Tutti vogliono vivere al mare

 

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Silvia Franceschini, nata nel 1985 a Milano, è una giovane curatrice indipendente che ha concentrato i suoi interessi sul sistema dell’arte contemporanea russa dopo aver studiato allo Strelka Institute for Media, Architecture and Design a Mosca. Fa parte dei curatori dell’ente Viafarini/DOCVA .

L’abbiamo contattata in merito alla mostra “Everybody wants to live by the sea” dell’artista Nikita Kadan (nato nel 1982), ospitata allo spazio VIR Viafarini-in-residence dal 25 giugno al 28 luglio 2014 della quale è stata curatrice. La mostra è stata organizzata grazie al supporto della Victor Pinchuk Foundation, alla collaborazione dell’Associazione Italia-Russia di Milano e al contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

L’artista Nikita Kadan e Silvia Franceschini hanno instaurato un rapporto di amicizia nato durante il soggiorno moscovita della curatrice e proseguito quando Kadan si è trasferito in Italia grazie a un premio nazionale conferitogli dal Viktor Pintchuck art Center di Kiev. Alla base della mostra sta il rapporto di fiducia e di amicizia creatosi tra loro. Silvia Franceschini ci ha detto che il rapporto curatore-artista, nel suo caso, è una relazione basata sulla fiducia grazie alla quale si sviluppa il percorso artistico. La difficoltà di un curatore in questo caso è stato sviluppare un discorso che potesse avere significato anche nel contesto locale e che potesse mettere in relazione chi vede e il soggetto rappresentato. Da questo punto di vista l’attenzione dei media nei confronti dell’Ucraina, anche se legate a vicende infelici, ha sicuramente incuriosito il pubblico.

Il progetto artistico di Kadan si focalizza sul periodo successivo a quello sovietico e alle conseguenze sociali e culturali che porta con sé. La mostra “Everybody wants to live by the sea” si inserisce perfettamente in questo lavoro in quanto analizza in una serie di fotografie dal 1960 al 1980 e di opuscoli, la Crimea così come veniva proposta ai russi e alle popolazioni sovietiche: un ambito luogo di villeggiatura.In realtà la storia della Crimea non è così pacifica, è una terra che in origine era dei Tatari e poi è stata annessa all’Unione Sovietica e le popolazioni originarie sono state deportate.

La curatrice è stata soddisfatta dell’affluenza alla mostra, che ha superato le attese, e ha incontrato molte persone che si sono scoperte molto interessate al tema. Il suo rammarico è che, per motivi di budget,  non sia stato possibile includere tutte le opere che facevano parte del progetto di Kadan.

Giulia Bisogni

Foto courtesy of  www.viafarini.org foto di Davide Tremolada

 

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