria e nacque così la mia tesi di laurea. Tornai in Italia a laurearmi e ritornai subito in Olanda per iscrivermi a Egittologia. In co-tutela con l’università di Pisa conseguii il dottorato, pur rimanendo e studiando a Leida. Nel 2006 sono diventato epigrafista dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e nel 2009 Curatore della sezione egizia del Museo Nazionale delle Antichità di Leida, dove sono rimasto fino a febbraio 2014, quando ho vinto il concorso per la direzione del Museo Egizio di Torino.

 

Lei ha vinto un concorso per una posizione molto ambita. Quanti erano gli altri partecipanti? Che cosa ha spinto la commissione a scegliere un candidato con le sue caratteristiche?

Era un concorso aperto a tutti e ben pubblicizzato. Ci furono 101 partecipanti provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo della commissione era cercare qualcuno che valorizzasse la gestione del Museo, che avesse una solida base scientifica, esperienza nel settore e una statura internazionale.

 

Rientra in Italia dopo 17 anni in Olanda. Lei è un bell’esempio di ritorno di cervelli.

Al Museo Egizio ci sto bene. È il mio sogno. È il mondo in cui sono davvero felice di operare. Penso che ogni tanto si debba credere in questo nostro Paese. Essere stato all’estero 17 anni mi ha permesso di fare molta esperienza, che adesso voglio condividere con i miei collaboratori. Quello che mi porto a casa dall’Olanda è il fatto di fare sistema a 360°. Il Museo Egizio, che sono sicuro sarà un gioiello della città, deve essere rinnovato e valorizzato all’interno di una città che sia all’altezza di accoglierlo. Molto spesso si dice che l’Italia è davvero bella e che tutti verranno a visitarla. I numeri, purtroppo, ci stanno dimostrando che non è più così. Ci culliamo troppo nel passato e questo ci paralizza e impedisce uno sviluppo futuro.

 

Fino ad ora qual è stato il suo contributo alla gestione del Museo Egizio?

Ho introdotto un appiattimento dei ruoli gerarchici che non significa un appiattimento delle responsabilità. Al contrario, ho responsabilizzato i vari funzionari chiedendo a loro di assumersi le proprie responsabilità, senza dover aspettare un mio placet, il che significa prendersi il merito e anche il demerito, nel caso si sbagli. Ognuno ha delle professionalità che devono essere sviluppate e non ci deve essere assolutamente una struttura apicale in cui solo il direttore decide. Ho valorizzato moltissimo l’apparato scientifico arrivando all’assunzione di due nuovi curatori, per ora a tempo determinato, ma spero di trovare le risorse per poterli confermare, oltre ad avere tre curatori a progetto.

 

Vi autofinanziate per l’80% ma puntate alla totale autonomia. Ricevete qualche finanziamento dal MiBACT?

Dal MiBACT non riceviamo niente. Tra i nostri soci fondatori ci sono la Città di Torino, la Provincia di Torino che presto verrà a cessare, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, che ci finanzieranno l’anno prossimo per 800.000-900.000 € su un budget totale di 5.400.000 €. Noi puntiamo a colmare questa carenza.

 

Dal suo arrivo a Torino, il numero dei visitatori è aumentato?

Il numero dei visitatori è aumentato grazie alla mostra temporanea “Immortali”. Quest’estate c’è stato un grande incremento e ci dovremmo assestare su 650.000-700.000 visitatori per la fine dell’anno. Con un cantiere in atto è un risultato incredibile.

 

Negli ultimi 5 anni il numero dei dipendenti del Museo Egizio è aumentato del 20%. Continuerete ad assumere personale?

Certamente. Il museo deve crescere e deve riuscire ad avere un business plan solido che permetta delle assunzioni assolutamente sostenibili. Per far ciò deve essere un museo dinamico. Il 1 aprile riapriamo, però è un punto di partenza e non un punto d’arrivo. Quindi dal 1 aprile in poi il museo dovrà fare il salto di qualità. Lo farà facendo ricerca, grazie a persone che la ricerca la sanno comunicare e che sanno farla fruire al pubblico. Se riusciremo a fare questo, riusciremo ad avere più pubblico e a fidelizzarlo.

 

Qual è la sua opinione sull’operato del ministro Franceschini?

Ho un giudizio molto positivo su Franceschini. Sta portando avanti una trasformazione titanica incontrando moltissime resistenze. Secondo me deve avere maggiore coraggio e spingersi oltre. Questo è un inizio. Vedremo poi come saranno i decreti attuativi.

 

In vista di Expo, il Museo ha in programma qualche evento?

Assolutamente sì. Il Museo Egizio è un po’ fiore all’occhiello di Expo Torino 2015. Uno dei nostri reperti sarà l’oggetto simbolo del Padiglione Zero, quindi tutti lo vedranno. Si tratta di un contenitore e sarà esposto con una gigantografia che avrà un diametro di 7 m. Questo ci permetterà di avere una grande visibilità e noi, siccome ci aspettiamo che molti visitatori dell’Expo verranno a Torino, pensiamo di avere un ruolo determinante.

 

Pensa già a qualche progetto di mostra da sviluppare nei prossimi anni? Altri progetti per il futuro?

Ho in mente una serie di mostre a partire dal 2016: la mostra intitolata “TT 32” e anche “L’ Egitto di Gabriele D’Annunzio”. Dal 1 maggio 2015 il Museo Egizio tornerà a scavare, infatti le relazioni e i miei contatti con l’Egitto sono ottimi. Inoltre allestiremo una sala nubiana e, per poterla realizzare, abbiamo chiesto in prestito degli oggetti al Museo Nazionale di Khartum, quindi anche col Sudan i rapporti sono ottimi. Infine, in un prossimo futuro, che potrebbe già essere il 2016, vorrei creare delle borse di studio internazionali avendo degli studenti provenienti dal Cairo.

 

Emilio Nesler Cattaneo

 

Courtesy of Artribune e Nicola Dell’Aquila

Courtesy of Museo Egizio

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