GINEVRA DAL MONDO AL TERRITORIO: INTERVISTA AD ANDREA BELLINI

Il Centro di Arte Contemporanea di Ginevra è nato nel 1974 come prima istituzione di arte contemporanea della Svizzera francofona, ed è oggi una fondazione privata che può contare su un budget annuale di circa 1.700.000 franchi svizzeri, il 70% dei quali provenienti dalla Città, sebbene le strategie odierne puntino a raggiungere un 50% pubblico e 50% privato. Nonostante la vivacità artistica dell’area ginevrina, l’attenzione al territorio non è sempre stata connaturata alla visione del Centro, ma si è sviluppata solo recentemente sotto la direzione di Andrea Bellini, a capo dell’istituto dall’inizio del 2013. Abbiamo discusso con lui le linee guida di questo nuovo rapporto con la città e con il cantone.

Ci descriva le strategie espositive del Centro di Arte Contemporanea nelle loro direttrici generali.

Il Centro d’Arte Contemporanea è piuttosto complesso: il secondo e il terzo piano, di cinquecento metri quadri ciascuno, accolgono le mostre maggiori. Il quarto piano, che prima del mio arrivo ospitava soltanto uffici amministrativi, include adesso diversi spazi progettuali: un project space per esposizioni dedicate alla scena emergente locale; una stanza per residenze d’artista in cui lascio i giovani della città o del cantone a lavorare per quattro mesi; e infine un cinema con trenta posti, nel quale organizziamo una programmazione abbastanza intensa: chiamiamo artisti internazionali a presentare i loro lavori video e teniamo incontri con gli stessi artisti. Questa strategia mi consente sia di presentare mostre più ambiziose e internazionali, sia di mantenere degli spazi dedicati alla scena locale e agli artisti emergenti del territorio.

Focalizzandoci appunto sul rapporto con il territorio, come pensa dovrebbe essere impostata la relazione di un’istituzione con l’ambiente in cui opera?

Io non credo che una Kunsthalle debba esistere per promuovere gli artisti locali: credo che debba fare un lavoro di alto profilo sull’arte emergente internazionale, e tendenzialmente o possibilmente provare a scrivere una pagina di storia dell’arte. D’altro canto, un centro d’arte esiste in un luogo e credo che sia anche importante che svolga una funzione all’interno di tale luogo: la scena locale è fondamentale per un’istituzione culturale, poiché rappresenta il suo pubblico, le persone che le ruotano attorno.

Come ha declinato questa idea al Centro di Arte Contemporanea, da quando ne è direttore?

Quando sono arrivato, il Centro era un luogo dove si facevano mostre piuttosto internazionali e in cui essenzialmente mancava una relazione con il territorio. Per prima cosa ho quindi pensato di creare la residenza d’artista di cui parlavo prima, poiché questa mi consentiva di avere giovani artisti locali operanti al nostro interno. E questo è importante, perché sono gli artisti che rinnovano, rivoluzionano le istituzioni, spesso più dei direttori. Gli artisti che scegliamo ricevono anche cinquemila franchi svizzeri per la creazione di una nuova opera, e altri cinquemila per la produzione di un piccolo catalogo, in modo da avere la possibilità di fare un passo importante per la loro carriera.

Anche la prima mostra che ho curato al mio arrivo, Hotel Abisso, era dedicata interamente alla scena locale. È stata una collettiva sulla giovane arte svizzera, un progetto sperimentale che mi ha anche permesso di andare a conoscere capillarmente le energie del territorio: ho fatto degli studio visit a tappeto, e sono andato personalmente a incontrare gli artisti nei loro studi. Sin da subito ho deciso di curare la mostra insieme a cinque artisti che mi sembravano particolarmente interessanti, e con loro abbiamo costruito questo progetto trasversale che, oltre a includere ovviamente anche dei giovani nomi svizzeri, è arrivato a toccare una pluralità di temi e di idee estremamente diverse.

E poi avete anche la Borsa per artisti della città di Ginevra…

Si, abbiamo anche una mostra che facciamo al secondo e terzo piano, quindi negli spazi più importanti, in collaborazione con la città di Ginevra, e che è dedicata agli artisti che vincono la Borsa per l’arte emergente della città. La presenza a Ginevra della HEAD, una scuola di arte e design molto importante, garantisce la continua creazione e il rinnovamento incessante di una scena artistica molto vivace. Devo dire che né a Torino, né a Milano, e nemmeno in altre città francesi ho trovato scene artistiche così articolate e dinamiche come quelle di Ginevra o di Losanna.

Parliamo del futuro: che progetti avete in programma?

Adesso siamo impegnati nel progetto per la Biennale delle Immagini in Movimento 2014, che sarà molto interessante poiché esporremo solo opere inedite, commissionate e  interamente seguite e prodotte da noi. Presenteremo alcuni nomi importanti e conosciuti, come Ed Atkins, James Richards, Mark Boulos; ma per il resto abbiamo principalmente condotto un lavoro di ricerca sulla nuova generazione, che è forse anche poco conosciuta dagli stessi specialisti del mondo dell’arte contemporanea e che proprio per questo ha bisogno di occasioni per emergere. Per questa edizione della Biennale siamo riusciti a ottenere circa 350.000 franchi di sponsorizzazioni private.

A fine gennaio terremo una mostra di Ernie Gehr, una figura leggendaria del cinema sperimentale americano. Gehr fa un cinema strutturalista teso alla costruzione di grandi immagini visive, quasi pittoriche: per questo motivo gli affiancheremo un pittore vero e proprio, un pittore che, in quanto esploratore di ritmi e sequenze, può essere associato a una poetica strutturalista: Giorgio Griffa, un artista italiano di Torino che ha esordito nell’Arte Povera, ha fatto mostre importanti anche da Sonnabend a New York e a Parigi, e tuttavia è poi rimasto poco noto. Uno dei ruoli di una Kunsthalle dovrebbe essere anche quello di andare a guardare con curiosità al passato e riscoprire delle personalità dimenticate ma interessanti.

In seguito terremo una grande mostra di Goshka Macuga, frutto della sua residenza con gli scienziati del CERN di Ginevra. E infine, negli ultimi mesi del 2015 faremo anche una personale di Steven Claydon.

 

Michele Gnecchi

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