10 DOMANDE A MARIOLINA BASSETTI

MariolinaBassetti

“Una casa d’aste frequentata da gentiluomini travestiti da mercanti”. È così che Mariolina Bassetti definisce Christie’s. Lei ne è presidente per l’Italia e direttore internazionale del dipartimento di Post-war e Contemporary Art. L’abbiamo intervistata sulle attuali tendenze del mercato dell’arte

Iniziamo con una domanda sulla sua carriera: Lei ha una laurea in Letteratura francese. Com’è stato il passaggio dallo studio dell’umanesimo alla valutazione economica dell’oggetto artistico?

Questo passaggio si sposa perfettamente con i tempi e oggi il concetto di arte non può essere slegato da quello del mercato perché l’umanità ha fatto questo percorso. Tempo fa l’arte era un argomento d’elite per quelle poche persone che guardavano esclusivamente all’oggetto nella sua essenza culturale. L’artista stesso oggi non si considera un buon artista se non è quotato sul mercato internazionale. In qualche modo mi sono ritrovata nel concetto stesso dell’arte e nella sua dinamica di cambiamento. Quando si va a vedere una mostra non si può più fare a meno di pensare a quanto è stato speso per la sua realizzazione. Questo è un salto di mentalità da vivere con assoluta serenità: umanesimo e sfera economica sono tutt’altro che in contrapposizione. Io ne ho fatto una professione.

Tre aggettivi per descrivere il suo lavoro

Entusiasmante, divertente, appassionante. Dietro ad ogni oggetto c’è una storia e se non c’è passione, il lavoro diventa motivo di ansia.

C’è un’asta che Lei ricorda con particolare entusiasmo?

Indubbiamente “Eyes Wide Open” che si è tenuta a Londra lo scorso 11 febbraio. L’asta aveva come protagoniste 109 opere della collezione privata di una coppia di collezionisti di Arte Povera. Il tema dominante era quello del doppio, come nell’autoritratto di Michelangelo Pistoletto con la sua compagna «Lei e Lui», acquistato a 1.986.500 sterline da un mercante cinese: segno che l’arte italiana è apprezzata nel ricco mercato asiatico. Il catalogo non riportava le stime, soltanto la descrizione delle opere, doveva essere oggetto di studio per comprendere la forza evocativa dell’Arte Povera.

Ogni anno si tiene a Londra l’appuntamento Italian Sale, asta che ha come protagonista l’arte italiana del dopoguerra. Perché la scelta di Londra e non di New York?

L’arte italiana ancora oggi si vende meglio a Londra perché apprezzata per la sua vicinanza all’Europa. Inoltre ottobre è un momento di grande raccolta del pubblico dell’arte per via della fiera Frieze, molto frequentata anche dagli italiani. Dico spesso che l’asta è un bacino di raccolta di persone, non solo di vendite. New York è troppo lontana geograficamente e nonostante le Italian Sales siano un appuntamento straordinario, è comunque piccolo in confronto a quello che succede sulla scena newyorkese e non assumerà mai importanza in una realtà americana che realizza 880 milioni di dollari.

Il settore trainante del mercato dell’arte mondiale è quello della contemporanea. Perchè Rubens, per citare un grande artista dell’antico, ha meno valore economico di Lucio Fontana?

Un Old Master dovrebbe valere di più del moderno. Il problema è un dato di fatto: l’antico non ci rappresenta più. Personalmente mi riconosco di più in un Fontana che in un Rubens e bisogna ammettere che dal punto di vista della produzione ha una preziosità impareggiabile rispetto al moderno e al contemporaneo. Tuttavia, Rubens mi piace vederlo nel museo, anche se comincio a preferire di vedere un’esposizione di Fontana, e più si va avanti, più si vuole essere circondati da ciò che ci rappresenta e in ciò in cui ci si riconosce. La conseguenza è che Jeff Koons vale più del Rubens ma è necessario accettarlo come meccanismo insito nel mercato dell’arte.

Chi sono i nuovi collezionisti?

Il nuovo collezionista ha circa quarant’anni e vuole un’opera che lo rappresenti, lontano dal moderno e proiettato sul contemporaneo anche se i prezzi sono più alti.

Le aste lanciano la moda di un artista o la subiscono?

La subiscono. Chi lancia sono i mercanti, le gallerie e i collezionisti. L’asta si limita a registrare il successo economico di un artista.

C’è qualche artista italiano che in passato aveva buon mercato, oggi sta subendo una svalutazione, ma sarà rivalutato in futuro?

Tutti quegli artisti di arte informale rimasti fuori dal tracciato. Esistono artisti da riscoprire che hanno avuto successo e che torneranno ad averlo: penso a Morandi, che non ha subito una vera svalutazione o insuccesso grazie al suo grande potenziale, e lo stesso discorso si applica ad alcune opere di De Chirico e di Balla. Si tratta di un tipo di arte in cui c’è ancora un grande margine di crescita.

 Nel 2013 la Warhol Foundation for fine Arts di New York ha messo all’asta di Christie’s l’intero patrimonio di opere di Andy Warhol. Che cosa ha rischiato l’arte di questo artista con una simile operazione commerciale?

Senz’altro c’è stato il grande rischio che queste opere venissero svalutate. In realtà è stato un successo veramente enorme, abbiamo venduto tutto, nemmeno i chiodi con cui erano appese le opere sono rimasti invenduti. Inoltre, è stata occasione di rivalutazione della grafica a livelli che nemmeno pensavamo potessero essere immaginabili.

 Una richiesta anziché una domanda: ci svela in anteprima un pezzo importante che sarà presente durante la tornata di aste autunnali di Christie’s a Milano?

Ci sarà una magnifica opera di Arte Povera di Alighiero Boetti che a mio parere segnerà un nuovo record.  

Laura Bertoni

 

 

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