ArtNetWorth e 4G: l’era digitale dell’arte

Arte e tecnologia possono correre su due binari paralleli: è questa l’innovativa ideologia della società indipendente ArtNetWorth nata a Milano nel 2007. Dopo l’invenzione di un nuovo modello per la valutazione di opere d’arte riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la società nel 2012 è approdata nel mondo digitale con la creazione di un sistema per la valutazione delle opere online e l’invenzione di una nuova didascalia digitale: il 4G Tracebility Sticker; posto  accanto ad un’opera,  è composto da un  QR Code abbinato ad un ologramma e ad un codice alfanumerico che può essere “scannerizzato” da uno smartphone o da un  tablet per ricevere tutte le informazioni riguardanti l’oggetto osservato. In Italia il servizio è stato presentato per la prima volta al Miart e sarà riproposto alla Triennale di Milano e alla Biennale di Roma ad ottobre. Il 4G può essere utilizzato anche dai collezionisti per la creazione di un archivio virtuale sempre aggiornato e dove i documenti possono essere custoditi in modo sicuro. A descrivere  meglio le caratteristiche del progetto e gli effetti dell’incontro tra arte e tecnologia,  è stato il giovane Amministratore Delegato di ArtNetWorth, Edoardo Didero.

Quanto è importante il binomio arte – tecnologia al giorno d’oggi?

 Ritengo che sia fondamentale: la tecnologia non priva l’arte della sua purezza ma diventa uno strumento per renderla più facilmente condivisibile e fruibile. L’arte è per tutti e qualsiasi strumento che ne abbatta le barriere è un elemento positivo.  La tecnologia è uno mezzo di comunicazione attraverso il quale diffondere il valore del mercato dell’arte e delle sue opere.

 Quale difficoltà ha incontrato nel mettere in relazione il mondo dell’arte con le nuove tecnologie digitali?

 La difficoltà principale è stata di tipo culturale: quello dell’arte è per definizione un mercato alquanto conservatore dove, inizialmente, i suoi maggiori rappresentanti non hanno sentito la necessità di avvalersi di un sistema tecnologico digitale, preferendo rimanere legati alla tradizione.

 All’ estero si delinea lo stesso scenario?

 No, fuori dall’Italia le cose vanno diversamente, ed è proprio per questo motivo che abbiamo iniziato a lavorare all’estero; qui il mercato dell’arte possiede radici meno storicizzate e il personale, sia pubblico che privato, è molto più giovane e disposto a sperimentare strumenti innovativi. All’estero vi è una maggiore facilità a trovare dei referenti e un’altissima percentuale di musei privati che possiedono una vera e propria struttura manageriale molto simile ad una azienda. In Italia avviene esattamente l’opposto: i musei hanno un controllo principalmente pubblico con cui è molto difficile trovare  degli  interlocutori con cui confrontarsi.

Quali sono i Paesi con i quali avete sviluppato una maggiore collaborazione?

 Lavoriamo molto con gli Emirati Arabi, Cina e Stati Uniti.

Viste tutte queste difficoltà incontrate nel nostro Paese, che strategia adotta  l’azienda  per diffondere idee innovative e nuovi strumenti tecnologici?

 La nostra strategia consiste nel puntare ad alcune realtà di eccellenza e costruire un rapporto lavorativo con loro. Purtroppo il problema più grande non consiste nell’inefficacia del prodotto che presentiamo, ma nell’inesistenza di  reali interlocutori attraverso i quali raggiungere la nostra clientela.

Come nasce l’idea di 4G?

 Il progetto nasce per motivi prettamente aziendali: dal momento che  siamo una società che fornisce valutazioni e archiviazione di opere d’arte, abbiamo pensato che uno strumento tecnologico potesse aiutare il collezionista ad archiviare in maniera più “smart” le proprie documentazioni. Da un sistema di archiviazione puro, su suggerimento di un curatore cinese, abbiamo creato una didascalia digitale; si è  iniziato a pensare a delle piattaforme digitali personalizzate per ogni museo che permettessero al visitatore di accedere a dei contenuti salvandoli sul proprio cellulare  e condividendoli attraverso i principali social e che contemporaneamente dessero la possibilità al museo di parlare con il visitatore, fare domande, ricevere feedback e raccogliere dati.

 Avete una forte concorrenza sul mercato?

 Ci sono due differenti realtà: la prima è quello del tipico “fai da te” di bassa qualità che non porta nessun valore aggiunto ai fruitori di tale strumento. A livello internazionale invece  non esiste chi crei didascalie digitali come le nostre. Ci sono però realtà interessanti come Samsung che ha progettato un sistema somigliante al nostro.

Che vantaggi ha portato 4G nella fruizione di un’opera d’arte?

 Lo strumento può essere di grande valenza: davanti ad un oggetto o ad un’opera di difficile lettura, attraverso la nostra applicazione,  è possibile conoscerne tutti i dettagli: dall’autore alla sua storia; è quindi una piattaforma per tutti. In futuro mi piacerebbe molto fornire ai musei uno strumento di analisi dell’opera fotografando il retro di un quadro e permettendo di osservarlo e studiarlo tramite la nostra didascalia.

 Che risposta c’è stata da parte del pubblico e degli espositor?

 Dipende dai casi: abbiamo avuto un successo sorprendente ad Abu Dhabi dove il 30% dei visitatori della fiera in cui è stato adottato il nostro nuovo servizio ha scansionato almeno un’opera d’arte; in totale ne sono state scansionate in media circa dieci. Abbiamo conseguito un ottimo risultato anche in Cina e negli Stati Uniti. In Italia siamo stati presenti al Miart in 60 gallerie su 120. Qui il successo è stato minore perché la fiera ci ha solo semplicemente introdotto alle gallerie senza imporre concretamente il nostro servizio.

 

Carlotta Accardo

 

Courtesy of ArtNetWorth

 

Il codice 4G esposto accanto ad un'opera presso Miart 2013

Il codice 4G esposto accanto ad un’opera presso Miart 2013

 

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