“Doppelgaenger”: storia di una galleria. Tra sud e arte contemporanea

Incontro Antonella Spano all’ Amarcord, un bar sul lungomare di Bari, dove è stato fissato l’appuntamento. Si tratta della direttrice della galleria Doppelgaenger. In un pomeriggio assolato quanto ventoso la gallerista mi accompagna gentilmente nel cuore del centro storico della città fino a Palazzo Verrone, architettura risalente al 1200. È qui che dal 2012 ha sede sia lo spazio espositivo della galleria sia la residenza abitativa della sua direttrice. Da questa scelta, che riconnette esistenza e arte attraverso lo spazio, sembra nascere il progetto Doppelgaenger, in italiano appunto “doppio”. Doppia è anche la specializzazione artistica della galleria, nata da un’idea della gallerista Antonella Spano e del collezionista Michele Spinelli, che accoglie le esperienze dell’arte contemporanea sia sul versante figurativo che su quello più sperimentale dell’installazione, della video-arte e dell’arte pubblica. Doppia, ma al tempo stesso pressoché unica, appare l’idea di ospitare temporaneamente non solo le opere ma anche gli artisti all’ interno dello stesso Palazzo Verrone.

 

Come nasce l’idea di mettere in piedi questa galleria?

Da un’esperienza personale che mi ha permesso di capire cosa fare nella vita. Ho lavorato otto anni presso la galleria Bonomo, sempre qui a Bari, che è uno spazio storico, attivo dal 1971, noto sia a livello nazionale che internazionale. Non si può parlare d’arte a Bari senza conoscere l’attività di Marilena e Silvana Bonomo. La galleria nasce dunque da un’esperienza di vita secondo i canoni dell’arte, che è divenuta tarlo.

Qual è il progetto specifico della galleria?

L’idea era inizialmente quella di uno spazio che proponesse solo mostre e progetti site-specific. Tuttavia, durante la ricerca di un luogo adatto per Doppelgaenger ci siamo imbattuti in questo palazzo del 1200, uno spazio adeguato a mostre quanto a residenze. A ogni modo abbiamo mantenuto l’intento di creare stretti rapporti di reciprocità tra l’artista e l’ambiente circostante.

Come avviene dunque la scelta degli artisti da seguire?

La scelta dell’artista non è mai casuale, per quanto le circostanze lo appaiano. E’ possibile conoscere un artista attraverso vie di volta in volta differenti, e ogni volta c’è un aneddoto da poter raccontare. Quello che accomuna gli artisti della nostra galleria è la condivisione di intenti, un uguale mordente, stessa visione delle cose e stessa fame d’arte.

Quali sono le difficoltà per una galleria dislocata nel Sud Italia?

La scelta territoriale è una scelta che in arte ha poco significato. A Bari mancano ancora dei riferimenti museali adeguati per l’arte contemporanea e a volte si avverte, nonostante i 40 anni della galleria Bonomo,  poca sensibilità ai fatti d’arte e una certa difficoltà ad avvicinarsi soprattutto all’ arte concettuale.

Esistono allo stesso tempo dei vantaggi nell’ essere posizionati a sud?

Inizialmente ci siamo detti: “Perché non a Bari?”. E’ possibile mantenere rapporti con tutto quello con cui si vuole mantenere rapporti, basta volerlo. Del resto oggi è ancora più facile che in passato. Tutti gli artisti sono contenti di migrare a Sud, concetto ampio e burrascoso.

Si ritiene soddisfatta del percorso fatto sin’ora?

Si molto, nonostante la galleria abbia solo due anni. La collettiva “Due” in mostra fino a poco tempo fa è stata pensata come riepilogo di due anni di impegno, un lavoro a testa per ciascun artista con cui abbiamo intessuto un rapporto di collaborazione. All’inaugurazione dello show molti di loro erano presenti e contenti di esserci. Si avverte l’entusiasmo del pubblico e molti amici dell’arte, abituati a viaggiare, vengono spesso a farci visita.

Quali sono i progetti per il futuro?

Sicuramente c’è il progetto di residenza Xenia: l’idea è di ospitare l’artista perché dialoghi con il territorio. Abbiamo già intrapreso questo percorso con l’arte pubblica attraverso il progetto di street art “Fresh Flaneurs” e il progetto di arte urbana  “Sud” di Daniela Corbascio. Inoltre, quest’anno abbiamo partecipato per la prima volta a una fiera, quella d’arte di Verona, per avvicinarci anche fisicamente al mondo dell’arte internazionale.

 

Irene Sasso

 

courtesy of galleria Doppelgaenger

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