10 DOMANDE AD ALESSANDRO BOLLO

Alessandro Bollo

 

Chi è Alessandro Bollo?
Lavoro da circa 16 anni per la fondazione privata no-profit Fitzcarraldo che si occupa di economie e politiche alla cultura. Nella fattispecie sono uno dei soci fondatori e responsabile dell’attività di ricerca e consulenza ed insegno marketing e comunicazione dei beni culturali. Penso che oggi l’innovazione così come la progettazione culturale non possano non essere in qualche modo oggetto di una qualche forma di valutazione e misurazione.

Mi dica 3 aggettivi per descriversi.
Mi ritengo curioso, mai soddisfatto, leggero, tre aggettivi che ben si identificano con il marketing.

La cultura è per tutti o per pochi?
La cultura dovrebbe essere per il maggior numero possibile di persone che abbiano voglia di incontrarla. Molto spesso, però, la cultura rimane per pochi a causa di barriere e di ostacoli che derivano da chi pensa e progetta la cultura attraverso un’ attitudine fortemente autoreferenziale. Oggi però, la cultura ha a che fare con l’innovazione ed attraverso le organizzazioni culturali si prova ad instaurare un rapporto con la società in senso ampio. Dunque, la cultura può diventare di molti a patto che con quei molti si attui un processo di trasformazione e di crescita di competenze di natura sociale, culturale, individuale ed anche economica. Questa è la grande sfida.

In una conferenza lei ha parlato di Partecipation culture citando Henry Jenkins che sosteneva “non tutti devono contribuire, ma tutti possono sentirsi liberi di contribuire, partecipare alla cultura”. Qual è l’approccio partecipativo delle istituzioni oggi?
In Italia non c’è una lettura univoca, ma ci sono alcuni esempi di istituzioni che hanno un approccio fortemente partecipativo. Un esempio è rappresentato da alcuni musei di arte contemporanea come Palazzo Madama a Torino, il Museo civico di Montebelluna in Veneto piuttosto che a realtà di festival come il Kilowatt Festival a San Sepolcro. Eventi molto diversi tra loro ma che usano nel senso pieno la logica partecipativa ed il coinvolgimento dell’utente. L’organizzazione si mette nelle condizioni di accogliere il punto di vista, i contributi, l’intelligenza di persone che fanno qualcosa per loro e anche per le istituzioni. Questo è il grande elemento di continuità: venirsi incontro.

Che ruolo hanno avuto i new media e i social network nello sviluppo del marketing culturale e quindi della promozione della cultura?
Il brodo di cultura privilegiato per sviluppare delle comunità , delle relazioni e delle logiche di coinvolgimento sono senza dubbio il digitale , i social network ed il web. Essi sono degli strumenti fondamentali nella creazione di una relazione con la comunità ed operano come detonatori culturali attraverso il concetto di passaparola.

Come si può dialogare con le istituzioni, o meglio, come si possono superare i “blocchi politici” e liberarsi da questi atteggiamenti di chiusura?
Questo atteggiamento di chiusura è il risultato di una serie di blocchi di natura normativa e politica che hanno a che fare con le competenze in grado di leggere e risolvere i problemi. La mancanza di una visione nazionale sul ruolo della cultura, indebolisce la stessa.
Dal punto di vista amministrativo ci sono molti vincoli burocratici che ostacolano anche la possibilità di intrapresa delle giovani leve e dei giovani professionisti. Laddove è venuto meno il finanziamento pubblico in termini di contribuzione, non è venuto meno la struttura ramificata ed ingessata.

È necessario un festival per promuovere una città?
I festival sono per tradizione degli strumenti di marketing urbano, si pensi a Salisburgo, il festival per la città, Spoleto, Umbria jazz per il territorio perugino e quant’altro. Ma la grande stagione dei grandi eventi e dei grandi festival è un po’ passata a causa di un problema di sostenibilità.

Quali sono gli strumenti per promuovere la cultura di una città?
C’è bisogno di una biodiversità dell’offerta culturale bisogna evitare delle posizioni ideologiche e polarizzate. Ci devono essere eventi importanti, ma ci deve essere anche il lavoro con i cittadini, con i quartieri. È importante coinvolgere i cittadini.

Dal 3 Dicembre 2013 al 21 Aprile 2014 a Santa Maria Maggiore (NA) si è svolta la Mostra impossibile organizzata dall’Associazione Pietrasanta polo culturale e progettata attraverso la digitalizzazione delle opere più importanti di Caravaggio, Raffaello e Leonardo. Tale evento ha avuto un forte impatto e risonanza (70.000 visite in 6 mesi), il valore aggiunto è stato offrire 3 artisti dal complesso storico inestimabile al vasto pubblico. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Lo considera un modo per rendere l’arte più accessibile o per svalorizzarla?
Non lo vedo come uno sminuire o uno svalorizzare l’arte, anzi io penso che il digitale sia una straordinaria opportunità per fare cose molto diverse, per arricchire le esperienze di visita, per fornire dei contenuti che altrimenti non sarebbero utilizzabili, per avvicinare alla cultura persone che altrimenti non potrebbero goderne. Quindi assolutamente positivo.

Ultima domanda, come si diventa Alessandro Bollo?
Meglio non diventarlo, è fondamentale rimanere sé stessi.

Marilù Manta

 

 

 

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