IL PROGETTO CULTURA DI INTESA SANPAOLO E LE GALLERIE D’ITALIA DI PIAZZA SCALA A MILANO

Da molti anni Intesa Sanpaolo attua un’importante politica culturale, impegnando le proprie risorse nel Progetto Cultura che, come ha dichiarato Laura Feliciotti, responsabile del Coordinamento tutela e valorizzazione patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, si configura come un “contenitore strategico” degli interventi della banca in ambito culturale. È infatti un piano triennale, di cui è responsabile il Presidente del Consiglio di Sorveglianza della banca, che si affianca al piano economico e che contiene la pianificazione di una pluralità di iniziative culturali, poi materialmente realizzate dall’Unità Beni archeologici e storico-artistici nelle proprie sedi museali e sul territorio.
Uno dei principali obiettivi del Progetto Cultura è sicuramente la gestione e la tutela del patrimonio di proprietà di Intesa, composto da circa ventimila opere di arte antica, medievale, moderna e contemporanea, ormai concentrate nelle tre grandi sedi museali aperte dalla banca. Centrale è infatti la politica museale che ha portato Intesa Sanpaolo ad aprire tre poli di grande rilievo nel panorama italiano, le Gallerie d’Italia di Vicenza, Napoli e Milano, nate non solo per necessità conservative ma anche per permettere la fruizione pubblica del patrimonio e per diventare centri di produzione della cultura, di ricerca e studio.

Il primo dei tre musei a vedere la luce è stato quello di Vicenza, ospitato a Palazzo Leoni Montanari, dove sono conservate le collezioni di ceramiche attiche, di icone russe e di opere del Settecento veneziano. A Napoli nella sede di Palazzo Zevallos Stigliano, insieme ad opere di arte napoletana dal Seicento ai primi del Novecento, è esposto uno dei capolavori di Caravaggio, il Martirio di Sant’Orsola dipinto nel 1610 e acquistato dalla Banca Commerciale Italiana nel 1973.

L’ultima delle Gallerie d’Italia ad aver aperto le sue porte al pubblico è stata quella di Piazza Scala a Milano che, con una superficie espositiva di 8.300 mq, è formata da un complesso di tre edifici e contiene due diverse e cospicue collezioni. La sezione dell’Ottocento, inaugurata nel novembre 2011 nei palazzi Anguissola Antona Traversi e Brentani e curata da Fernando Mazzocca, è composta da 197 opere dell’Ottocento lombardo di proprietà di Fondazione Cariplo (135 opere) e di Intesa Sanpaolo (62) e offre un percorso che si snoda dai bassorilievi di Antonio Canova di fine Settecento ai capolavori di Umberto Boccioni dei primi anni del Novecento. Il Cantiere del ‘900, aperto il 25 ottobre 2012 e curato da Francesco Tedeschi, è invece allestito al piano terra della sede storica della Banca Commerciale Italiana e presenta circa 200 opere di artisti italiani della seconda metà del Novecento, tutte di proprietà di banca Intesa, mentre nel sotterraneo il grande caveau, trasformato in deposito “aperto” attrezzato per custodire opere d’arte, ospita altri 500 dipinti appesi su pannelli di rete scorrevoli. Questa grande collezione d’arte contemporanea è stata in gran parte creata a partire dagli anni ’60 da Vittorio Corna, Direttore della Banca Commerciale Italiana, appassionato d’arte che comprava le opere direttamente negli studi degli artisti – a causa dei fondi limitati assegnati all’arte – e le esponeva nelle diverse sedi internazionali della banca: si segnalano soprattutto tre mostre organizzate da Corna, “Arte Italiana 1960/80” a New York nel 1984, “Arte Italiana Afro/Santomaso, Turcato/Vedova” a Madrid nel 1987 e “Arte Italiana Burri/Capograssi/Dorazio/Novelli” a Londra nel 1989, importanti vetrine dell’arte italiana del dopoguerra nel mondo. Le opere coprono un arco temporale che va dagli anni ’40 agli anni ’90 del Novecento: le carenze della collezione riguardano gli ultimi 10-15 anni di arte italiana, a causa del blocco degli acquisti avvenuto alla fine degli anni ’90 quando la banca ha concentrato le proprie risorse nella riorganizzazione economica e nello studio e nella musealizzazione del patrimonio posseduto; è in programma per il futuro la riapertura degli acquisti, ad opera di un comitato scientifico di studiosi e di operatori del mercato dell’arte, acquisti che potrebbero avvenire attraverso gallerie, singoli artisti oppure tramite premi e concorsi. Le sedi museali di Intesa Sanpaolo sono tutte gestite da Civita che ha l’appalto per la gestione dei servizi, compreso quello della didattica che in particolare per il museo di Milano propone tipologie di percorsi diversi per bambini dai tre anni in su, per adulti italiani e stranieri, per giovani disabili e per pazienti affetti da Alzheimer, oltre a laboratori didattici che mirano al coinvolgimento diretto dei visitatori, e alle aperture straordinarie del caveau, che viene reso accessibile al pubblico ogni terzo giovedì del mese con specifiche visite guidate.

Le Gallerie d’Italia di Piazza Scala, che nei primi sei mesi di apertura del Cantiere del ‘900 hanno attratto circa 100 mila visitatori, oggi sono ancora la sede museale di Intesa Sanpaolo con il maggior numero di ingressi, 100 mila visitatori all’anno, un numero comunque basso per un museo di tale qualità. Fino ad adesso l’ingresso alle Gallerie è stato gratuito ma a breve il biglietto diventerà a pagamento. A questo proposito sarebbe auspicabile che si potesse inserire anche il museo di Intesa Sanpaolo in un biglietto integrato insieme agli altri musei della città, come il biglietto cumulativo dei Musei Civici Milanesi, tra cui sono compresi la Galleria d’Arte Moderna e il Museo del Novecento le cui collezioni sono particolarmente affini a quelle esposte alle Gallerie di Piazza Scala. In generale sarebbe necessaria a Milano la creazione di un vero sistema di turismo museale che possa portare un maggior numero di visitatori nei musei che si situano al di fuori dei principali poli della città, Pinacoteca di Brera e Castello Sforzesco, soprattutto in previsione di Expo 2015. Proprio in occasione della grande esposizione internazionale che porterà a Milano migliaia di turisti, Gallerie d’Italia ha in programma di smantellare parte dell’allestimento del Cantiere del ‘900 per aprire una mostra dedicata alla Grande Guerra.

Maria Carla Ramazzini Calciolari

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