10 DOMANDE AD ALESSANDRA GREGORI

Alessandra Gregori è art advisor della Unione Fiduciaria, società che offre, oltre ad altri, servizi relativi agli investimenti in opere d’arte e beni d’antiquariato. Grazie alla sua esperienza di antiquaria e ai suoi studi di restauro è diventata esperta nel settore dell’arte antica.

Com’è arrivata ad essere art advisor?

Prima di tutto per la mia passione per l’arte. Nella mia esperienza se non si ha passione per l’arte sarebbe difficile affrontare qualsiasi attività. Io ho avuto la fortuna di essere sempre in contatto con studiosi di un certo rilievo, grazie a mia zia, la Dottoressa Mina Gregori, che è stata docente presso l’Università di Firenze e presidente di una fondazione di studi di storia dell’arte. Poi sono diventata consulente per l’arte dopo aver sostenuto un esame presso la Camera di Commercio per diventare antiquaria. Un’altra esperienza formativa è stata la scuola di restauro alla Spinelli

I suoi studi giuridici l’hanno aiutata nel suo percorso?

I miei studi giuridici sono iniziati in contemporanea a quelli di restauro. Senz’altro mi hanno aiutata molto nella capacità di interpretare il codice dei beni culturali. Inoltre stare a contatto diretto con i collezionisti è una scuola assoluta e mi ha permesso di affrontare e sentirmi più forte nelle consulenze, avendo ovviamente anche un’imbastitura di come funziona il mercato e di come cambia ogni sei mesi.

Come si reagisce ai rapidi cambiamenti del mercato dell’arte?

L’importante è rimanere sempre aggiornati, grazie agli articoli stessi che si possono leggere sui giornali- Per esempio il Lunedì sul Corriere c’è Paolo Mannazza che scrive sull’arte, c’è Marilena Pirrelli che scrive sull’arte sul Sole 24 Ore, e si devono controllare sempre i risultati delle aste. In questo modo si riesce sempre a reagire e capire anche il mercato internazionale, soprattutto orientale che è proiettato molto verso l’arte italiana. In Cinesi sono molti nuovi ricchi che si affacciano sul mercato occidentale.

C’è un particolare interesse per le opere di Morandi da parte di compratori asiatici. Lei che cosa ne pensa?

Per fare buone mostre, cosa che comporta uno sforzo economico non indifferente, serve anche captare quali sono i gusti di questi nuovi collezionisti, che possono avere una cultura completamente differente dalla nostra. Da quando ci fu la mostra a New York su Giorgio Morandi, per esempio, esplose la richiesta di queste opere. Morandi ha avuto un aumento esponenziale nella valutazione delle opere, a livello di Burri e Fontana.

Qual è la situazione dei beni culturali in Italia?

Il Ministero dei beni culturali andrebbe prima di tutto rivalutato. Inoltre è fondamentale che non venga tolta nell’istruzione la Storia dell’arte nelle scuole, altrimenti i bambini non avranno mai la percezione di quanto sia importante l’antichità. Lo Stato Italiano dovrebbe favorire chi inizia un’attività legata ai beni culturali permettendo, per esempio, di entrare nei musei facendo uno stage nell’estate quando le persone dipendenti vanno in ferie dando un contributo minimo. Si sente parlare tanto di patrimonio e del suo valore inestimabile e poi alla fine non sono in grado di valutarlo. Il nuovo ministro Franceschini forse si è accorto che il Mibac è stato sempre sottovalutato.

Che cosa ne pensa delle novità sull’apertura museale introdotte dal Ministro Franceschini?

La maggior parte delle persone che durante la settimana vanno a vedere i musei sono gli anziani, non i giovani. La notte bianca può essere un buona idea. I musei però hanno dei costi altissimi di mantenimento e non potendo vendere le proprie opere, come invece fanno i musei americani, non riescono a rientrare con i costi. Andrebbe poi ringiovanito l’ambiente della storia dell’arte e cercato di riequilibrare il mercato dell’arte. In Italia il marcato dell’arte è fermo.

Qual è la situazione del collezionismo in Italia? Esiste un collezionismo giovane?

Esiste un collezionismo giovane nell’arte contemporanea, a parte qualcuno che è nel ramo dell’antico perché ha ereditato una collezione dalla famiglia. I giovani tendono ad acquistare il contemporaneo, forse perché è più difficile capire l’antico. Se tolgono la storia dell’arte nelle scuole tolgono le basi della cultura.

Come giudica la situazione della fiscalità nel mercato dell’arte italiano?

La fiscalità è un argomento importante perché oggi stanno rivalutando la fonte di guadagno di un bene culturale, la cui vendita produce una rendita. Un altro argomento paradossale in Italia è l’aumento d’Iva tra prima e seconda vendita, in cui ho un rincaro del 10% d’Iva. In Italia si pagano solo tasse. Con la Fiduciaria abbiamo notato che molti antiquari hanno portato la loro attività in Lussemburgo e Maastricht.

Consiglia la vendita privata o l’asta per la cessione di un bene artistico?

In questi ultimi tempi elle vendite private è venuta più alla luce, ma in realtà c’è sempre stata. Io cerco sempre di consigliare la vendita privatamente non in casa d’asta. In questo momento però la Fiduciaria sta cambiando dei regolamenti e la mediazione della compravendita privata non viene fatta. Con la casa d’aste la vendita privata non mi è mai capitata, ma è prevedibile.

Come ci si comporta nel rapporto con i collezionisti?

Bisogna riuscire a comunicare con loro sempre con umiltà, cercando di trasmettere le proprie conoscenze e trasmettendo sicurezza. Ragionare insieme al collezionista è importantissimo, per far capire la tua filosofia di azione, il programma che tu credi sia valido per quella determinata attività. A volte i collezionisti di affidano a gente non esperta, come promotori finanziari, che propongono l’opera d’arte come un titolo.

Enrica Passalacqua

 

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