Hangar Bicocca: quando arte fa rima con futuro. Dialogo con Giovanna Amadasi

Nel 2004 uno degli stabilimenti industriale dell’Ansaldo Breda è stato trasformato in un luogo dedicato all’arte contemporanea internazionale. Nel 2011 il progetto è stato preso in carico da Pirelli, che lo ha rilanciato nell’aprile 2012 attraverso un ripensamento degli spazi , la nomina di una nuova direzione artistica e la presentazione di una programmazione triennale dedicata a grandi artisti internazionali accanto ad altri più giovani. Abbiamo chiesto a Giovanna Amadasi, responsabile delle Strategie culturali e Relazioni di Hangar Bicocca, quali sono le strategie per diffondere i linguaggi artistici contemporanei e dialogare con la città.

Come si contestualizza Hangar Bicocca nel territorio milanese?

Milano è per definizione la città della contemporaneità e Bicocca rappresenta meglio di altri quartieri i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni. Questa infatti è una zona che ha subito radicali trasformazioni nel corso degli ultimi quarant’anni: da quartiere dell’industria è diventata distretto dell’informazione e della conoscenza. Le grandi industrie culturali e creative che operano a Milano e tutto l’indotto che intorno a esse ruota ha come conseguenza la presenza di un pubblico che ha bisogno di stimoli e che richiede un’offerta culturale aggiornata e avanzata. In questo senso HangarBicocca cerca di rispondere alla richiesta di fruizione dell’arte contemporanea proponendosi come un’istituzione che si avvicina al concetto di Kunsthalle. Per trasformarsi da semplice “luogo” a “istituzione” è stato necessario lavorare attentamente sulla strutturazione di un’identità e riconoscibilità chiare e precise, a partire da una programmazione artistica coerente, continuativa e percepibile da parte del pubblico di livello internazionale (perché il panorama dell’arte contemporanea o è internazionale, o non è). Stiamo realizzando tutto ciò con diversi strumenti e grazie alla direzione artistica di Vicente Todolì, per otto anni direttore della Tate Modern di Londra, nonché del curatore Andrea Lissoni, ora alla Tate ma che curerà alcune mostre per noi fino alla fine del 2015, poiché prestigio e credibilità internazionale sono la base per il dialogo con il grande pubblico ma anche con le altre istituzioni internazionali.

Hangar propone un’offerta culturale servizi per ogni tipologia di pubblico. Come si organizzano strategicamente queste iniziative razionalizzando i costi di gestione?

Razionalizzare significa giocare sulla qualità e non sulla quantità. Per questo Hangar Bicocca offre attività organizzate da uno staff interno costituito dai mediatori culturali, figure specializzate nella didattica che svolgono visite guidate; avere persone che fanno stabilmente parte dello staff e che sono in grado di svolgere autonomamente le varie attività con il pubblico è un ottimo modo per utilizzare al meglio le risorse.

Come si finanzia Hangar Bicocca?

Pirelli stanzia una cifra annuale per il finanziamento di questo spazio investendo in risorse economiche e in manager interni che lavorano quotidianamente a questo progetto. Inoltre stiamo implementando anche altre modalità di finanziamento attraverso l’affitto di spazi per eventi privati, o l’avvio di partnership specifiche.

Quali sono i rapporti che Hangar Bicocca mantiene con le altre istituzioni?

Si cerca di puntare sulle co-produzioni sia per i vantaggi economici innegabili sia perché entrare in un circuito internazionale è un modo per consolidare la nostra identità. Per esempio, la mostra di Cildo Meireles è stata coprodotta con il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e con il Museu de Arte Contemporânea de Serralves di Porto. Inoltre ogni anno riceviamo visite di curatori internazionali di istituzioni con cui attiviamo degli scambi. A Milano cerchiamo di coordinare le inaugurazioni con i musei della città . Il dialogo è indispensabile perché le altre realtà culturali non sono competitors bensì alleati con cui collaborare per lo sviluppo del sistema; la cultura non è un contesto produttivo o commerciale, per cui non deve esistere il concetto della concorrenza, e la creazione di un sistema è l’unico modo per rafforzarsi a vicenda e collaborare.

Progetti per Expo 2015?

Tre mostre importanti: Juan Muñoz, di cui ci sarà una grande installazione già presentata alla Tate Modern, e Damian Ortega e Philippe Parreno. Tre grandissimi artisti con mostre di grande impatto visivo, in grado di coinvolgsia un pubblico sofisticato che i molti visitatori stranieri e italiani dell’Expo.

Che cosa significa fare il suo lavoro?

Il mio lavoro consiste nel valorizzare al massimo l’offerta culturale di questo luogo per sviluppare relazioni non solo economiche, ma progettuali e di visione con altre realtà, con le istituzioni, con i diversi pubblici e referenti a cui ci rivolgiamo. È un’attività che presuppone una visione d’insieme dei vari pezzi che compongono il progetto e avviene dialogando costatemente con i colleghi del dipartimento curatoriale, della comunicazione, dell’educational in modo da relazionarsi col territorio e con il sistema dell’arte e della cultura nel modo più efficace e coerente.

 

Laura Bertoni

 

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