10 domande ad Alessandro Guerrini

Alessandro Guerrini

Alessandro Guerrini dal 2007 è responsabile sviluppo e membro del C.d.A. di Open Care, azienda unica in Europa ad offrire servizi integrati per la gestione, la valorizzazione e la conservazione del patrimonio artistico pubblico e privato, rispondendo a tutte le esigenze di chi colleziona opere d’arte.

Di cosa si occupava prima di arrivare in Open Care? In cosa consiste il suo lavoro?

Ho iniziato il mio percorso professionale alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia,  l’ambito museale è sempre stato uno dei miei interessi. Successivamente ho  lavorato per una società che si occupava di analisi sull’andamento del mercato dell’arte, a ciò è seguita l’esperienza in Artfin, una  società di consulenza  e in ultimo sono entrato a far parte di Open Care. Attualmente sono responsabile della clientela istituzionale, seguo i rapporti con i clienti corporate, in particolare fondazioni bancarie e ricopro la direzione commerciale e sviluppo che coniuga aspetto commerciale, marketing e comunicazione.

Open Care è controllata dalla holding Bastogi S.p.A. quali sono i vantaggi?

Avere alle spalle un gruppo quale Bastogi, la più antica società quotata alla Borsa italiana dal 1863 e poter vantare un nome storico della finanza è motivo di orgoglio. Da un punto di vista operativo dà credibilità in termini economici e permette di impostare tutta la nostra attività sulla trasparenza che, in un settore come quello dell’arte, riteniamo sia un valore aggiunto.

I servizi per l’arte offerti da Open Care hanno risentito della crisi economica?

Solo in parte. Uno dei vantaggi che ci consente di svolgere la nostra attività e di incrementarla è l’operare su tanti settori che, in momenti di incertezza del mercato, si bilanciano e alla fine il risultato è il loro andamento medio. Poter contare su un gruppo solido come Bastogi S.p.A ha permesso di reggere agli effetti della crisi, tutelandoci, a differenza dei piccolissimi operatori.

Quali sono i valori dell’azienda?

Innanzitutto la trasparenza, sia fiscale-amministrativa che nel rapporto con il cliente. In qualsiasi nostra attività, dai restauri alla consulenza c’è un progetto, un confronto e una negoziazione con il cliente, cui fa seguito un report che descrive cosa è stato fatto. Il cliente conosce le persone che lavorano in Open Care e ad esempio può assistere alle diverse fasi di restauro della sua opera. Costruire un rapporto di fiducia con i clienti risulta premiante nei rapporti a lungo termine, il passaparola in questo settore ha un valore altissimo.

Quali obiettivi vorreste raggiungere nel breve e lungo periodo?

Da un lato consolidare il brand, nonostante Open Care esista da 10 anni si potrebbe diffondere di più. Dall’altro puntiamo a una sempre maggiore integrazione dei servizi. Accanto a clienti abituati a fruire trasversalmente dei nostri servizi, altri tendono ancora ad affidarsi limitatamente ad uno solo.

Open Care è una clinica per l’arte, può spiegare perché e com’è strutturata?

I dipartimenti sono quattro: custodia, logistica, conservazione e restauro, art consulting. Disponiamo dei più grandi caveau d’Europa (8000 mq), all’interno della logistica ci occupiamo di imballaggi, trasporti, iter documentale e polizze assicurative. Nel dipartimento di restauro l’iter e l’attenzione con cui un’opera d’arte viene accolta è assimilabile alle cure destinate ad una persona, da qui la definizione clinica per l’arte. Infine il dipartimento di art consulting offre assistenza alla vendita, valutazioni, expertise.

C’è un dipartimento che fa da traino per gli altri?

Sicuramente l’attività di custodia, che è l’attività storica ereditata dalla Frigoriferi milanesi, vero core business che vanta margini di guadagno interessanti ed è il settore dove si contano più clienti.

Chi sono i clienti di Open Care?

Sono persone abituate a standard di servizio molto elevati che richiedono massima riservatezza. Si va dalle aziende alle fondazioni ai privati e fra questi si distingue il collezionista, l’appassionato e l’investitore.

Di quale strumentazione disponete nel laboratorio di analisi scientifiche?

Si tratta di tecniche di indagine non invasive che, in alcuni casi, consentono analisi in situ sui beni artistici. Le esigenze sono le più varie: individuare lo stato conservativo, riconoscere i materiali e la tecnica ai fini dell’ attribuzione e risalire alla datazione. Nello specifico disponiamo di tecniche fisiche come radiografia, riflettografia IR, IR falso colore, fluorescenza UV, fluorescenza di raggi X, mentre per altre tecniche ci avvaliamo della collaborazione con istituti pubblici e privati.

La strategia dell’insourcing adottata da Open Care, in un mercato dove prevale l’outsourcing,  come si spiega? Tutela meglio dalla concorrenza?

L’insourcing è stata una scelta molto coraggiosa, avere internalizzato tutte le risorse da un lato è un limite perché non si possono variabilizzare i costi sulla base dell’andamento del mercato, dall’altro però abbiamo garantito uno staff stabile che stabilisce con i clienti un rapporto di fiducia. I clienti preferiscono la stabilità che deriva dall’internalizzazione e questo ha permesso all’azienda di crescere. Inoltre consente un controllo della qualità che diversamente sarebbe difficile da garantire.

Intervista raccolta da Camilla Celona

 

 

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