Intervista a Giangaetano Patanè: il mercato dell’arte dalla prospettiva di un artista che ha scelto di non lasciare l’Italia

G. Patanè mostra al Chiostro del Bramante -Roma 2013

Classe 1968, Giangaetano Patané è artista di professione che ha eletto a propria residenza l’ex pastificio Cerere di Roma. Le sue opere, fra cui dipinti, sculture e disegni, sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private inclusi istituti bancari.

Da laureato in giurisprudenza ad artista a tempo pieno, quando ha deciso di seguire la sua vocazione?

Il giorno dopo la discussione della tesi, più di vent’anni fa, ho acquistato un cavalletto dal quale non mi sono più separato. Nel 1994 ho frequentato  il College of Art of Edimburgh e da allora non mi sono più fermato.

Gli artisti in Italia possono vivere di sola arte?

Chi può mantenersi  esclusivamente con l’arte resta un privilegiato. Mentre dagli anni ’50 alla metà degli anni ’80 le istituzioni politiche si sono preoccupate di sostenere alcuni artisti, ora solo le fondazioni private si attivano in questo senso con borse di studio, concessione di spazi lavorativi, interazione con musei e mostre nelle loro sedi.

È  vincolato ad una galleria in particolare?

Non ho vincoli con gallerie, tuttavia ci sono gallerie che espongono occasionalmente i miei lavori

Il suo è un pubblico prevalentemente nazionale o internazionale? Chi sono i suoi collezionisti?

Principalmente italiani ma non solo, a tal fine si è rivelata proficua la collaborazione sia con una dealer londinese sia con gallerie di Colonia e Berlino che hanno venduto i miei lavori. I miei collezionisti sono persone a cui piace il mio lavoro e non seguono fini esclusivamente speculativi.

Le sue opere hanno passaggi in asta?

Si, nel 1999 da Christie’s a Milano è stato venduto il dipinto ”The city of your dreams” e nel 2009 da Bloomsbury a Roma è stata venduta l’opera su carta “Il peso del cielo in curva di Fibonacci”.

Qual è il suo rapporto con le fiere di arte contemporanea?

Le fiere sono un ottimo strumento per i collezionisti e i galleristi e la loro efficacia ne giustifica l’esistenza. Ho esposto più volte le mie opere alla Fiera di Colonia tramite una galleria.

Se in Italia l’IVA sulle vendite dirette degli artisti fosse al 6%, come in Belgio e Paesi Bassi, quali effetti  potrebbe avere sul mercato?

La normativa fiscale italiana con IVA agevolata al 10% è già piuttosto favorevole. Sicuramente una riduzione al 6% contribuirebbe alla formazione di un mercato colto e popolare: questa sarebbe una vera rivoluzione. In altre parole avere una buona collezione di arte contemporanea non sarebbe più esclusivo appannaggio di milionari.

Che cosa pensa dell’“artbonus” varato da poco?

Per giudicare queste normative bisogna osservarne gli effetti nel tempo. Credo che il Ministro Franceschini stia agendo bene nell’incentivare le donazioni d’arte in cambio di detrazioni fiscali.

Quanto risulta efficace per un artista il diritto di seguito?

Servirebbero strumenti normativi più efficaci  a tutela del diritto di seguito, penso alla firma dell’artista per il perfezionamento dell’atto. Gli artisti difficilmente vengono a conoscenza di ulteriori passaggi di proprietà delle loro opere una volta immesse nel mercato.

Può darci qualche anticipazione sui suoi prossimi lavori?

Questo per me è un periodo di produzione, sto lavorando con un nuovo materiale resinoso che mi sta aprendo strade inesplorate e tutto ciò mi entusiasma. I lavori che sto realizzando saranno esposti in una mostra nella primavera del 2015 in Germania.  Al momento non posso dire altro.

Camilla Celona

Photo courtesy of Giangaetano Patanè – da “Self made man” mostra al chiostro del Bramante, Roma 2013

 

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