LE GALLERIE INTERNAZIONALI AD ARTISSIMA: “UNA FIERA GENTILE”

Artissima festeggia il suo ventunesimo anniversario e conferma il suo posizionamento esclusivo nel panorama delle grandi fiere mondiali di arte contemporanea. La terza edizione diretta da Sarah Cosulich Canarutto è un po’ più grande e internazionale della precedente: ha visto la partecipazione di 194 gallerie tra cui ben 137 straniere tra le più rappresentative, dall’Arabia Saudita al Brasile, dalla Cina alla Polonia, al Portogallo, agli Stati Uniti. Le domande che abbiamo posto a tali gallerie sono: perché, accanto a manifestazioni del calibro di Art Basel, Frieze, Liste, hanno deciso di presenziare ad Artissima? Qual è il valore aggiunto di questo evento nel panorama artistico internazionale? Insomma, qual è l’immagine della fiera torinese oltre i confini del Bel Pese?

Claudia Cargnel; gallerista di Bugada & Cargnel (Parigi) ha partecipato a quasi tutte le edizioni di Artissima e sostiene che questa sia “l’unica fiera di nicchia dedicata all’arte contemporanea.” È una manifestazione fortemente curatoriale, “perciò vi portiamo non i grandi nomi, ma i giovani artisti.” Infatti il mercato italiano è “più ampio degli altri nella fascia di prezzo medio-bassa.” È quindi una meta assai ghiotta per quelle gallerie che vogliono sviluppare una strategia su più fronti: Art Basel e le altre per gli artisti celebri (e i grandi numeri); Artissima per coprire quella fetta di mercato low-profile ma sicuramente altrettanto vivace. Ad esempio, il prezzo medio delle opere esposte nello stand di Bugada & Cargnel è di 15.000 euro, così pure la galleria Wilkinson di Londra ha portato opere di giovani il cui price range è incluso tra i 60.000 e gli 80.000 dollari. Tomyo Koyama da Tokyo si è recata prima ad Art Basel e poi ad Artissima con l’obiettivo di gettare le basi per un’espansione sul mercato europeo: a Torino ha presentato una personale dell’artista Kashio Suga nella sezione Back to the future, nonché alcuni lavori della più giovane Mika Ninagawa, per un valore che varia dai 3000 ai 130.000 euro.

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Se le gallerie straniere amano Artissima, però, non è solo una questione di fasce di mercato, ma anche dell’immagine che è riuscita a ritagliarsi negli anni: una fiera dal tocco locale, per nulla frenetica, attenta al dettaglio. “Tra le fiere più piccole, questa è la migliore,” afferma Anthony Wilkinson di Wilkinson Gallery, che apprezza il carattere quasi confidenziale della kermesse torinese, specialmente il fatto che “c’è più tempo per parlare con i collezionisti e l’atmosfera è più cordiale.” “È una fiera gentile,” sostiene Pedro Cera dell’omonima galleria di Lisbona, “molto diversa dalle grandi manifestazioni internazionali più rinomate, ha ritmi decisamente più lenti, ma vale la pena sostenerla perché è l’espressione di veri professionisti.” Nikolaus Oberhuber di Kow (Berlino) arriva persino a chiedersi “a cosa serve fare delle fiere tutte uguali? È necessario trovare la propria identità e Artissima, credo, vi è riuscita: è un evento innovativo, d’avanguardia.”

Elisa Giuliana

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