10 DOMANDE A FABIANO PANZIRONI

APICE è una società in forte crescita specializzata nella logistica e nel trasporto di opere d’arte, distribuita in tutta Italia grazie a quattro sedi nelle città di Milano, Venezia, Firenze e Roma. Abbiamo approfondito le sue attività e le criticità del settore logistico con Fabiano Panzironi, general manager della sede milanese e personalità centrale all’interno di APICE.

Come nasce APICE?

APICE Milano è nata da Panzironi Artransport, una società creata nel 1973 e specializzata in movimentazione e imballaggio di opere d’arte. Nel 2008 Artransport si è congiunta ad altre tre società analoghe con cui già collaboravamo, operanti rispettivamente a Venezia, Firenze e Roma, ed è nata APICE scrl.

Che dimensioni ha assunto oggi APICE?

Oggi ognuna delle quattro sedi presenta più o meno le stesse caratteristiche e dimensioni, una flotta simile composta da una decina di mezzi diversi per tipologia e dimensioni e una trentina di operatori specializzati. Ogni sede fattura all’incirca quattro-cinque milioni annui.

Quale è il vantaggio di avere quattro sedi e come si coordina una rete così grande?

Avere quattro sedi garantisce la capillarità del servizio su tutto il territorio, permettendo di raggiungere qualunque località nell’arco di una giornata di viaggio. Un ufficio predisposto di APICE a Milano coordina le varie sedi e interviene nelle attività di accentramento per quelle opere che devono essere trasportate all’estero: è infatti Malpensa che opera con gli aerei cargo, e inoltre Milano è anche in una posizione più vicina e centrale rispetto al resto d’Europa.

Quale è la forma giuridica che la vostra società ha assunto per gestire al meglio questa situazione?

APICE è una società consortile a responsabilità limitata, composta dalle quattro società a responsabilità limitata di Milano, Venezia, Firenze e Roma,‎ ciascuna delle quali è a sua volta partecipata da soci di capitali differenti.

Quali sono i vostri partner principali e che rapporti avete con loro?

A livello formativo, oltre alla partnership con la Sole 24 Ore Business School per il Master in Economia e Management dell’Arte e dei beni culturali, abbiamo al momento un insegnamento al Master di Palazzo Strozzi a Firenze. Poi ci sono le partnership tecniche: al di là del network dei corrispondenti in giro per tutto il mondo, intratteniamo rapporti con l’associazione dei Registrar dei Musei americani e quella dei Musei europei, mentre per le coperture assicurative contiamo su AXA Art e su Lloyds e abbiamo dei canali preferenziali anche con Willis. Infine abbiamo stretto una partnership anche con Intrapresae collezione Guggenheim, il primo progetto italiano di CORPORATE MEMBERSHIP sviluppatosi intorno alla Collezione Peggy Guggenheim per il sostegno all’arte.

Avete progetti di partnership future?

In questo momento abbiamo un progetto in partnership con Borsa Italiana per presentare delle opere nei loro spazi e coinvolgere così gli investitori nel mercato dell’arte. Recentemente abbiamo anche sponsorizzato l’allestimento per il nuovo store di Eataly a New York, sulla quinta strada: in partnership col Duomo di Milano abbiamo portato una guglia e altri importanti pezzi marmorei che verranno esposti nel negozio.

Approfondiamo appunto la vostra attività estera: avete lavorato anche per istituzioni non italiane?

Si, abbiamo anche avuto esperienze di mostre estere con opere italiane: l’anno scorso, per esempio, abbiamo lavorato a una mostra di Pistoletto al Philadelphia Museum, mentre al momento stiamo spedendo dei modelli di macchine e attrezzature di Leonardo Da Vinci per una mostra a Rio De Janeiro. Dall’estero ci chiamano spesso, quasi sempre attraverso la mediazione dei trasportatori locali esteri, ma talvolta anche direttamente.

Che effetti ha avuto la crisi sulla vostra attività?

Devo dire che fortunatamente siamo una società che è rimasta sostanzialmente indenne, anzi i migliori risultati dal 1973 li stiamo raggiungendo proprio in questi anni. È una cosa anomala nel settore. Comunque la crisi si vede nella committenza, che ha iniziato a rivolgersi a un mercato meno professionale che costa meno. Per rimanere competitivi, pur senza abbassare la qualità, noi abbiamo dovuto abbassare i prezzi. Ma il lavoro che stiamo facendo ci sta dando comunque grandi soddisfazioni.

Uno sguardo sul sistema dell’arte italiano dal punto di vista di un operatore tecnico come APICE?

Il mondo dell’arte in Italia ha sicuramente tante potenzialità che tuttavia andrebbero affrontate con maggiore professionalità: purtroppo ci sono tante figure improvvisate, c’è poca serietà, e rispetto all’estero l’Italia è molto spesso il paese dell’emergenza: si fa tutto all’ultimo momento. Noi all’estero lavoriamo su progetti che verranno realizzati tra due anni, ed è in questo caso che l’organizzazione è ottimale. In Italia, oltretutto, molte situazioni critiche sono anche date dai bassi budget e dalle poche risorse disponibili.

Progetti aziendali per il futuro?

Abbiamo in agenda l’apertura di un nuovo ufficio a Malpensa per la supervisione dei trasporti aerei in arrivo e in partenza dall’aeroporto. Stiamo inoltre lavorando allo sviluppo di nuovi spazi per la custodia temporanea di opere, in condizioni di sicurezza microclimatica, presso gli aeroporti di Linate, Fiumicino e Venezia. Infine, abbiamo in previsione l’acquisizione di nuovi mezzi di trasporto di diversa tipologia.

Michele Gnecchi

 

Immagine di copertina courtesy of APICE s.c.r.l.

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