Da vedere a Milano

Akira-Kurosawa

Akira Kurosawa

Enrico Nosei ci racconta la rassegna su Akira Kurosawa

Si è tenuto dal 2 al 18 luglio, alla cineteca  Spazio Oberdan,centro dedicato alla cultura creato e gestito dall’assessorato alla cultura della provincia di Milano, la rassegna su Akira Kurosawa, uno dei registi  più influenti del XX secolo. Per l’occasione il direttore della programmazione Enrico Nosei  ci ha rilasciato un’ intervista sugli aspetti pratici dell’organizzazione.

Che impatto hanno le iniziative dello Spazio Oberdan sulla scena culturale milanese?

Le attività dello Spazio sono gestite della cineteca di Milano. Rappresentano, sempre, una buona proposta d’incontri e appuntamenti cinematografici e culturali. Ricerchiamo film e documentari inediti, non commerciali, scovati nei festival, o proposti da qualcuno. Cerchiamo di costruire dei momenti di riflessione, non solo cinematografica, ma che  riescano a racchiudere diverse forme espressive ed a intrecciarsi in modo fluente, con la letteratura o la musica.

Quali sono i criteri di scelta di un regista per una rassegna e quelli successivi di selezione del materiale?

I criteri di scelta sono diversi. C’è un problema di costi, che influenzano le scelte. Sicuramente si è attenti all’aspetto della distribuzione, l’idea è di rendere accessibili film non distribuiti o inediti o quelli passati inosservati, che sono riproposti nel momento in cui il regista con il terzo o il quarto film ottiene  successo. La scelta degli autori può essere influenzata dalla coincidenza con qualche ricorrenza; ne è un esempio, la rassegna dell’anno scorso su Fellini, o quella che stiamo organizzando per settembre su Truffaut a distanza di trent’anni dalla sua morte. Di certo il criterio fondamentale alla base della scelta degli autori è il valore che questi hanno o hanno avuto all’interno della storia del cinema. Inoltre ci piace poter difendere, oltre che rappresentare, l’importanza della fruizione della visione in sala. Imprescindibile per alcuni capolavori, come certe opere di Kurosawa, ad esempio“ I Sette Samurai” o “Ranshomon” che presentano un impianto visivo ed estetico pensato per il grande schermo. Per quanto riguarda i criteri di selezioni delle opere da presentare dipende molto dalla filmografia. Nel caso di Korosawa, ad esempio, considerata la mole del suo operato, tutto sarebbe stato troppo impegnativo; per questo i 12 lungometraggi presi in considerazione vogliono delineare una cronologia che riesca a tracciare l’evoluzione della sua poetica, sia sul piano contenutistico, mettendone in evidenza i temi, sia su quello stilistico. Contrariamente a quanto accadrà per quella dedicata a Truffaut, che trovo impossibile da sottoporre a selezione.

Chi è il target di riferimento ?

Non ne esiste uno definito. Certo l’idea è partita considerando il pubblico che negli anni 80 veniva definito “Topi da cineclub”, ma la vera sfida oggi è coinvolgere i giovani, cresciuti con un modello della visione cinematografica totalmente differente; che esclude l’idea della condivisione in sala e si esaurisce allo schermo del pc.  Anche le università sono un bacino che continuamente si cerca d’intercettare, ma con una scarsissima risposta.

Come è stata organizzata la rassegna ?

Il progetto si concretizza nel momento di ricerca dei film, poi si pagano i diritti. Noi abbiamo un archivio molto cospicuo, soprattutto per quanto riguarda le pellicole, oramai oggetti, d’ antiquariato, ma che rappresentano tutt’ora “la qualità” per grana e tonalità rispetto al digitale.

Chi la sponsorizza ? Da dove provengono i fondi ? 

Non abbiamo sponsor privati perché questi viaggiano su categorie e numeri diversi. I nostri numeri sono ottimi per il tipo di attività che svolgiamo, ma non adatti alle sospensioni di uno sponsor privato. Il sostegno pubblico non è sufficiente a sostenere i progetti. Ci sono delle occasioni in cui ci capita di collaborare con delle realtà private che sostengono qualche progetto che ci è commissionato, ma in generale il progetto è definito sempre da nostre proposte, accettate, poi, da chi è interessato. La provincia collabora maggiormente rispetto alla regione e al comune, come ad esempio Il progetto “piccolo grande cinema”, sostenuto, appunto da enti privati. Infine contiamo sull’incasso “del biglietto”, di conseguenza le proposte hanno come focus la qualità della proposta. Per farle capire, i festival godono di una situazione privilegiata, tutti vanno a vedere tutto; per la sala è più difficile intercettare l’interesse del pubblico, poiché è più selettiva.

Ci sono prodotti o servizi che sono considerati extra ? 

La realizzazione di prodotti extra serve a offrire un servizio in più, di conseguenza cresce la visibilità della cineteca. Si può dire che è un investimento che copre giusto le spese di produzione. Ad ogni modo i progetti prevedono sempre degli extra, anche quando non sono una produzione della cineteca, come ad esempio i libri, tentiamo così di accrescere il gradimento del pubblico.

Quanto è importante la “presenza ” e il marketing online dei progetti nei profitti ? 

“L’Online” è lo strumento di marketing primario. Contiamo cinque siti tra museo, cineteca e sale. È la “newsletter” a rappresentare la possibilità di allargare il nostro target in modo tempestivo e approfondito, perché tramite questa possiamo sempre spiegare le proposte. Il lavoro dell’ufficio stampa, che rappresenta un organo autonomo all’interno della cineteca, è importantissimo non solo per il ruolo da mediatore con i quotidiani che informano e cercano di convincere a scrivere sulle nostre iniziative, ma anche perché cura anche la comunicazione online.

Qual è criterio con cui si decide il periodo da dedicare ad una rassegna ?

Dipende dalla filmografia del regista, come le dicevo Kirosawa ha una sconfinata filmografia, da cui sono stati tratti 12 lungometraggi significativi. Il focus resta il far rimanere lo spazio vivo. Infatti siamo attenti a pianificare una programmazione intrecciata e diversificata soprattutto nel periodo delle rassegne, per mantenere alto l’interesse. Un esempio è la proiezione di “Any day now”, un film di Travis Fine, che in Italia non ha trovato distribuzione, durante questa rassegna. Esistono dei progetti più ampi a cui dedichiamo maggiore spazio, come quello progettato in ricordo di Truffaut a settembre.

Anticipazioni sulla rassegna dedicata a Truffaut ?

È un omaggio in memoria di una delle personalità di spicco del movimento francese della Nouvelle Vague. La rassegna vuole essere una riflessione sull’importanza dell’operazione di Truffaut le cui opere trascendono la barriera tra commerciale e autoriale, non è un caso che segue con ammirazione il lavoro di Hitchcock. La cineteca ha alcune copie di suoi film in lingua originale sottotitolati, ristampe dei negativi francesi. La rassegna si terrà a settembre, presso lo Spazio Oberdan. Questa rassegna è per noi un’occasione particolarmente interessante perché la visione della fondazione ben si identifica nella poetica del regista.

Elisabetta Graziano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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