Pablo Picasso al Forte di Bard

All’imbocco della Valle d’Aosta sorge il caratteristico borgo di Bard, dal 2012 parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. A dominare la vallata, nonché il piccolo centro abitato che sorge ai suoi piedi, è il Forte di Bard, spettacolare complesso fortificato riedificato nel XIX secolo dai Savoia. Ampiamente restaurato e aperto ai visitatori nel 2006 è la cornice ideale dove ospitare manifestazioni, esposizioni e mostre. In particolare, al Forte di Bard dal 20 giugno al 26 ottobre 2014 si tiene un’interessantissima mostra su Picasso dal titolo: Pablo Picasso. Il colore inciso.

A cura di Markus Müller e Gabriele Accornero, la mostra finanziata anche dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con il Museo Picasso di Münster, si presenta come la più importante esposizione sulla produzione di litografie del genio spagnolo mai realizzata in Europa, grazie al valore delle opere esposte e alla loro importanza.
Le opere in mostra sono circa 140 che documentano il percorso di acquisizione progressiva da parte di Picasso dei segreti di questa tecnica: dalle prime prove fino all’apice stilistico raggiunto nel 1959. Grazie al dialogo con le ceramiche provenienti dal Museo della ceramica di Vallauris che in parallelo l’artista realizzava, sapientemente accostate, nel percorso espositivo, alle opere grafiche si evince la sua particolare abilità nella realizzazione di questa tecnica. Pablo Picasso è l’artista che, nel XX secolo, ha portato l’arte della stampa su linoleum ai massimi livelli stilistici. La sua produzione grafica segue in parallelo quella pittorica.

Punto di svolta per l’artista è stato l’incontro con Jacqueline Roque che ha ridato fiato alla sua ispirazione dopo l’abbandono da parte della compagna di sempre Françoise Gilot: il nuovo amore è come un rinnovamento per Picasso. Grazie  a questo fecondo cambiamento la critica francese decise di abbandonare le etichette tipicamente assegnate alle fasi artistiche del maestro spagnolo: “periodo blu”, “periodo rosa”, “fase cubista”, etc. I periodi della sua produzione vennero allora definiti dal nome delle sue muse ispiratrici: “periodo Françoise” e “periodo Jacqueline”. Temi quali le nature morte, la tauromachia e i baccanali furono arricchiti da altri soggetti come le teste di donne e soprattutto dalle celebri imitazioni e variazioni delle opere dei maestri del passato, come quelle di El Greco e di Cranach. Picasso ha dunque stravolto, grazie alle sue tecniche innovative e sperimentali, i principi della pittura su linoleum, portandola a risultati difficilmente immaginabili fino ad allora. A Picasso, infatti, interessava superare i limiti di questa tecnica per arrivare a qualcosa di veramente innovativo.

Nel percorso di mostra è possibile vedere anche 30 fotografie in bianco e nero che ritraggono l’artista, da solo o con l’amata Jacqueline, scattate da David Douglas Duncan, fotoreporter americano legato da una stretta amicizia con Picasso, di cui è stato probabilmente il fotografo di fiducia. Si può assistere anche alla proiezione del film “Il Mistero Picasso”, documentario del 1956 per la regia di Henri-Georges Clouzot, della durata di 78 minuti, in lingua francese e con i sottotitoli in italiano. Al Festival di Cannes del 1956 ottenne il Premio Speciale della Giuria.

La collaborazione con il Museo Picasso di Münster e il Museo della ceramica di Vallauris, due importanti realtà museali estere, è in un certo senso una naturale conseguenza del rapporto di amicizia molto stretto che intercorre tra il Dott. Accornero e il Dott. Müller, perciò è stata affrontata con un approccio molto personalizzato, senza intermediari superflui che avrebbero reso più complicata l’organizzazione.

La linea seguita dall’Associazione Forte di Bard nello scegliere gli eventi da proporre ai visitatori è improntata soprattutto sull’arte antica e moderna; ma stando alle parole dello stesso Dott. Accornero (Amministratore Delegato dell’Associazione), si cerca sempre di indagare temi che potrebbero sembrare, in un primo momento, “tradizionali”, però da un punto di vista sempre innovativo e spesso scientifico, così da fornire ai media occasioni di interesse sempre nuove. Infatti una mostra come questa, che registra di solito una media di 30.000-60.000 visitatori, funge da polo attrattivo non solo per esperti e appassionati di Picasso, ma anche per famiglie o “turisti” che includono sempre più spesso la tappa al Forte di Bard come appuntamento irrinunciabile delle loro vacanze o gite; questo piccolo centro culturale, invero, fa leva sui grandi nomi dell’arte, di respiro internazionale, che incuriosiscono e aiutano a conoscere meglio anche il territorio della Valle nel suo complesso. Il Forte di per sé è anche crocevia strategico dal momento che è circondato da numerose vie di arrampicata, siti di canyoning, passeggiate, escursioni ma anche siti archeologici: attrae in questo modo un tipo di turismo molto eclettico, composto magari anche da chi non ha come passione primaria l’arte, la scultura, piuttosto che i libri o la musica e così via.

La regione autonoma Valle d’Aosta è di fatto uno dei soci fondatori dell’Associazione Forte di Bard, e il suo logo accompagna sempre quello del Forte; d’altra parte esso rimane una realtà relativamente “indipendente”, anche se genera flussi di visitatori molto importanti che poi si “riversano” sulle località turistiche vicine, e non solo. Ad oggi, dal 2006, anno della riapertura del Forte dopo vari interventi di ristrutturazione, si attestano circa 200.000 presenze all’anno: numero considerevole (tendente all’aumento), ancora di più se si pensa che è invece assente un bacino d’utenza in loco. Quindi, l’offerta culturale del Forte è attentamente studiata in sistema con le altre proposte della Valle: cooperando soprattutto con gli enti turistici della Regione, esso si sta configurando come un punto di partenza fondamentale per creare un nuovo modello di sviluppo turistico.

Citando il Dott. Accornero: “Il Forte di Bard è una realtà fortemente integrata al territorio per il quale aspira a diventare un punto di riferimento centrale. […] Gli operatori trovano a loro volta nel Forte un elemento aggregante di comunicazione e un promotore capace di dare identità e riconoscimento al territorio e quindi alla loro offerta ed essere così allo stesso tempo promotore e fruitore”. Quello che si cerca di fare è evitare la stagionalità, in modo da avere un “traffico” di visitatori il più possibile omogeneo durante l’anno, proponendo eventi anche molto diversi tra loro per incontrare il più possibile il gusto del più ampio numero di visitatori, facendo in modo che le persone abbiano quindi maggiore incentivo a spostarsi magari anche da Torino o Milano, perché no.

Serena Goi

Emilio Nesler Cattaneo

 

 

Courtesy of didatour.it

Courtesy of lastampa.it

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