I migliori progetti dell’urbanistica post EXPO

Far west Milano

Planimetria Far west Milano

Metamorfosi di Milano dopo l’esposizione universale, in mostra alla Biennale di Venezia

Nel Padiglione Italia della 14esima mostra internazionale di architettura, organizzata dalla Biennale di Venezia (visitabile dal 7 giugno al 23 novembre 2014) il curatore Cino Zucchi presenta una rassegna di fotografie, progetti e plastici che ripercorrono cento anni (1914-2014) di urbanistica e trasformazione del paesaggio in Italia. Da qui la scelta di “Innesti”, titolo della mostra, dove l’esistente e il nuovo coesistono in contesti stratificati. Particolare attenzione è rivolta alla città di Milano che dal 1°maggio 2015 ospiterà EXPO, l’attesissimo evento dell’anno.

In questa sede si guarda ad Expo come ad un “laboratorio ambientale” in quanto a novembre 2015, con il termine dell’esposizione universale, ci si troverà davanti un territorio bonificato, infrastrutturato e adeguato energeticamente, in sintonia con il tema proposto: “Nutrire il pianeta , energia per la vita”.

L’architetto Paolo Galuzzi, coordinatore Comitato di Indirizzo Arexpo S.p.A., nell’ambito del progetto  “L’eredità di Expo 2015” ha selezionato cinque fra i più interessanti  studi di architettura dove collaborano architetti italiani e stranieri e ha chiesto loro di immaginare il paesaggio urbano delle aree interessate dall’EXPO fra 15 anni. Queste aree sono proprietà di Arexpo S.p.A., società partecipata dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Fondazione Fiera, dalla Provincia di Milano e dal Comune di Rho, che le ha concesse fino a giugno 2016 alla società Expo 2015.

La prima planimetria in ordine di esposizione è “Archetipi” degli architetti Barozzi e Veiga, attivi a Barcellona.  Il progetto guarda ad una forma insediativa delimitata e conclusa in contrapposizione alla dispersione della periferia metropolitana. Si passa da un sistema estensivo e frammentario, proprio delle esposizioni universali  ad uno intensivo e concentrato, necessario per una città post-metropolitana sostenibile. La proposta urbana si struttura intorno al cardo e al decumano del tracciato esistente costruendo tre sistemi insediativi: la cittadella delle eccellenze italiane, che condensa programma pubblico e sociale come formazione, produzione, ricerca, divulgazione in una piastra orizzontale a bassa densità. La cittadella dei servizi che è attenta al privato e al commercio, in una piastra verticale ad alta densità e a seguire il parco agricolo che ingloba i due sistemi urbani raggiungendo un equilibrio fra naturale e artificiale.

“Far West Milano” è il progetto dello studio ma0 di Roma pensato dagli architetti Di Tardo, Iacovoni, La Torre e Fiorini che propongono la condensazione delle volumetrie lungo l’asse del cardo e la realizzazione di parchi tematici e attività produttive ibride fra cui agricoltura avanzata e nuove tecnologie in 52 ettari di territorio. È una città senza auto servita da un people mover che connette i nodi infrastrutturali, orientata in modo da ottimizzare le performance energetiche degli edifici.

Inverse urbanism” è una strategia urbana proposta dagli architetti Garofalo, Costantino e Sobels dello studio Openfabric di Rotterdam , per i quali la natura non è solo paesaggio neo-arcadico o mera infrastruttura ecologica ma piuttosto parte integrante di un nuovo sistema che si lega alla città secondo un rapporto di dipendenza reciproca. Gli architetti immaginano cinque aree che aprono a diversi possibili scenari, in cui processi naturali di diverso tipo definiscono cinque ecosistemi: la foresta, l’umido, l’agricolo, la discarica di materiali inerti e il vuoto.

Viene da Torino“(De)growing platform”, degli architetti Becchio, Borghino, Tomasi e Pérez Torrejòn di StudioErrante Architetture. Premessa l’insostenibilità della demolizione fine a se stessa da un punto di vista sia ambientale che economico, i materiali ricavati dallo smontaggio dei padiglioni devono essere recuperati nelle loro componenti , riciclati e reimmessi nel mercato. Procedendo alla de-colonizzazione dell’area, questa aumenterà il suo valore ambientale e potrà essere pronta per una ri-occupazione virtuosa composta anche di unità residenziali. Liberate le aree a nord del decumano nascerà infine un grande parco.

“Il terzo”è la proposta avanzata dallo studio YellowOffice di Milano, i cui architetti  Benedetto, Ciacci e Campri si concentrano sul terzo cimitero di Milano, pensato per accogliere tutte le religioni. Posto lungo il tracciato ferroviario nord-ovest, dopo il Monumentale e il Maggiore,” il terzo” è simbolo di una Milano contemporanea in cui vivono persone provenienti da ogni parte del mondo. Il progetto prevede un parco nel quale una sequenza di portici, chiostri e volumi definisce gli spazi destinati alle differenti religioni, secondo una relazione Uomo-Natura che tenga conto delle differenti fedi.

Camilla Celona

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