10 DOMANDE A WANDA ROTELLI

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Da oltre 20 anni capo dell’ufficio stampa di Sotheby’s Italia, Wanda Rotelli racconta la sua esperienza nel mondo della comunicazione delle case d’asta.

Com’è diventata capo ufficio stampa di Sotheby’s Italia?

Un po’ per caso. A condurre i miei studi è stata una grandissima passione per l’arte che ho cercato di applicare anche al mondo lavorativo non senza difficoltà. Ho lavorato nelle redazioni d’arte di case editrici come Garzanti e Mondadori, speravo però di ricoprire prima o poi un ruolo con maggiori responsabilità così quando ho ricevuto la proposta di lavorare in Finarte Casa d’Aste l’ho colta. Ho iniziato nel dipartimento di pittura antica, e per circa due anni sono stata l’assistente dell’esperto, sempre però con un’attenzione particolare per la messa appunto del messaggio dell’asta. Questo mi ha portata a dividermi per un po’ tra dipartimento di pittura antica e l’ufficio stampa finché non è stato necessario prendere una decisione definitiva: sono diventata vice-responsabile della comunicazione scegliendo il ruolo che ritenevo più in linea con il mio carattere.

La proposta di Sotheby’s nel 1991 è arrivata in un momento particolare: erano gli anni in cui si iniziavano a costruire le prime aste specifiche dedicate all’arte moderna e contemporanea nella sede italiana. In concomitanza con questo progetto sono stata contattata per occuparmi della comunicazione. Ricordo che fui subito elettrizzata per questo incarico: ero felice di avere la possibilità di confrontarmi anche con una realtà internazionale.

Com’è cambiato il suo lavoro con l’ingresso a Sotheby’s?

Quando lavoravo in Finarte non c’era il computer! Inoltre era un mondo assolutamente diverso a livello di comunicazione: nonostante Finarte fosse una realtà molto ben collocata sul territorio e con standard di qualità e serietà del lavoro molto alti non erano così numerosi gli acquirenti esteri che compravano all’asta. Oggi invece il 40% degli acquirenti nelle aste italiane di Sotheby’s viene dall’estero. Due realtà difficilmente paragonabili.

Come si costruisce la credibilità di una casa d’aste?

Quello di Sotheby’s è un brand molto noto ma bisogna comunque reinventare le strategie di comunicazione ogni giorno. È un continuo lavoro di tutti noi per arrivare alla definizione del nostro business d’asta ma non solo, oggi è diventato un business internazionale per l’arte. Per ciò che riguarda la comunicazione sulla stampa preferiamo lavorare con coloro che seguono il mercato dell’arte e delle aste con maggiore continuità e serietà come il Financial Times, Il Sole 24 Ore, il New York Times o il Corriere Economia. Lo scambio è molto più efficace e proficuo con interlocutori che conoscono bene la materia di cui trattano.

Un ufficio stampa come gestisce un momento di crisi dell’azienda?

Nei momenti difficili l’ufficio comunicazione italiano, insieme ai colleghi di Londra, New York e Parigi, definisce una linea di condotta e degli statements che comunichino l’opinione della società in quel momento. Essendo una realtà internazionale è un lavoro che si fa in team, difficilmente l’iniziativa parte dal singolo. Abbiamo un responsabile internazionale della comunicazione, che è il mio diretto superiore, con il quale ci si accorda.

Nel 2011 la sede di Milano ha vissuto un ridimensionamento e il numero delle aste è sceso drasticamente: scelta strategica o effetto della crisi?

È stata una scelta voluta dalla sede di New York volta alla ricerca della qualità assoluta. Si è fatta una selezione in base alle possibilità del mercato: le dimensioni del mercato in Italia sono minori rispetto ad altre piazze nel mondo e, inoltre, alcune tipologie di collezionismo si sono spostate verso Parigi o Londra.

Qual è la situazione della piazza italiana oggi?

Decisamente positiva. L’asta del 27-28 Maggio 2014 è stata quella di maggior successo dal Novembre 2010 non solo per la percentuale di lotti venduti, che è risultata superiore al 90%, ma soprattutto per la vivacità con cui compratori in sala e al telefono “gareggiavano”. Erano molte stagioni che non si vedeva una sala composta da privati e dealers così esuberante e questo ritengo sia un ottimo indicatore dello stato di salute del mercato d’asta in Italia.

Quanto influisce la legislazione italiana sul giro d’affari di una casa d’aste?

Molto. È capitato che un’opera venisse notificata a sei mesi dall’avvenuta vendita. Non sto dicendo che la notifica sia negativa, ma le modalità con cui si applica penalizzano notevolmente il mercato delle aste in Italia.

È possibile arginare il danno?

L’ANCA (Associazione Nazionale Case d’Asta Italiane) è impegnata in un dialogo con il Ministero per cercare una soluzione illuminata, ma credo non siano ancora arrivati a degli esiti. Tutte le associazioni di settore sono aperte al confronto per arrivare ad una legislazione che rispetti il complesso delle esigenze.

Che cosa ne pensa del DL Franceschini?

È un punto d’inizio magnifico, ma bisogna affinarlo. L’art bonus è uno strumento importantissimo ma ci sono tante entità private, come ad esempio il FAI, che fanno un lavoro fondamentale per il nostro patrimonio culturale e purtroppo non possono beneficiarne.

Sembra che le case d’asta on-line cresceranno molto d’importanza in futuro. Come viene percepito l’universo del web?

Noi di Sotheby’s siamo stati i primi in assoluto ad esplorare le potenzialità del web ma pensiamo che la diversificazione sia necessaria. Quella sul web è una modalità d’acquisto che va benissimo, personalmente, però, continuo a pensare che bisogna avere passione per ciò che si compra e che la componente emotiva, sensibile che si ha quando si è di fronte ad un’opera sia insostituibile. E credo sia anche la parte più divertente.

Che suggerimento darebbe ai giovani che desiderano intraprendere una carriera come la sua?

Suggerirei dei seri studi di storia dell’arte, perché non c’è crescita se non si conosce quello che si comunica.

 

Benedetta Désirée Le Donne

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