10 DOMANDE A LINDA PACIFICI

Linda Pacifici

Linda Pacifici

Linda Pacifici è Senior Registrar ed Exhibition Coordinator presso la Fondazione Palazzo Strozzi. È inoltre all’interno del direttivo di Registrarte, Associazione Italiana dei Registrar di Opere d’Arte. La abbiamo incontrata per comprendere meglio come nasce una mostra e conoscere più da vicino una delle professionalità che lavorano all’interno dei musei, il registrar.

Qual è stato il percorso che L’ha portata alla Fondazione Palazzo Strozzi?

Sono laureata in Storia dell’Arte e ho avuto la fortuna di lavorare presso la Fondazione Palazzo Strozzi fin dalla sua nascita nel 2006. Nel 2010 ho anche fatto uno stage all’estero presso il Walters Art Museum di Baltimora, esperienza che mi ha permesso di comprendere più da vicino le dinamiche interne ad un museo e di confrontarmi con altre realtà.

Come si diventa registrar? Quali competenze è necessario possedere?

Le competenze sono molto varie. È sicuramente necessario avere alcune nozioni giuridiche, qualche competenza storico-artistica, possibilmente legata alla conservazione, e infine qualche competenza economica, in quanto si ha a che fare anche con il budget. Ovviamente essere storico dell’arte un po’ avvantaggia questo percorso, perché si ha una sensibilità maggiore verso determinate tematiche. È però vero che si può provenire anche da uno solo di questi rami e poi costruirsi le altre competenze con la pratica.

C’è qualcuna di queste competenze che vorrebbe approfondire?

Personalmente desidererei approfondire la mia formazione giuridica, facendo qualche corso di legge, in quanto spesso mi trovo ad avere a che fare con i contratti, in particolare con la loro redazione, e sento di non possedere una formazione specifica per fare questo.

Quali sono i compiti principali del registrar?

Quelli che contraddistinguono sempre questa figura sono assicurazione, trasporti, metodo di installazione e controllo dello spazio espositivo, comprendendo tutto ciò che serve per far arrivare un’opera d’arte in buone condizioni in mostra e limitarne la normale degenerazione. Poi, a seconda della grandezza dell’istituzione per cui lavora, un registrar può avere più o meno compiti ulteriori, come le richieste o gli accordi per il prestito.

Di questa figura professionale si parla negli Stati Uniti già negli anni ’50, mentre in Italia viene nominata ufficialmente solo nel 2001 in un documento della Pubblica Amministrazione. A cosa è dovuto secondo Lei questo ritardo?

È dovuto alla struttura dei nostri musei, in cui non è previsto un ufficio che si occupi specificatamente di questo. Esiste un Ufficio Mostre, ma non è detto che all’interno di questo vi siano persone che abbiano ricevuto un training specifico. Può ad esempio lavorarvi anche chi vi ha fatto ingresso come custode.

All’estero esiste invece una formazione specifica?

In realtà anche all’estero non esiste una formazione specifica, però solitamente all’interno dei musei queste professionalità sono comunque presenti e quindi se qualcuno decidesse di fare un training, entrando in stretto contatto con queste persone, riuscirebbe in ogni caso ad imparare il mestiere.

All’estero questa figura è riunita in comitati o gruppi, mentre in Italia esiste Registrarte. Fanno parte di questa associazione anche i registrar delle gallerie?

Registrarte riunisce tutti coloro che operano all’interno di Musei, Fondazioni e Istituzioni pubbliche. Per entrarvi ci sono però delle norme abbastanza precise e normalmente si tende a non considerare le categorie commerciali, ma non è escluso che in futuro questo possa cambiare.

Quanto è importante dunque che i professionisti abbiano la possibilità di avere un luogo in cui confrontarsi e aggiornarsi?

È senza alcun dubbio importantissimo. A questo proposito Registrarte prevede sul suo sito una sezione chiamata “Professione Registrar”, in cui si cerca di fare il punto sui documenti e sugli studi più recenti relativi alla figura del registrar e alle sue funzioni e vengono fornite anche notizie sui percorsi formativi utili a intraprendere questa professione. Inoltre i membri dell’associazione hanno come strumento la “reglist”, una rete e-mail con la quale possono chiedere consigli, riferimenti e referenze su fornitori. La prossima giornata di studio dell’associazione sarà dedicata alla tematica della “Garanzia di Stato”.

La Fondazione Palazzo Strozzi è un’istituzione pubblico-privata. A quanto ammonta, in percentuale, il contributo dei privati?

La Fondazione è partecipata da privati per una piccola maggioranza, equivalente al 51%.

Il 20 settembre ha aperto a Palazzo Strozzi la mostra “Picasso e la Modernità Spagnola”, realizzata in collaborazione con il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Qual è stato, in questo caso, l’aspetto più complesso da gestire?

In realtà, rispetto ad altre mostre, questa si è rivelata piuttosto semplice da gestire e l’allestimento è terminato addirittura una settimana prima. Dal momento però che il Reina Sofía non presta le opere che ha in esposizione si è dovuto costruire il nucleo fondamentale, costituito dai Picasso e dai disegni relativi a “Guernica”, prendendo in considerazione solo quelle che erano in deposito.

Manuela Osti

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