10 DOMANDE A DOMENICO FILIPPONI

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Domenico Filipponi è Responsabile dei servizi di Art Advisory in UniCredit Private Banking. In AIPB è membro della Commissione Tecnica Art Banking.

 

Come si è svolto il suo percorso professionale?
Sono stato prima responsabile delle pagine economiche del Giornale dell’Arte, poi manager degli uffici italiani di Christie’s. A metà anni 90, per ampliare la clientela, ho proposto la casa d’aste come referente per i servizi di art advisory ai clienti private delle maggiori banche italiane. Tra queste Unicredit che nel 2004 mi ha chiamato a strutturare i servizi di Art Advisory di cui ora sono Responsabile.

Il compito dell’art advisor?
È un interlocutore col quale il cliente private si confronta per avere una “guida” in un mondo che non conosce alla perfezione. È un esperto indipendente che analizza tutti gli aspetti necessari perché si ottenga un buon investimento finanziario.

Come cominciare a investire?
Per prima cosa conviene capire qual è l’impegno economico che l’investitore intende stanziare a tal fine, che deve essere consistente perché, per parlare seriamente di diversificazione patrimoniale, occorre avere un margine ampio che consenta di comprare diversi artisti e diverse opere. Di solito sono cifre non inferiori ai 50.000 euro. Di solito si stabilisce una cifra annua per l’arte. Se in un anno non si trova un’opera desiderata, si “congela” il budget per l’anno successivo. Sconsiglio l’acquisto spot: una sola opera non basta per diversificare.

Perché investire in arte? Per passione, per diversificare, per moda?
Un po’ per tutti e tre i motivi: lo status sociale-economico ha molto peso, mentre la vera passione, per una certa tipologia di clienti, si costruisce col tempo e per gradi.
Prescindendo dal gusto personale, oggi conviene di certo concentrarsi nell’investimento sull’arte moderna e contemporanea, più dinamico e che dà più soddisfazioni economiche; certo, si può acquistare anche arte antica ma con la consapevolezza che è un mercato più statico.

Ci può tracciare il profilo del cliente-tipo?
Di solito imprenditori, e di età media abbastanza elevata con cui affrontiamo problemi di gestione, restauro, conservazione di collezioni già assemblate, oppure successioni.
Ma entriamo anche in contatto con una generazione più giovane: uomini d’affari di 40-50 anni che noi “guidiamo” alle prime acquisizioni: sono loro il futuro della banca.

Pro e contro di investire in arte e in particolare in quella contemporanea?
Il mercato dell’arte contemporanea è dinamico, internazionale e diversificato; questi sono grandi vantaggi e se si acquista correttamente si registrano ritorni molto significativi.
Gli svantaggi sono “tecnico-logistici” (la necessità di spazi adeguati per conservare le opere), costi di transazione e restauro, e inoltre, quando si decide di vendere un’opera, il risultato non si ottiene nell’immediato.

Quanto è rischioso l’investimento in arte? Come tutelarsi?
Come tutti gli investimenti ha dei rischi, l’importante è esserne consapevoli e col nostro aiuto è possibile ridurli al massimo. Il nostro servizio di art advisory si occupa di artisti contemporanei già storicizzati, che hanno un track record mercantile molto solido. Per gli artisti emergenti è più rischioso; la nostra consulenza si basa più sul sistema che gira loro attorno e che può dare dei segnali sulla loro riuscita commerciale.
Molti scompariranno, quindi è difficile consigliare l’acquisto di un giovane emergente: l’eventuale possibilità di elevati riscontri non giustificherebbe l’enorme rischio di investimento.

Quanto vale in Italia questo mercato? E in Europa?
Esistono differenze enormi tra Europa e Italia, “fanalino di coda” del mercato.
Quanto esso valga non so dirlo, gli unici dati in nostro possesso sono quelli delle case d’aste che però rappresentano una piccola parte del mercato; c’è poi tutto il mondo delle gallerie private, della compravendita tra privati, ecc.
Abbiamo purtroppo il problema di un’IVA altissima; ciò penalizza molto l’opera e il suo valore, e si privilegia il mercato internazionale. Naturalmente è giusto che ci sia una legge di tutela, ma bisogna applicarla in maniera corretta o sarà il mercato dell’arte, in generale, a soffrirne.

Ha senso in un momento storico simile investire in arte (contemporanea)?
Credo di sì. Ogni crisi presenta delle opportunità, e se si ha, oggi, la possibilità di acquistare sul mercato italiano, “depresso”, “poco effervescente”, ci si riesce ad aggiudicare opere di artisti anche di potenzialità internazionale a prezzi vantaggiosi (per il compratore).
Gli italiani ad esempio (Burri, Castellani, Fontana esclusi), sono ancora sotto quotati rispetto agli stranieri; alcuni invece hanno grandi aperture nel mercato internazionale e ci si aspetta che i loro valori cresceranno.
Comprare sul mercato americano, invece, vuol dire “scontrarsi” con un mercato super competitivo e vivace, che sicuramente propone dei prezzi più alti del dovuto (e di ciò se ne pagano le conseguenze).

Consigli a chi vuole investire in arte?
In primis: non considerare l’arte alla stregua di un qualsiasi altro strumento finanziario.
L’acquisto è bene sia sempre motivato da: interesse, curiosità, passione.
In mancanza di competenze specifiche consiglio di affidarsi a consulenti indipendenti che armonizzino le istanze collezionistiche del cliente con quelle di carattere più commerciale. Infine se possibile si commisuri l’entità dell’investimento all’interno del proprio patrimonio, in modo da equilibrarlo con gli altri asset del proprio capitale.

 

Serena Goi

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