10 domande a Flavio del Monte

 

flavio del monte

Flavio del Monte è stato per sei anni responsabile della comunicazione della Fondazione Nicola Trussardi e altri quattro direttore della comunicazione del Gruppo Trussardi. Da gennaio 2013 cura le relazioni galleria Massimo De Carlo con le istituzioni museali e con gli artisti.

In che cosa consisteva il suo lavoro alla Fondazione Trussardi?

Ho iniziato a lavorare per la Fondazione Trussardi nel 2003, quando Beatrice Trussardi e Massimiliano Gioni hanno reinventato l’istituzione immaginando una realtà più aperta al pubblico, che rompesse il muro che esiste tra arte contemporanea e grande pubblico. Il mio lavoro era pianificare tutte le attività pubblicitarie dell’istituzione, realizzare i materiali di comunicazione, dialogare con la stampa e stabilire nuove relazioni con musei e altre istituzioni.

Lei è storico dell’arte, come è arrivato ad occuparsi di comunicazione?

Ho capito che c’era un tassello che mancava tra la storia dell’arte e il grande pubblico e che potevo trasformarlo in un’occasione di lavoro. Nel tentativo di tradurre l’arte in un linguaggio che fosse comprensibile a tutti.

Come si relaziona una fondazione culturale con gli altri attori del sistema arte?

All’inizio la Fondazione Trussardi aveva una posizione nel sistema che si può definire ibrida: dinamica rispetto ai musei, ma allo stesso tempo non assimilabile al mondo delle gallerie. Poi è maturata come un’opportunità sia per gli artisti che per le gallerie che potevano venire a Milano e proporre un progetto in uno spazio monumentale della città. E inoltre è molto aperta nei confronti delle altre istituzioni ed è una delle poche istituzioni italiane con cui è possibile relazionarsi in maniera diretta e senza burocrazie.

Qual è, invece, il rapporto tra aspetto commerciale e mission culturale alla galleria Massimo De Carlo?

Il ruolo della galleria è sempre un ruolo culturale che deve essere supportato dal mercato e le due cose sono talmente fuse insieme da non essere distinguibili. Il 70% delle operazioni di mercato hanno l’obiettivo strategico di disegnare la carriera dell’artista nella maniera più corretta ed ambiziosa possibile e questo si fa mettendo in comunicazione gli artisti con curatori e  musei con l’obiettivo di stimolare possibili partecipazioni o mostre.

Qual è, dal suo punto di vista, la situazione dei nostri musei?

Drammatica e si è aggravata negli ultimi anni con la crisi economica. Il problema delle nostre istituzioni è strutturale e consiste nella grande difficoltà di incentivare l’arrivo di fondi privati. Il museo non ha risorse per acquistare sul mercato opere che sarebbero importanti e significative per la sua collezione. Non può competere con un compratore privato anche per una questione di tempi, poiché tutta la burocrazia rallenta moltissimo gli acquisti.

Che cosa può fare una galleria per aiutare i musei?

La galleria costruisce attorno alle opere una strategia in cui non esiste solo il mercato, ma anche le istituzioni, molto importanti per il consolidamento della carriera di un artista. Se si individua un’opera che potrebbe essere interessante per una istituzione, la galleria può surgelarla dal mercato per cercare di capire se può arrivare nella collezione del museo. La galleria MDC ha gli strumenti per farlo a livello internazionale, ma in Italia è molto difficile lavorare con i musei, in primis per il regime fiscale sugli interventi per la cultura.

E in cosa consiste il suo lavoro di cura delle relazioni con gli artisti della galleria?

È importante ricordare che i veri clienti della galleria sono gli artisti. Ci sono pochissime gallerie che hanno nel loro organico una persona che si occupi delle relazioni istituzionali e nessuna in Italia oltre a MDC. Cerco di capire se le opere inedite potrebbero funzionare nel contesto di mostre che, grazie alla relazioni con i curatori, so che potrebbero essere realizzate. Grazie a questi legami ho la possibilità di fare delle previsioni e avanzare proposte.

Come si pone la galleria sul mercato internazionale?

La galleria lavora sul mercato internazionale già da molti anni. Anche l’apertura della sede a Londra è stata un processo naturale, considerando sia la tensione all’internazionalità di Massimo De Carlo, sia il fatto che le gallerie hanno sempre più sedi. Inoltre MDC partecipa a 15 fiere all’anno e ha nel suo organico una decina di persone che sono costantemente in giro per il mondo. Le fiere soprattutto si stanno rivelando degli appuntamenti importanti per fare business e per tessere relazioni. È necessario poi che la tensione internazionale della galleria ponga uno sguardo verso l’Asia, il Medio Oriente e il Sudamerica, dato che le risorse si trovano ora in questi mercati.

E la crisi?

Se a livello globale c’è stato un momento di crisi molto grave nel 2008 che è servito a ripensarsi per poi ripartire quasi subito, in Italia la situazione è complessa e drammatica, sia per i musei che per le gallerie, anche a causa di una legislazione e di una fiscalità che non aiutano.

Come si definisce il prezzo di un’opera?

Per un’opera nuova che si inserisce sul mercato sono molti gli elementi che contribuiscono a creare il prezzo e sta all’abilità del gallerista individuarli mentre per una di cui si conoscono le quotazioni, può essere d’aiuto fare riferimento ai risultati delle aste. Definire il target price è molto complesso. Nel mercato dell’arte però c’è il vantaggio che essendo così internazionale, il prezzo non cambia a seconda dell’area geografica.

Nicole Beatrice Malizia

Foto courtesy of Exibart.com

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