LE OPERE IN PENNA BIC DI GIUSEPPE STAMPONE

Marina Abramovič ci fissava intensamente da dietro lo scorpione con cui ha posato nel 2005. Anche Ai Weiwei ci osservava, squadrandoci con i suoi occhi ironici e penetranti. Maurizio Cattelan era semiserio e giocoso, come sempre. Non certo come Tracey Emin, prepotentemente protesa in avanti con il suo solito sguardo strafottente. Mentre Damien Hirst, distante e freddo, custodiva il celebre teschio tempestato di cristalli, sfavillante nelle sue mani. E naturalmente non mancava neppure lui, Giuseppe Stampone, italianissimo, che ci guardava attraverso occhiali scuri salutandoci con un sorriso sguaiato. E a questo impressionante raduno di star del mondo dell’arte partecipavano altre decine di persone, per un totale esatto di cento invitati. Cosa aveva portato queste celebrate personalità a raccogliersi in un unico luogo, nello stesso momento?

I cento VIP campeggiavano sulle pareti dello Spazio Zero della GAMeC, a Bergamo, nella personale dedicata all’artista che si è da poco conclusa. Si tratta di cento ritratti realizzati da Giuseppe Stampone e accomunati da una tecnica peculiarissima: sono dipinti con la penna Bic, la comune penna blu che noi tutti conosciamo, sublimata in queste opere in un’arte acuta ed espressiva, che ha nella maestria tecnica le sue basi indiscutibili.

Sono molteplici le tematiche suggerite da questo corpus ritrattistico: la più evidente è il richiamo alla storia secolare del ritratto di corte e ai suoi maestri del passato, un aspetto messo in evidenza dallo stesso allestimento: come ci ha spiegato Giacinto Di Pietrantonio, curatore della mostra e direttore della GAMeC, «i ritratti sono stati distribuiti su vari livelli: un allestimento ispirato alle quadrerie dei musei d’arte antica, o delle dimore storiche. Ci era sembrato molto pertinente, perché questo lavoro, pur nella sua contemporaneità, è estremamente classico».

I ritratti della GAMeC sono solo l’ultima di una serie di opere in penna Bic dell’artista abruzzese: tra le più recenti realizzazioni in questo ambito si possono citare “Made in Italy PPP” (2014), “Saluti dall’Aquila cinque anni dopo” (2014), un ricordo della tragedia che ha colpito la sua terra nel 2009 (un tema che tornava anche in un video presente alla mostra GAMeC e dedicato alle vittime del terremoto), “I have a dream” (2013), e molte altre installazioni tuttora esposte presso la Prometeogallery di Milano. Molto importanti sono anche i cosiddetti “Abbecedari”, delle collezioni di disegni che propongono in modo ironico e inquietante una pluralità di stimoli estremamente eclettici, che assommandosi definiscono un nuovo immaginario collettivo. Nel febbraio 2012 una di queste opere, “Welcome to New Orleans”, è stata venduta presso la Galleria per 29.000 euro*.

Giuseppe Stampone (1974) è nato in Francia, ma vive e lavora tra Teramo e New York. Ha vinto nel 2011 il Premio Maretti del Museo Pecci di Prato  e nel 2009 il Gran Prix di Linz. Ha esposto le sue opere e installazioni in giro per il mondo, tra cui alla Liverpool Biennial nel 2010 e alla Biennale dell’Avana nel 2012. Anche due residenze d’artista, entrambe del 2013, nel suo curriculum vitae: una in Corea, allo Youngeun Museum of Contemporary Art di Gwangju, e una a Roma, presso la American Academy.

Nessuna partecipazione in asta, sinora. Ma davanti a lui una carriera promettente e in costante ascesa.

Michele Gnecchi

 

immagine di copertina: autoritratto di Giuseppe Stampone (dettaglio) dalla serie Bic Data Blue 2013-2014, 100 disegni, penna Bic su carta – courtesy Giuseppe Stampone e Prometeogallery di Ida Pisani – Foto di Giorgio Benni

*Dati SIAE

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