Le quattro dame del Pollaiolo al Museo Poldi Pezzoli di Milano

Per la prima volta le quattro dame del Pollaiolo saranno riunite dal 7 novembre 2014 al 16 febbraio 2015 presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano. Un’occasione unica, resa possibile grazie anche al sostegno della Fondazione Bracco e che vede tra i principali partner l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il Museo del Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra e il Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

Accanto alla tavola del museo milanese, tornata da pochi mesi dall’esposizione a Tokyo, dove ha esercitato uno straordinario fascino sul pubblico e che anche per questa ragione è stata eletta spontaneamente a simbolo del museo stesso, ci saranno gli altri ritratti femminili provenienti dalla Gemäldegalerie di Berlino, dal Metropolitan Museum of Art di New York e dalla Galleria degli Uffizi di Firenze

Abbiamo incontrato il curatore della mostra, Andrea di Lorenzo:

Come nasce l’idea di organizzare questa grande mostra?

Il Museo conserva il ritratto femminile di profilo del Pollaiolo e la nostra intenzione era quella di accostare a quest’opera, che forse è la più importante della collezione, gli altri ritratti femminili riferibili alla stessa mano, ovvero quella di Piero del Pollaiolo, fratello minore del più noto Antonio. Infatti, tra i due Piero era sicuramente quello specializzato nella pittura, mentre Antonio era il più geniale e poliedrico ed era soprattutto orafo, scultore e abilissimo disegnatore, ma pittore solo in gioventù

Quale è stata la parte più impegnativa per l’organizzazione della mostra?

È sempre più difficile poter spostare opere di così grande importanza. Tuttavia è stato fatto una sorta di scambio in particolare con i musei statali di Berlino, che come noi possiedono di certo il più importante dei quattro ritratti: infatti, il Bode Museum nel 2011 aveva organizzato una significativa mostra sul ritratto italiano del Quattrocento e per l’occasione avendo chiesto in prestito il nostro ritratto abbiamo instaurato un primo scambio. Questa è in generale sicuramente quella più impegnativa tra le mostre organizzate dal Museo, proprio per i tanti prestiti, resi possibili da un’intensa attività diplomatica. L’altro grande problema è poi certamente quello legato ai restauri e agli interventi conservativi, che permettono a queste opere di viaggiare. Per un museo piccolo come il nostro è certamente un rilevante impegno economico, specie per le spese di curatela che sono molto alte

La mostra potrà essere anche un’opportunità di studio e di ricerca?

Questa è la nostra intenzione. Negli ultimi decenni si è sviluppato un forte dibattito tra gli studiosi intorno ai quattro ritratti per stabilire se essi sono da attribuire ad Antonio o a Piero del Pollaiolo. Proprio per questo abbiamo voluto riunirli e accostare ad essi una serie di opere altrettanto significative ed emblematiche dei due fratelli nelle diverse tecniche da loro utilizzate, quindi ci saranno altri dipinti di piccolo, medio e grande formato, sculture, disegni, opere di oreficeria e ricami tratti dai disegni di Antonio

C’è quindi l’idea di unire alla mostra delle giornate di studio?

Si, l’idea è quella di affiancare alla mostra corredata dal catalogo scientifico, una giornata di studio invitando tutti gli studiosi interessati all’argomento a discutere davanti alle opere e a tenere delle conferenze su vari aspetti che riguardano l’attività dei fratelli

Che importanza ha avuto la bottega del Pollaiolo nel suo tempo?

Ha avuto un ruolo molto importante, soprattutto grazie all’attività di Antonio. Spesso però la sua fama ha oscurato quella del fratello Piero, morto dieci anni prima pur essendo più giovane. La mostra, quindi, intende anche dare il giusto valore alla sua figura. Piero fu sicuramente meno geniale di Antonio, ma era un bravissimo pittore. La critica nel passato voleva distinguere le due mani e l’attività dei due fratelli con un discrimine di qualità, cioè dove questa era minore si pensava che si dovesse riferire a Piero, secondo me invece questo discorso non è credibile: tra i due, il vero pittore era sicuramente il fratello più giovane

Sono in programma per il Museo progetti simili su altri artisti della collezione, anche a fronte del rapporto che avete instaurato con i grandi musei nazionali e internazionali?

Questa è proprio la politica culturale del Museo già da molti anni. Le nostre mostre si sviluppano sempre intorno alle opere della nostra collezione per approfondire la loro conoscenza e ricreare il contesto nelle quali sono nate. Da quella del 1982 su Bernardo Zenale e Leonardo Da Vinci intorno alla “Pala dell’Immacolata Concezione” di Zenale, della quale possediamo due scomparti, fino ad arrivare alla mostra del 1991 sullo studiolo di Belfiore, voluto da Lionello e Borso d’Este, del cui ciclo pittorico il Museo possiede la Musa Tersicore, attribuita ad Angelo Maccagnino e  Cosmè Tura; e ancora la mostra del 1996 intorno al polittico agostiniano di Piero della Francesca e più recentemente alle mostre su Sandro Botticelli del 2010, in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte dell’artista, e su Giovanni Bellini del 2012, nata a seguito del restauro dell’ “Imago pietatis” presente nella nostra collezione. Le nostre, quindi, non sono mai mostre d’occasione, ma di ricerca.

Veronica Guaita

 

 

Courtesy of http://www.artspecialday.com

Courtesy of Museo Poldi Pezzoli

Courtesy of Metropolitan Museum of Art

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