Mainolfi in mostra a Molfetta. Conversazione con il curatore Gaetano Centrone

“Mainolfi. Il sole e altre storie” è il titolo della mostra visitabile nella città di Molfetta dal 21 giugno al 10 settembre 2014. Patrocinata dal comune, dalla provincia di Bari, dalla regione Puglia e dall’ accademia di Belle Arti del capoluogo di regione, l’esposizione propone un percorso fisico e concettuale nel centro storico cittadino, da cui emerge l’identità multiforme del lavoro di Mainolfi e un suo particolare omaggio al Sud. Ne abbiamo parlato con il curatore e critico d’arte Gaetano Centrone.

 

Come è nata l’idea di questa mostra e qual è il pensiero sotteso al suo lavoro di curatela?

L’idea nasce esclusivamente dalla mia totale e complessa adesione all’arte, dall’attenzione alle molteplici espressioni della contemporaneità in tutte le sue discipline. In questa continua lettura dei fatti d’arte fisso delle priorità, degli artisti che mi interessano, coinvolgono e conquistano, facendo più attenzione alle profondità che non alle riviste glamour. Non mi interessano i pacchetti pronti, le multinazionali dell’arte o le marchette. Lascio Jeff Koons a voi mondani. Mainolfi in questo senso è un artista assolutamente pertinente, ha un lavoro serissimo alle spalle ed è credibile sin dagli inizi, concettuali e performativi, e poi ancora nella piena maturità, quando ha riportato l’attenzione sul nobile e antico linguaggio della scultura.

Una mostra di arte contemporanea come omaggio al “Sud”, che si tiene in un paese del sud. Qual è il peso specifico di questo concetto nella poetica dell’artista?

Il Sud nell’opera di Mainolfi è molto più di un tema ricorrente, di una tematica sciolta o di un tòpos. Lui è di Rotondi, nella Valle Caudina, e questo locus di origine pregno di storia, archeologia, mitologia, cultura classica e favolistica attraversa e investe tutto il suo lavoro. Lui ripete sempre una cosa molto bella «Se Pascali non fosse morto, l’arte avrebbe preso una direzione diversa, ovvero più sensuale e mediterranea, il contrario della frigidità nordica». Senza volerne fare l’apologia di un sud-Eldorado inattuabile per definizione, soltanto chi vi è nato può comprendere a fondo questa miscela di poesia, sogno, terribilità tragica, nostalgia e ritorni.

Qual è il rapporto tra le opere esposte e gli ambienti che le ospitano?

In una mostra del genere, che non prevede il semplice appendere quadri, le opere nascono o si trasformano in simbiosi con lo spazio che le ospita. Mainolfi è venuto a Molfetta tre volte prima di allestire la mostra per pensare e studiare con me quali lavori andassero bene per questi spazi suggestivi ma molto impegnativi. Il Torrione Passari, questa torre circolare sul mare ultimata nel 1515, è uno spazio che si presta ad accogliere sculture, installazioni o opere-ambiente; solo negli spazi superiori si possono allestire lavori a muro. Questo ambiente ha chiamato dunque l’artista ad ingaggiare una vera e propria sfida perché accogliesse “SolSud dai capelli al vento” l’opera catalizzante di questa mostra, ideata per l’occasione, nonché una delle più dense e pregne di poesia mai realizzate qui. Fondamentale per me è stato anche creare un itinerario urbano per i visitatori lungo le strade del centro storico. “Nacchere il Sud” e un rifacimento di “Uccidete l’uomo più grasso”, il Mainolfi concettuale, sono infatti ospitate nella Chiesetta della Morte. Il trionfo vitalistico e naturalistico della prima delle due opere, con queste grandi cozze di acciaio, trova a Molfetta il suo ambiente ideale e sottolinea l’importanza dei sopralluoghi fatti dall’artista, che di questa città ha assunto gli odori e ascoltato le storie. 

Qual è il senso profondo dell’ aver portato un artista di livello internazionale in una realtà periferica come Molfetta?

Pur non essendo metropoli né capoluogo si tratta di una città che si è sempre nutrita d’arte, che nel solo Novecento ha prodotto una quantità di artisti incredibile, tra gli altri Gaetano Grillo e Ignazio Gadaleta, senza dimenticare Michele Zaza, che tra andate e ritorni ha segnato comunque un punto di rottura e svolta con la tradizione precedente, consegnando anche un’allure internazionale a questi luoghi. Mainolfi è un protagonista assoluto, ma è in buona compagnia, tra artisti che sono già venuti a esporre qui e tra tanti altri che verranno. La vocazione di un luogo, e soprattutto della sua gente, non si può stroncare. Anche se la politica ha spesso il braccino corto.

In che modo il territorio ha recepito la mostra?

In maniera straordinaria. Da umanista sono molto attento alle parole, e non uso questo aggettivo a caso, come fanno certi politici per descrivere il loro lavoro. Il successo dell’esposizione è provato dai registri delle presenze e, cosa che i numeri non possono raccontare, ancor più da tanta gente che mi fa i complimenti. Anche molti che non rientrano nel pubblico specialistico, ma rimangono sinceramente affascinati dall’unione tra il lavoro splendido di Mainolfi e questi luoghi, pregni di sale e mare. Incuriosire e far avvicinare la gente è sempre stata una priorità per me, senza scadere però nel facile o nel commerciale. Il lavoro di Mainolfi ha fatto evidentemente centro, ha scaldato i cuori con un grande sole, nuovo ma non posticcio, a presidio delle innumerevoli storie e senza tempo.

 

Irene Sasso

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...