10 domande a Claudio Palmigiano

Avvocato di Milano che da 20 anni colleziona opere d’arte contemporanea, Claudio Palmigiano è membro di Acacia e siede nel board di Christie’s. In questa intervista ci rivela la storia della sua collezione e il suo rapporto con il collezionismo.

Lei ha iniziato a collezionare bustine di zucchero da bambino, è quindi nato collezionista. Come si è poi avvicinato al mondo dell’arte contemporanea?

Io ho fatto studi classici, e anche se avevamo storia dell’arte, si faceva molto male e quindi non ero stato particolarmente interessato al mondo dell’arte. Tra le mie amiche di quegli anni c’era la figlia di Paolo Consolandi, uno dei più importanti collezionisti italiani, e frequentavo la loro casa, dove in ogni angolo erano esposte opere d’arte contemporanea veramente strane; noi le spostavamo e ci giovavamo, poi a furia di vederle e ricevendo ogni tanto qualche spiegazione mi sono accorto che incominciò a interessarmi. Iniziai a seguire Paolo a fiere ed eventi e mi sembrò di entrare nel mondo dei balocchi.

Com’è iniziata la sua collezione?

Le prime due opere che acquistai furono due disegni: un Cristo di Sironi e un Lucio Fontana. In seguito mi spostai sulla fotografia, erano gli anni 90, anni dell’esplosione della fotografia. Mi attirava soprattutto il fatto che al fotografo non interessasse fare la foto più bella del mondo ma esprimere qualcosa, trasmettere un messaggio.

Come hanno reagito i suoi figli alla presenza di opere d’arte in casa?

Sono interessati, ma non in modo esasperato. Per esempio le opere che sono nella stanza di mia figlia le ha scelte lei; un giorno ho portato a casa una foto di Tracey Emin nuda di spalle che correva avvolta in una bandiera inglese e quando mia figlia la vide disse: “questa va in camera mia”. Poi ricordo che una volta mio figlio da piccolo portò un amico a casa e questo gli disse indicando un’opera “questo lo potevo fare anch’io”; mio figlio irritato gli rispose che non era possibile e che l’opera era di un artista che ci aveva messo tanto impegno. Trovo che molti dei linguaggi di opere contemporanee siano gli stessi linguaggi loro, per cui non può non esserci un interesse.

Qual è un’opera a cui è particolarmente affezionato?

Una di quelle che appena ho visto ho subito acquistato è la fotografia della performance Rhytm 0 di Marina Abramovic. È un’artista che stimo moltissimo, trovo che sia vera, profonda, interessante. Quest’immagine rappresenta una performance da lei tenuta a Napoli, dove ha messo a disposizione il suo corpo al pubblico, insieme a degli oggetti tra i più cruenti che la gente può usare su di lei.

Che cosa ne pensa di una fiera come Art Basel? E visto che quest’anno l’ha visitata, ha acquistato qualcosa?

Basilea è la fiera delle fiere, è veramente come visitare dei musei talmente tante opere importanti ci sono. È l’unica fiera dove ci sono tutte le gallerie più importanti del mondo ed è anche un modo di vedere quali sono le tendenze del momento. Ad esempio, ti rendi conto che ci sono artisti rappresentati da più gallerie, artisti prima sempre presenti e poi scomparsi, settori come la fotografia che si fanno sempre più strada. Ho acquistato un’opera di un artista italiano alla galleria Zero, che è una polaroid tagliata con il coltellino e aperta di modo che dal dietro si vede solo l’impressione di quella che è l’immagine.

Quanto è importante il valore economico della sua collezione e delle sue opere?

Una volta era molto chiaro cosa fosse il collezionismo, le scelte erano più legate al gusto e la finalità non era il guadagno. Oggi il mondo azionario è in difficoltà e quindi l’investimento in arte, una volta il più rischioso, è oggi una forma d’investimento ampiamente riconosciuta. Io mi considero un appassionato, non un mercante, certo mi fa piacere se gli autori delle mie opere ottengono nel tempo sempre più notorietà però non è quello il mio obiettivo.

Che cosa pensa dell’ultima asta di Sotheby’s, dove è stato battuto il trittico di Francis Bacon a 142 milioni di dollari?

La cosa che oggi lascia perplessi è come in un momento in cui si continua a parlare di crisi, vengano stabiliti continuamente nuovi record per opere d’arte. Questo fa pensare che anche il mondo dell’arte è sempre più riservato a un numero limitato di collezionisti con possibilità incredibili e illimitate, i cosiddetti “nuovi ricchi” provenienti da Russia, Asia e India. Questa realtà rende molto difficile per chi è solo un appassionato e ha a disposizione piccole cifre operare sul mercato.

Nella sua collezione ci sono molte opere di artiste donne, per esempio Shirin Neshat…

Vidi una sua foto della prima serie Women of Allah per la prima volta sul Giornale dell’Arte e pochi mesi dopo, a Basilea, trovai una galleria italiana che dedicò l’intero stand a lei, così acquistai la foto che più mi piaceva. Trovo che sia molto interessante il mondo iraniano che lei rappresenta, pieno di contraddizioni e limitazioni, dove la donna deve convivere ancora con la violenza e la mancanza di libertà. Shirin Neshat descrive questo mondo in modo equilibrato e non eccessivo e nei video lo esprime in modo ampio ed esaustivo.

Che cosa ne pensa dell’idea della nuova piattaforma Vastari, che avvicina curatori dei musei a collezionisti, tramite il web?

Ero alla presentazione del progetto al museo del 900 dove mi è stato chiesto di aderire, ma al momento non ne sento l’esigenza. Se qualche curatore o direttore è interessato alle mie opere sono disponibile al prestito attraverso il contatto diretto. Capisco, però, che sia uno strumento nuovo e interessante, magari adesso sta muovendo i primi passi e poi si perfezionerà.

Elena Scajoli Necchi

 

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