10 domande a Guido Candela

Nomisma

“Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore”

Il professor Guido Candela , laureato a pieni voti in Economia e Commercio, ha svolto l’attività di ricerca e didattica presso l’Istituto di Economia e Finanza della Facoltà di Economia e Commercio di Bologna. Attualmente è  il responsabile dell’Osservatorio economico dei beni culturali presso Nomisma.

Quali sono le differenze che rendono la comunicazione tra il mondo dell’economia e il mondo della cultura così faticosa?

Non vi è una vera e propria comunicazione tra economia ed economisti che studiano l’arte e storici d’arte. Anche nella gestione dei beni culturali non c’è dialogo. Chi gestisce i musei non ha mai una corrispondenza con un profilo economico. In realtà la validità culturale è decisa dallo storico, ma dovrebbe essere gestita dall’economista. Quindi gli organi sono strutturati in maniera inefficiente. Ci dovrebbe essere più collaborazione.

Come si gestiscono le differenze tra mercato e creatività?

Ci dovrebbe essere un equilibrio: la creatività dovrebbe creare sviluppo, avanzando delle idee nel momento di necessità. Abbiamo bisogno di una creatività che non sia “arida” e lo sviluppo dovrebbe permetterle di essere “libera”. L’arte è un motore sia della creatività che dello sviluppo.
Così come si parla di team di collaborazione tra arte ed economia, così dovrebbe essere tra creatività e sviluppo, dovrebbero sostenersi in una spirale positiva.

Nomisma ha come scopo quello di “indicare il valore reale delle cose”. Cerca anche di renderlo riconoscibile con delle iniziative pratiche, o si limita al ruolo di osservatore?

Lo fa già creando informazione e lavorando su un’idea d’informazione, che in questo mercato è un propulsore enorme. Bisogna investire sull’informazione perché questa è importante: se credo che i dadi siano truccati, non gioco; quindi devo avere la certezza che il mercato, pur sapendo che è rischioso, non sia “truccato”. Deve essere trasparente, e allora posso partecipare. Di fronte alla trasparenza posso capire come funziona il mercato e questo mi permette di partecipare ad esso. Per sostenere l’arte bisogna creare e facilitare il libero mercato, tramite l’informazione diffusa. Bisogna creare una domanda per sostenere l’arte.

Nomisma può vantare di una collaborazione efficace tra gli specialisti di settore?

Ancora no. Potrebbe. Sicuramente questo è il tempo di provarci. Se aspettiamo è troppo tardi. Perché l’informazione c’è ma non è organizzata in maniera adeguata. Se si riuscisse, allora il mercato italiano diverrebbe più internazionale. Bisogna provarci, parlare con le associazioni e cercare il loro sostegno,trovare un punto collettore per l’informazione . I singoli associati dovrebbero trasmettere l’informazione all’associazion che a  loro volta dovrebbero mandare a Nomisma, che le renderebbe fruibili.I dati devono essere corretti.

Che cosa ne fanno gli operatori dei dati raccolti? Ci sono risvolti pratici?

Non ci sono risvolti esterni. Ogni operatore ha il suo database con i propri dati. Sono segreti, in formato diverso, bisognerebbe uniformare i formati. Ognuno gestisce il proprio database.

L’informazione aiuta nella previsione delle quotazioni?

Il prezzo di mercato dipende da tanti fattori: i costi di produzione, l’utilità del bene, le dimensioni dell’opera, l’identità dell’artista, anche quelli sociali sono importanti. L’offerta deve soddisfare la domanda; la domanda deve essere soddisfatta. Esistono vari mercati; al di là del primario e il secondario (dove l’informazione è di tipo privata). Ogni mercato ha prezzi distinti. Per definire o prevenire bisogna farsi le giuste domande: Quanto è quotato questo artista in asta? Quanto in galleria? Con o senza commissioni? Ad ogni modo non esiste un modello capace di previsioni strutturali nella formazioni dei prezzi, soprattutto dei dipinti. Citando Santagata “la previsione delle quotazioni è un’arte ancora tutta da scoprire”.

Quale tipo di collaborazione esiste tra Nomisma e le case d’aste e le gallerie?

Noi cerchiamo di organizzare le loro singole informazioni, con un costo enorme. Prendiamo i dati dalle loro fonti ufficiali, non ci sono rapporti diretti, indipendentemente dalla loro volontà. Li prendiamo e li rielaboriamo in un formato comune. Gli studi in galleria sono veramente rari, tutta l’informazione proviene dalla aste, dai cataloghi e dai forniti dai listini di aggiudicazione.

Qual è la loro reazione ?

Non è sempre positiva. Spesso ignorano del tutto le osservazioni, oppure dipende dall’immagine che ne viene fuori.

Può sembrare controverso dunque l’operato di Nomisma, anche se è al di fuori dalle logiche di marketing?

Nomisma è un ente di ricerca, lavora su commissione. E’ un ente di ricerca puro, neanche universitario. Veniamo commissionati e ci lavoriamo anche per anni. E un ente di ricerca terzo; deve essere “terzo” perché se vogliamo dati dalle gallerie e dalle case d’aste, non si può prendere posizione. L’importante è che ci sia accordo tra le associazioni.

Ha dei consigli per gli studenti del master che intendono provare a costruirsi una carriera in questa direzione, nonostante lo scenario poco incoraggiante ?

Lo scenario è poco incoraggiante in generale. Si spera di venirne fuori in tempi brevi. L’Italia è in un brutto momento, oltre al contesto internazionale. Ci vogliono visioni, in questo settore soprattutto convinzione e disponibilità. Per esempio, ad un altro master, organizzato a Rimini,  sulle case d’aste, un ragazzo con questa passione  ha iniziato il suo percorso con l’idea di investire in questa direzione è riuscito ad affermarsi presso una di loro. Se vuoi essere sul mercato opti per le case d’aste o le gallerie. Con tanta voglia di fare sacrifici, determinazione e tanta concentrazione. Altrimenti il ministero dei beni culturali, ma le possibilità d’impiego nei beni culturali sono scarse. Ci sono una serie di figure professionali che operano nel privato. Ma in questo senso bisogna avere un progetto nei confronti del mercato. È molto importante il momento di stage. Scegliere bene, con il giusto spirito.

 

 

Elisabetta Graziano

 

 

 

 

 

 

 

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