10 DOMANDE A EDITH GABRIELLI

Entrata nel 1999 nel Ministero per i Beni Culturali in qualità di funzionario storico dell’arte, Edith Gabrielli è da maggio 2010 Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte.

 Qual è stato il percorso formativo che l’ha portata a ricoprire il ruolo di Soprintendente?

Dopo essermi laureata e specializzata in storia dell’arte presso l’Università di Roma, nel 1999 ho vinto un concorso pubblico grazie al quale sono diventata funzionario del Ministero dei Beni Culturali. Nel 2010, in seguito ad un altro concorso, sono diventata dirigente di seconda fascia del Ministero ed ho assunto l’incarico di Soprintendente.

Qual è il progetto che in questi anni ha avuto maggiore successo e che l’ha resa orgogliosa dell’incarico svolto?

Un grande successo è stato ottenuto con il rilancio dei musei che dipendono dalla mia Soprintendenza. In particolar modo ricordo la riapertura al pubblico, dopo cinquant’anni, di Palazzo Carignano con una mostra che ha avvicinato i cittadini torinesi ad un luogo uscito dall’immaginario collettivo. Nel 2011 abbiamo riaperto stabilmente al pubblico Villa della Regina che era caduta in uno stato di completo abbandono. Ricordo inoltre, con particolare orgoglio, il trasferimento della Galleria Sabauda. Il progetto, partito nel 1999, terminerà il 4 dicembre con l’inaugurazione della nuova sede nella Manica Muova di Palazzo Reale.

Quali sono i principali obiettivi che si è proposta al momento della nomina del suo incarico?

Oltre alla riapertura permanente di tutti i siti, ho cercato fin da subito di concepire il mio ufficio come un servizio del pubblico. Questo ha significato una sua ristrutturazione in termini di organizzazione del personale ed una eliminazione delle eventuali spese ridondanti, oltre ad a una maggiore trasparenza dell’attività amministrativa.

Da dove provengono le vostre risorse finanziarie e come sono suddivise in base alle differenti entità organizzative?

Le nostre risorse provengono tutte dal Ministero centrale poiché non siamo dotati di autonomia amministrativa. Ad oggi, in una fase di tagli estremamente consistente, riceviamo fondi che consentono la copertura solo di una parte delle spese di funzionamento: tra queste rientrano sia quelle di missione per inviare i funzionari su tutto il territorio, sia le utenze vere e proprie. Inoltre riceviamo finanziamenti per le manutenzioni degli edifici in consegna, in particolare degli impianti, che anche in questo caso coprono solo una parte dei costi necessari. Infine, accanto alle risorse finanziarie per il personale, ci vengono accreditati fondi sul Capitolo 1321, destinato ai progetti di salvaguardia e di valorizzazione dei beni culturali.

Quale sarà il coinvolgimento di Torino e della Regione Piemonte per Expo 2015?

Torino sente Expo 2015 come una grande occasione: tutti si aspettano che i turisti attesi a Milano possano poi godere del territorio piemontese assai ben collegato con la regione Lombardia. E’ stato previsto un calendario denso di avvenimenti. Per il 2015 è tra l’altro prevista anche l’ostensione della Sacra Sindone a Torino. La Soprintendenza nei mesi scorsi ha segnalato alla propria Direzione Generale una serie di itinerari che, da Milano, diano la possibilità di scoprire il capoluogo piemontese e la regione nella sua totalità.

Con Langhe – Roero e Monferrato, sono saliti a 50 i siti italiani che rientrano nella World Heritage List dell’Unesco. Quali altri tesori artistici e naturalistici nasconde, a suo avviso, la regione Piemonte?

Ritengo che si debba riconoscere ai piemontesi la capacità di avere già correttamente segnalato in passato le proprie ricchezze. Oltre alle Langhe – Roero e Monferrato, in Piemonte vi sono altri due siti Unesco che sono dei veri e propri circuiti: il complesso delle Residenze Sabaude che include tra l’altro Palazzo Carignano, Villa della Regina, la Reggia di Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. L’altro sito è quello dei Sacri Monti, una realtà davvero molto interessante.

Quali sono state le principali iniziative della Soprintendenza per la crescita e la valorizzazione dei poli museali del Piemonte?

La Soprintendenza ha dato il proprio contributo alla creazione del cosiddetto Polo Reale di Torino, un progetto che, promosso dalla Direzione Regionale, prevede l’unificazione in un unico percorso di musei statali in consegna a differenti istituzioni dello Stato. Essi sono l’Armeria Reale, la Galleria Sabauda, il Museo Archeologico, Il Palazzo Reale e la Biblioteca Reale di Torino. Un altro grande progetto è stato quello che ha portato al restauro dell’Appartamento di Levante della Palazzina di Caccia di Stupinigi, sicuramente uno degli elementi che ha consentito la riapertura dell’edificio nel novembre 2011.

Per quanta riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico culturale del nostro Paese, in che modo l’Italia dovrebbe emulare l’estero e viceversa?

I colleghi che si occupano di beni culturali all’estero hanno sempre molto apprezzato il nostro criterio di tutela territoriale. In Italia non tuteliamo il singolo bene ma tutto il contesto in cui esso è inserito. Il nostro patrimonio è molto differente rispetto a quello dell’estero; per questo motivo non dobbiamo emulare dei singoli comportamenti ma piuttosto dei principi. Per esempio, è necessario che si diffonda la consapevolezza che i luoghi della cultura sono fatti per i cittadini. Dal mondo anglosassone dovremmo emulare sia la capacità di alta divulgazione, che non significa svilire i beni culturali ma saperli spiegare ad una fetta più ampia di pubblico, sia la capacità di programmazione ed organizzazione.

Qual è il suo punto di vista in merito alla riforma del Ministro Franceschini riguardo l’affidamento di 20 strutture a Direttori stranieri?

Ritengo che la difesa del passato per il passato sia sempre un elemento di debolezza. Questa riforma si pone giustamente il problema dei musei italiani. Credo che nel nostro Paese ci siano molti dirigenti statali capaci e competenti. Tuttavia il confronto con l’estero, se fatto su livelli di qualità e trasparenza, può essere un momento di arricchimento e di crescita.

Nuovi obiettivi per il 2015?

A causa della riforma in atto non so ancora che ruolo occuperò il prossimo anno. Spero comunque di poter affrontare nuove sfide. Ho sempre vissuto la mia carriera come un rilancio soprattutto in termini scientifici e culturali. Qualunque sia il mio destino, spero ci sia l’occasione per mettere a frutto l’esperienza che ho maturato e per acquisire nuove competenze.

 

Carlotta Accardo

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