10 DOMADE A ROBERTO SPADA

Roberto Spada, commercialista e collezionista di arte contemporanea.

Quando ha cominciato a collezionare arte contemporanea e come è avvenuto l’avvicinamento a questo mondo?

Ho avuto la fortuna di avere due carissimi amici che mi hanno fatto avvicinare a questo mondo, ovvero Claudia Gian Ferrari, una delle più importanti galleriste di Milano e una donna di straordinaria forza e carisma, scomparsa tre anni fa, e l’avvocato e collezionista Giuseppe Iannaccone. Abbiamo iniziato a fare dei viaggi in giro per il mondo, dove io accompagnavo loro due in silenzio. Questi viaggi erano organizzati per la loro ricerca di nuovi artisti e gallerie. Stando con loro mi sono molto appassionato e dal 2008 ho incominciato anche ad acquistare opere sistematicamente. La prima è stata una fotografia di Cristina Garcia Rodero, “Candle-man”, che ho visto alla Biennale di Venezia; camminavo, ho guardato questa foto e mi sono detto: io non posso pensare di vivere senza averla in casa

In quanto collezionista prevale in lei la passione, l’investimento finanziario oppure il piacere della scommessa?

Vado molto di pancia, d’istinto e mi devo innamorare.Infatti, entro in galleria, vedo e compro. Proprio per questo la costituzione della mia collezione non è mai stata pensata con l’idea di poter rivendere, anche perché io non mi separerei mai da niente

Colleziona più opere di artisti affermati o giovani emergenti?

Mi interessano maggiormente i giovani perché è un mercato più interessante. Questo è legato anche al mio budget dove non voglio spendere più di 20-30 mila euro quindi già questo limita la scelta. Anche degli italiani, pochi nella mia collezione, guardo ai giovani ad eccezione di Luigi Ontani, che mi piace tantissimo di cui ho la scultura e il disegno di accompagnamento “Stupid’Inno”, dove i tratti orientaleggianti riportano un po’ al mio gusto, legato alla sfera della spiritualità e della religione. Tuttavia un artista affermato che vorrei comprare è Matthew Barney, di cui sono un ammiratore ed è anni che vedo le sue opere e cerco sempre di acquistarle

Per l’acquisto di un opera d’arte quale canale preferisce? Direttamente l’artista, la galleria, le fiere o le case d’asta?

Compro soprattutto dalle gallerie e nelle fiere, perché è difficile andare direttamente dall’artista e poi non è giusto per il gallerista che lo aiuta e lo protegge. A me piace l’opera quindi se conosco anche l’artista meglio, ma è l’opera che mi deve parlare. Inoltre a volte l’artista si rivela deludente

Quali sono le gallerie che segue maggiormente?

Sicuramente la Galleria Continua di San Gimignano è una delle più interessanti in Italia. Poi mi piace molto la Galleria Caterina Tognon a Venezia e la Galleria Il Capricorno di Bruna Aickelin, che è senz’altro una delle galleriste che in Italia hanno contribuito maggiormente al mondo dell’arte contemporanea e ha spesso portato in anteprima importanti artisti dall’America e dall’Inghilterra. Ma anche la Galleria Monica De Cardenas, la Galleria Raffaella Cortese, la Galleria Franco Noero e la Galleria Kaufmann Repetto.

Qual è il suo rapporto, invece, con le istituzioni pubbliche? Collabora con i musei per il prestito di alcune sue opere?

Pochissimo rapporto. Sono rare le volte che i musei chiedono una mia opera, che in ogni caso presto volentieri soprattutto perché più queste sono richieste da musei e da mostre più incrementa il curriculum di un mio artista e acquista di conseguenza più interesse la mia stessa collezione

Quali sono i limiti che riscontra nel sistema arte italiano?

Un primo limite è forse quello di fare poca programmazione: secondo me bisognerebbe fare un’unica grande fiera d’arte contemporanea, sofisticata e ricercata, invece se ne fanno tre o quattro e quindi si perde l’unicità dell’evento. E poi il fatto di non essere in grado di esprimere il nostro patrimonio. Infatti non abbiamo grandi musei. L’occasione mancata è forse il Castello di Rivoli, che è certamente una delle cose più belle che abbiamo che potrebbe diventare il più grande museo d’arte contemporanea perchè ha degli spazi strepitosi

Vista anche la sua professione di commercialista, quali sono da un punto di vista fiscale le vere difficoltà per un collezionista?

Il principale problema è quello dell’IVA, perchè sarebbe molto utile abbassarla e portarla come sui libri al 4%. Inoltre, quando si compra dai privati oltre all’IVA bisogna aggiungere il diritto di seguito. Abbassandola, invece, si eviterebbe tutto il problema del denaro nero e soprattutto si poteva evitare che tante gallerie italiane lasciassero l’Italia per aprire a Lugano

In un articolo del 28 maggio 2014 sul Sole 24 Ore veniva evidenziata la tendenza a collocare delle vere e proprie collezioni d’arte all’interno di studi di importati avvocati, commercialisti, medici. Come spiega questo fenomeno?

C’è qualcuno che è animato da una sana passione, come ad esempio Giuseppe Iannaccone che ha in studio parte della sua collezione perché in casa ha già la collezione del Novecento italiano. Però tanti altri studi lo fanno perché è anche un po’ di moda. Comunque trovo che tutto quello che aiuta a sostenere l’arte e gli artisti vada bene. Io ho scelto, invece, di mettere tutto a casa, perché voglio vivere con le mie opere e mi piace arrivare a casa e guardarle

Cosa pensa di fare in futuro della sua collezione?

Devo ancora valutare. Ho un figlio e due nipoti che non hanno la mia stessa passione quindi se la collezione dovesse prendere dimensioni sostanziose potrei pensare di regararla a qualche istituzione oppure potrei lasciarla a qualche amico con il mio stesso coinvolgimento

Veronica Guaita

Courtesy of  http://www.studiospadacini.it/team-2/roberto-spada/

Courtesy of http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&ALID=2K7O3R1V2L9H

Courtesy of Collezione Roberto Spada

 

One thought on “10 DOMADE A ROBERTO SPADA

  1. Domande intelligenti ed esaustive, senza punzecchiamenti o provocazioni! Risposte quasi dirette, contenenti dati interessanti!! Ottimo servizio giornalistico- culturale!!!

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