10 Domande a Giacomo Andrea Doria

 

Giacomo Andrea Doria è un architetto veneziano specializzato in museografia che attualmente collabora con OTT-ART. OTT-ART si avvale di tecnologie all’ avanguardia nel campo dell’esposizione e  conservazione delle opere d’arte e degli allestimenti museali per realizzare mostre anche in campo internazionale.

Lei è un architetto, come nasce la passione per gli allestimenti?

All’ università ho sostenuto alcuni esami che prevedevano lo sviluppo di tematiche legate alla museografia e poi durante lo stage mi sono occupato di questi temi in modo più specifico.

Come nasce la collaborazione con OTT-ART?

Durante lo stage all’ interno di uno studio di architettura, sono stato notato dall’ amministratore delegato di OTT-ART, Maurizio Torcellan, che era socio della società ART SYSTEM nostro committente. In quel momento OTT-ART (2007-2008) si stava strutturando e c’era il bisogna di una figura con le mie caratteristiche . Il primo progetto che ho seguito e sviluppato era di Tadao Ando: si trattava della musealizzazione di Punta della Dogana per la Fondazione Pinault. In questo progetto ho ideato, disegnato e realizzato il sistema di appensione delle opere da esporre, con tutte le difficoltà del caso del dialogo con una struttura architettonica di interesse storico . Il tema della musealizzazione di Punta della Dogana era lo stesso di quello della mia tesi, affrontata pochi mesi prima, è stato particolare motivo di orgoglio fare il primo lavoro sul progetto di una personalità come Tadao Ando.

In che cosa si distingue OTT-ART dalle altre ditte concorrenti?

Tra le varie nostre realizzazioni e progetti, prodotto principale di OTT-ART è il climabox, una vetrina climatizzata da trasporto, che mette in sicurezza l’opera d’arte durante le fasi di movimentazione ed esposizione in mostre temporanee  in ambienti che non hanno caratteristiche idonee alla corretta conservazione dell’opera. OTT-ART offre assistenza dalla  fase di progettazione alla  fase di assistenza post-vendita.

 Quali sono stati i progetti più importanti che avete realizzato e quale Le è piaciuto di più sviluppare?

Sicuramente la messa in sicurezza in esposizione dell’autoritratto di Leonardo da Vinci. Questo intervento ha avuto grande risonanza anche dalla stampa poiché l’autoritratto non era praticamente  mai stato mosso dalla sua sede nella Biblioteca Reale di Torino. Tra gli ultimi lavori ci sono: una teca climatizzata per l’ICRCPAL di Roma per il Codice Purpureo di Rossano Calabro che è stato presentato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Papa Francesco in occasione di una visita al Quirinale e tre vetrine commissionate dal Ministero degli Esteri che oggi contengono i trattati di Maastricht, Lisbona e Roma in occasione del Semestre di Presidenza Italiano dell’Unione Europea.

Quanto è importante dal punto di vista del visitatore e della qualità della visita l’allestimento?

Dipende molto dal livello di lettura proprio del visitatore;  il visitatore della domenica è differente dall’appassionato. Di certo deve esserci almeno una gradevolezza di fondo. Io do un’importanza massima all’allestimento: essenziale la corretta armonia tra colore e proporzioni, come anche il saper dosare illuminotecnica e apparati didascalici.

Secondo Lei un allestimento non adatto al tipo di opere esposte può compromettere la buona riuscita dell’intera mostra?

Decisamente sì. Oggi si presta sempre più attenzione a quest’aspetto; spesso gli allestimenti vengono realizzati da archi-star o scenografi di fama internazionale. Non ci si può permettere di esporre ed inserire opere preziose e bellissime in un ambiente non adatto: sarebbe non corretto e non rispettoso.

 Quali sono le variabili più importanti in materia di costi durante nell’ allestimento di una mostra?

Le variabili più significative sono rappresentate dalle partiture verticali e dagli impianti tecnici come gli elementi multimediali o l’impianto di climatizzazione. I nuovi musei dovrebbero già essere predisposti per accogliere in aree differenti la collezione permanente e quella temporanea così da  abbattere  molte voci di costo.

Quanto è difficile prevedere i costi di un allestimento?

Con un sopralluogo e l’analisi delle esigenze del curatore si possono stabilire i costi in fase preliminare in modo abbastanza corretto. Bisogna sempre però contare gli imprevisti e eventuali costi di prototipazione. I progetti più belli sono sempre quelli dove ci si confronta con la materia e la ricerca, come in una mostra su Schifano al Macro di Roma, e quindi proprio con l’ imprevisto.

 E’ difficile unire la creatività dell’architetto con le necessità specifiche di una mostra?

Il gesto dell’architetto è un gesto creativo che ha in sé una parte di egoismo. L’architettura prevede altruismo nel creare qualcosa per gli altri, ma con la consapevolezza che le scelte progettuali  influiranno sulla percezione e la fruizione di quello spazio da parte dei visitatori.  Creare qualcosa che poi dovrà essere vissuto da altri è un’esperienza molto intima. Il visitatore che porta all’ interno degli spazi la propria personalità vede con occhi nuovi e diversi il progetto e, vivendolo, lo modifica apportando nuovi significati.

 Quali sono i prossimi lavori che avete in agenda?

A Venezia la prossima esposizione  in collaborazione con la Fondazione Musei Civici presso l’Espace Culturel Louis Vuitton, la realizzazione del nuovo Padiglione Russia alla Biennale Arte e l’allestimento tecnico per  una nuova mostra agli inizi del prossimo anno a Palazzo Grassi.

Giulia Bisogni

 

 

 

 

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