CENTRALE FIES: FULCRO DI NUOVE IDEE TRA PERFORMING ART E TERRITORIO

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Centrale Fies, centro no-profit di produzione per le arti performative, nasce nel 2001 a Dro, in Provincia di Trento. Ad oggi è uno dei punti di riferimento del panorama inerente alla performing art.

Da dove deriva la scelta di situare questo centro all’interno di una centrale idroelettrica?

La scelta deriva dagli spazi che sembravano nati per lavorare, produrre e creare: ampi, luminosi, potenti, protettivi. Negli anni ’80, quando il direttore artistico Barbara Boninsegna individua questa struttura in parte abbandonata, viene intrapreso un lungo percorso che arriva fino al 2001, quando la nuova società che se ne appropria (Hydro Dolomiti Enel) decide di dare in comodato gli spazi della Centrale a una squadra di producer e organizzatori.

In che cosa consiste l’attività di Centrale Fies?

Punto di riferimento italiano per la cultura contemporanea e le arti performative, Centrale Fies è sede di un festival trentennale di performing art, di un importante premio della performance “LIVE WORKS” in collaborazione con Viafarini DOCVA e di un incubatore di imprese culturali dove vengono sviluppati progetti speciali di comunicazione, “place” e “re-branding” attraverso mezzi creativi legati al mondo dell’arte.

Qual è il vostro rapporto con gli artisti? In che modo sostenete il loro operato?

Dal 2007, grazie a FIES FACTORY, le squadre di artisti performativi e visivi hanno avuto modo di sperimentare un rapporto lungo nel tempo, fatto di residenze, collaborazioni, incontri e opportunità. Oggi con LIVE WORKS si cerca di sperimentare altre modalità, permettendo a chi vince il bando sulla performance di frequentare gratuitamente dei corsi e instaurando un rapporto attivo e profondo con gli artisti, anche con quelli che non hanno passato le selezioni.

Che impatto ha avuto l’attività sul territorio?

L’ attività della centrale fa ricadere sul territorio una cifra di circa 500.000,00 euro ogni anno. L’87 % dei finanziamenti pubblici vengono utilizzati per compensi al personale, costi relativi all’ospitalità, compensi per artigiani e servizi vari. Oltre alla ricaduta di tipo economico, Centrale Fies aiuta a comunicare un territorio aperto all’innovazione e al confronto, in grado di accogliere il pubblico offrendo stimoli culturali importanti che avvicinano il Trentino all’Europa. Il 50 % del pubblico della Centrale proviene dal territorio nazionale, il rimanente da quello regionale. Va inoltre sottolineata la presenza di numerosi operatori professionali provenienti dal territorio nazionale, europeo e extraeuropeo. La Centrale è quindi in grado di attivare un turismo culturale di qualità, contribuendo alla promozione anche turistica della Provincia Autonoma di Trento.

Cos’è Fies Core e come opera?

In tutti questi anni ci siamo concentrati così fortemente sulle nuove modalità produttive, sul poter mettere gli artisti nella condizione migliore per creare e sviluppare una ricerca che andasse incontro al futuro, tanto da tralasciare un altro tipo di “domanda”. Centrale Fies sente l’esigenza di sviluppare un pensiero sulle nuove forme di sostenibilità e la creazione di mercati in grado di recepire le proposte culturali più innovative e lo fa attraverso Fies Core. Questo è uno strumento di progettazione di nuove attività che sappiano coniugare la cultura con la sapienza del mercato privato. La scommessa è quella di offrire servizi (talvolta nuovissimi e necessitanti di una nuova tipologia di linguaggio e di un nuovo orizzonte di riferimento) che incontrino e si confrontino con il mondo dell’impresa, nel mantenimento di un alto livello qualitativo dell’offerta culturale, tratto distintivo di Centrale Fies.

Dal 24 luglio al 2 agosto si è tenuta la 34esima edizione del festival di arti performative di Dro, che quest’anno prendeva il titolo di Skillbuilding. Qual è stata la risposta del pubblico? Vi ritenete soddisfatti?

La risposta del pubblico è stata importante, nonostante questa estate fredda e piovosa. Un pubblico giovane (la media dei 35 anni) e fortemente interessato alle arti tanto quanto alle azioni liminali che nelle ultime edizioni sono sempre più presenti. La programmazione si è rivelata essere un racconto di ciò che durante l’anno è stato rielaborato: una Centrale Fies come “building”, edificio dentro al quale scorrono progetti.

Il festival si è aperto con “Una pratica indeterminata”, una mostra presentata dall’artista Francesca Grilli e dalla curatrice Alessandra Saviotti, con l’intento di introdurre la costruzione di una collezione di arte performativa. In che cosa consiste questo progetto?

Consiste nell’ individuare e definire un preciso rapporto tra performance e oggetto. Fare di questa definizione una direzione, da seguire in maniera anche radicale, che guidi le scelte all’interno della collezione. L’interesse risiede nella tensione che si crea tra la natura effimera dell’atto performativo e l’oggetto. Tale tensione va esplorata dall’artista stesso e deve riflettersi nel pezzo che propone, che non sarà più quindi solo una traccia/depositato della performance, ma testimonianza/racconto di questa stessa relazione. Questo conferisce un valore particolare anche a pezzi di artisti che non sono già inseriti nel sistema delle gallerie e delle collezioni. Il progetto vuole essere un racconto attivo di una parte precisa del valore che da decenni Centrale Fies produce. Vuole raccontare cosa Centrale Fies è anche attraverso una pratica così diversa dal solito.

Manuela Osti

Ringraziamenti: Dino Sommadossi, Barbara Boninsegna, Virginia Sommadossi

Foto courtesy of Centrale Fies (Ph_Claudia Marini / Silvia Bergomi)

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