10 DOMANDE A CRISTINA RESTI

Perché è nato in Axa un settore dedicato all’arte ?

 Axa Art nasce come Noster Colonia, un’altra compagnia che trent’anni fa ha sviluppato il ramo fine art. In seguito questa compagnia fu acquisita da Axa e divenne Axa Art. La compagnia decise di investire in modo mirato e acquisire storici dell’arte interni per dedicarsi esclusivamente al fine art. Nasce in un periodo storico dove c’era un vuoto assicurativo in questo settore, un vuoto che è durato per tanti anni e che in parte ancora oggi esiste, perché le compagnie che si occupano di questo sono poche.

 

Axa fornisce lo stesso servizio anche all’estero?

Si, noi siamo presenti in tutta Europa negli Stati Uniti e in Asia ad Hong Kong. La parte asiatica negli ultimi anni sta crescendo molto.

 

Quali sono i principali fruitori dei vostri servizi?

 Principalmente si rivolgono a noi collezionisti privati ed organizzatori di mostre. Inoltre noi abbiamo specifici settori come restauratori, galleristi, strumenti musicali, e anche in questi settori c’è una buona richiesta.

 

I clienti che richiedono i vostri servizi sono realmente consapevoli dei rischi che corrono le loro opere?

L’aspetto assicurativo è generalmente poco conosciuto. Non c’è assolutamente in Italia cultura assicurativa e questo ci penalizza rispetto ad altri Paesi come gli Stati Uniti, dove sono più abituati a muoversi attraverso le polizze e la salvaguardia dei beni attraverso la polizza assicurativa. Il rischio principale percepito è sempre il furto perché è più impattante e lo è anche per l’assicuratore, perché quando c’è un furto i valori sono alti. Il furto però è un evento abbastanza raro rispetto all’evento accidentale, soprattutto bagnamenti e danni accidentali: la caduta dal chiodo, il vaso che si rovescia, il cane che fa la pipì sul tappeto, ecc. Sono anche rilevanti i danni da trasporto o manipolazione durante le mostre.

 

Esistono delle opere più assicurate di altre?

Sul contemporaneo la problematica è ampia perché sono opere di valori importanti, su cui il cliente fa anche investimenti in previsione di una crescita del valore che ha l’opera e le problematiche sono legate soprattutto ai materiali con cui è creata l’opera. In caso di rottura diventa difficile operare sulle plastiche e gli acrilici, compromettendo il risultato finale del restauro, che può non essere vicino al ripristino dell’opera.

 

Esistono opere che voi non assicurate?

Può succedere di non assicurare opere fragili, ma non tanto per i materiali per cui sono fatte, quanto per il contesto in cui sono istallate. Come location all’aperto o in situazioni di pericolo, in cui c’è una congiuntura sfavorevole tra ambiente, ubicazione di allestimento e oggetto in sé.Cose che non assicuriamo assolutamente sono francobolli e monete, perché ci sono problematiche particolari. Sono oggetti che on sono neanche all’interno di trattati riassicurativi.

 

Come si stabilisce una polizza?

Per i privati facciamo sempre sopraluoghi, esce un perito per i mezzi di chiusura e sicurezza ed esce poi uno storico dell’arte per la stima. Spesso i collezionisti voraci comprano molto e alcune opere sono allestite mentre una parte delle opere si trovano in una stanza, a quel punto diamo dei consigli, come sollevare le opere da terra discostati dalle pareti. Il nostro lavoro non è solo assicurativo, ma forniamo anche servizi grazie al nostro network: restauratore per la collezione , lo storico dell’arte per studiarla, il fotografo per catalogarla.

 

Come mai nella compagnia ci sono esperti interni e consulenti esterni?

Lo storico dell’arte interno serve per tutta la parte di verifica e il controllo degli elenchi delle esposizioni, in più svolgono un attività più di tipo amministrativo connessa con i sinistri o con i servizi. I consulenti esterni servo per dare ai clienti un servizio a 360 gradi, perché noi non possiamo coprire tutte le aree del fine art.

 

Nelle polizze voi cercate di conoscere il cliente?

Si sarebbe fondamentale conoscerlo per capire che tipo di collezionista sia. Noi come Axa Art siamo main sponsor di Maastricht e di ArtBasel, facciamo moltissimi eventi legati a mostre, visite guidate, per instaurare un rapporto con il collezionista. Tutto questo ci permette di dare servizi aggiuntivi e istaurare un rapporto di fiducia, perché noi forniamo un servizio a tutela senza complicazioni, cioè non facciamo servizi di compravendita, ma solo di salvaguardia dei beni. Questo nostro rapporto spesso è mediato da un intermediario, un broker. Noi dobbiamo pensare a salvaguardare anche questa figura di cui il cliente si fida.

 

Il rapporto principale che avete è con il cliente?

 Il nostro rapporto con il cliente spesso è mediato da una terza figura, un broker. Noi dobbiamo pensare a salvaguardare anche il ruolo dell’intermediario di cui il cliente si fida. Il nostro rapporto iniziale e principale è con il broker e l’agente, poi nel momento in cui entriamo a casa del cliente entriamo in contatto con lui. Anche se il cliente, dopo averci conosciuto, contattasse direttamente noi il broker ne sarebbe sempre informato perché il cliente è suo. Avere il rapporto con il cliente finale ci aiuta perché non sempre il broker non riesce a trasmettere questo la qualità del servizio. Spesso il cliente è disposto a spendere di più se si rende conto dell’alto livello qualitativo dell’offerta.

 

Enrica Passalacqua

 

 

 

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