10 DOMANDE A RICCARDO SORANI

Riccardo_Sorani

Riccardo Sorani

Riccardo Sorani, specializzato in arte orientale, analista ed esperto del mercato dell’arte, è il fondatore di NTQ Data, banca dati che offre consulenze per l’arte e per l’antiquariato. Lo abbiamo incontrato per parlare di valore e valutazione delle opere d’arte e di investimenti nel mondo dell’arte.

 

Com’è nata NTQ Data?

NTQ Data è nata essenzialmente per necessità di lavoro. Quando sono tornato in Italia dopo la mia esperienza lavorativa in Inghilterra mi sono messo a fare stime e valutazioni e mi è capitato più volte di avere necessità di strumenti che mi consentissero un raffronto fra i prezzi nel mondo dell’antiquariato. Questo sistema esisteva già per i dipinti, ma non per l’antiquariato, così ho deciso di creare, assieme ad altre persone, la mia banca dati a mio personale uso e consumo. Poi, dal momento che il business è diventato molto impegnativo, abbiamo deciso di costituire una società.

Qual è la differenza fra uno strumento di questo tipo e le altre banche dati?

La differenza principale è data dal fatto che, quando è nata NTQ Data, in Italia esistevano strumenti legati solo ai dipinti e all’arte figurativa. Vi erano strumenti similari legati al mercato delle aste future, cioè dei siti che consentivano di vedere in anticipo le aste, ma un aggregatore vero e proprio all’epoca non c’era. Oggi, invece, ci sono molti competitor di NTQ Data e questo rende più difficile rimanere sul mercato.

Questo modello esisteva già all’estero?

Sì, esisteva negli Stati Uniti, basato principalmente su aste americane, e in Inghilterra, basato principalmente su aste inglesi. Quando abbiamo creato NTQ Data ci siamo focalizzati essenzialmente sull’Italia e sul mercato internazionale europeo, laddove non c’erano strumenti generalisti come il nostro.

Come è costruita l’informazione di NTQ Data per i vari lotti?

La base sono i dati d’asta, che sono pubblici e sono disponibili. Queste informazioni vengono aggregate dal nostro strumento e parte di queste viene poi rielaborata. Quest’ultimo è il vero elemento che ci contraddistingue perché permette agli utenti di ottenere informazioni in più, verificando le descrizioni dei lotti tramite un sistema di parole chiave che di solito non vengono automaticamente inserite nei cataloghi d’asta.

Mi può fare un esempio?

Se io cerco su un catalogo di un’asta di oggetti di Art Nouveau la parola “Art Nouveau”, essa non apparirà mai nella descrizione dei singoli lotti. Quindi, se io ho necessità di cercare delle lampade Art Nouveau in generale, dovrò fare questa ricerca su NTQ Data, dove un determinato lotto sarà etichettato anche con “Art Nouveau”.

Quali sono le difficoltà principali che si incontrano quando si va a creare uno strumento di questo tipo?

Vi è un problema tecnico che è dato dal fatto che non esiste un formato unico poiché ogni casa d’asta ha il suo. Inoltre, non tutte le informazioni sono disponibili e allora le case d’asta ci forniscono quelle che al pubblico non vengono date.

Vi è poi un problema di business, dato dal fatto che per avviare l’attività bisogna sostenere dei costi molto elevati. Infatti, la banca dati deve avere innanzitutto uno storico, il cui costo di inserimento è considerevole, e poi mantenere un aggiornamento costante.

Al giorno d’oggi si assiste sempre di più all’utilizzo degli strumenti digitali e delle banche dati online. Quanto è importante avere un’informazione corretta e precisa riguardo un determinato oggetto?

È fondamentale avere un’informazione precisa, ma il problema della precisione è relativo. Noi recuperiamo i dati così come vengono forniti dalle case d’asta e, se un determinato lotto è catalogato in maniera imprecisa, noi riportiamo quell’imprecisione sul principio della buona fede.

Inoltre, ogni lotto ha le sue peculiarità che devono essere considerate nella valutazione ed è qui che subentrano l’esperto e la conoscenza del mercato.

Quali sono, secondo Lei, le tendenze nel mercato antiquario?

Il mercato, soprattutto quello dei mobili, si trova in un momento di difficoltà per motivi culturali, di spazio e di gusto. Inoltre esso è condizionato anche dalle mode e, per una questione economica e di cultura, manca un vero e proprio mercato interno. Per cui si cercano nuovi lidi e la Cina in questo momento è quella in cui si trovano oggetti che si vendono anche in questi momenti di crisi.

Secondo Lei, che lavora anche come art advisor e consulente, perché al giorno d’oggi bisognerebbe investire in arte?

La passione si trova al primo posto. Poi, certo, quando si spendono certe cifre, si considera anche la potenzialità non tanto di rivalutazione dell’opera d’arte ma di non perdita di ciò che si è speso; ed è anche vero che si acquista perché è più facile trasportare la liquidità su un’opera d’arte. Però il 90% delle persone compera l’arte per il piacere di avere un’opera d’arte, la passione è l’elemento determinante.

A quali progetti sta lavorando attualmente?

Secondo una decisione che è data proprio dalla passione, a novembre aprirò una galleria che si occupa di arte contemporanea. Mi occuperò di scultura, ceramica, porcellana, aspetti dunque legati a tecniche un po’ più tradizionali però rivisitati in chiave moderna. Per questo motivo ho selezionato diversi artisti che provengono soprattutto dal Giappone, ma anche dall’Italia. Si tratta di una vera e propria scommessa perché l’intento è di valorizzare un settore molto di nicchia, ma intendo seguire questa passione.

Manuela Osti

 

Foto courtesy of Riccardo Sorani

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