10 domande a Franco Dante

Franco Dante

Franco Dante è dottore commercialista, socio fondatore dello Studio Dante & Associati, esperto di fiscalità dell’arte e di fiscalità internazionale.

 

Come vede il mercato dell’arte in Italia?

 

Il mercato dell’arte in Italia è un mercato poco vitale, che può crescere solo se succede tutta una serie di cose: devono esserci i grandi collezionisti, i quali sono rari, e i patrimoni privati devono essere un poco più tutelati.

 

Qual è la sua opinione in merito alla proposta avanzata dal ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, di introdurre un credito d’imposta del 65% per le donazioni a favore dei beni culturali?

 

Il mercato dell’arte non è soltanto stimolato dalla defiscalizzazione o da misure di carattere fiscale, ma deve trovare il suo sviluppo naturale in un ambiente che sia favorevole. La defiscalizzazione delle donazioni, per esempio, è il modo naturale per tramandare le collezioni, perché donare le collezioni con un beneficio fiscale è un incentivo enorme. Prima però bisogna ripensare tutto il sistema culturale italiano, da cui l’arte dipende.

 

Il credito d’imposta sarebbe al 65% i primi due anni e scenderebbe al 50% il terzo anno. Poi sarà a regime?

 

Si tratta di un incentivo straordinario. Per ora è per tre anni, poi potrebbe andare a regime. Però non è con una misura di carattere straordinario che si crea un nuovo sistema di rapporti fra pubblico e privato che incentivi la crescita del patrimonio culturale. Ciò può avvenire solo attraverso un meccanismo di lungo termine che aiuti la collaborazione.

 

Quali sono i limiti dell’Art Bonus?

 

L’Art Bonus non è destinato ai beni privati, ma riguarda solo donazioni in denaro a favore di enti pubblici. Infatti se si dona una villa palladiana al FAI, tale bene non può godere del provvedimento dell’Art Bonus. Il bonus dell’arte non è una misura di politica economica diretta a incentivare la ripresa, ma è volta alla tutela del patrimonio culturale nazionale. Avrà poche ricadute dal punto di vista occupazionale, a meno che i soldi siano gestiti in maniera efficiente.

 

L’Art Bonus incoraggerà il mecenatismo? Ci sarà un maggior incremento di investimenti nell’arte da parte dei privati, sull’esempio di Diego Della Valle per il restauro del Colosseo?

 

Sicuramente più di prima. Il mecenatismo puro è molto raro, ed è di solito l’impulso della persona più che dell’azienda. Della Valle non lo ha fatto per un’opera di mecenatismo, ma lo ha fatto per un motivo di visibilità. Avrà sicuramente un ritorno promozionale e cercherà quindi di fare delle campagne pubblicitarie, il che non è sbagliato. Però questi aiuti da parte dei privati non devono neanche essere troppo controllati. Deve essere controllata invece l’esecuzione dei lavori.

 

Come giudica l’intervento di Franceschini alla III edizione degli Stati Generali della Cultura?

 

Non ho potuto assistere, ma ho letto gli articoli al riguardo. Certamente l’impressione è mediamente positiva. Infatti, si tratta del primo ministro che fa qualcosa di interessante e che opera in modo costante.

 

C’è un progetto da parte del governo italiano per ridurre le aliquote Iva sulle opere d’arte?

 

Non credo che al momento il governo abbia questa priorità. Però in passato ci sono state molte istanze perché succedesse. Comunque queste aliquote sono un po’ mitigate dal fatto che, per esempio, le opere d’arte in ingresso da fuori dell’Unione europea scontano soltanto il 10%. Le opere d’arte che vengono vendute con il regime del margine, scontano l’Iva soltanto sul margine. Quindi è abbastanza raro che si applichi l’Iva al 22% su tutto il prezzo.

 

Qual è la differenza tra mercato primario e mercato secondario, in Italia, per quanto riguarda le aliquote?

 

Per il mercato primario si tende ad avere un’aliquota più bassa, al 10%. Anche l’ingresso di un’opera nel Paese, cioè l’ingresso nell’Unione europea, gode di un’Iva agevolata al 10%. In Italia la vendita dall’artista al privato o dall’artista alla galleria avviene al 10%, ma la rivendita dalla galleria al privato è al 22%. Invece dovrebbe accadere che la prima vendita, seppure tramite la galleria, sconti il 10%. Questo è fondamentale ed è una pratica abituale negli altri paesi europei, mentre in Italia non succede mai.

 

Malta è ancora un cavallo di Troia per importare nell’Unione europea opere da tutto il mondo?

 

Malta ha stabilito l’aliquota ordinaria allo stesso livello dell’aliquota privilegiata, per cui si paga sempre il 5% sia all’ingresso sia alla rivendita. Questo disequilibrio all’interno dell’Unione europea va tutto a svantaggio dei paesi come l’Italia. Però fenomeni come Malta non sono particolarmente rilevanti: infatti andare a comprare le opere d’arte a Malta non è facile a causa di alcuni impedimenti, come il mare.

 

È previsto un nuovo scudo per far emergere le opere d’arte?

 

No, non ci sarà un nuovo scudo. C’è invece quella che si chiama, con un termine non tradotto, “voluntary disclosure”, che significa emersione volontaria, che permetterà al contribuente di indicare con delle sanzioni ridotte, l’esistenza di opere d’arte detenute all’estero.

 

Emilio Nesler Cattaneo

 

Courtesy of arteconomy24.ilsole24ore.com

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