10 domande a Paola Manfredi

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Libera professionista nella comunicazione ed  amministratore unico di PCM Studio, società di servizi per l’immagine specializzata in ambito culturale, Paola Manfredi rivela i segreti della sua professione.

Quali sono state le sue esperienze professionali prima della fondazione di PCM Studio?

Dopo essermi occupata di comunicazione generalista nell’ambito politico ed economico, sono diventata responsabile d’agenzia presso Metafora – servizi di Comunicazione per l’immagine e responsabile Relazioni Esterne e Ufficio Stampa per il Comitato Negri Weizmann e, nel 2001, managing director di Bondardo Comunicazione s. r. l.. Nel 2007 ho deciso di fondare  PCM Studio dove ancora oggi opero attivamente.

In che cosa consiste esattamente la sua attività?

Sono specializzata in comunicazione in ambito culturale e questo mi permette di lavorare a fianco di artisti, curatori, gallerie e istituzioni. Il principale obiettivo è quello di conferire loro una forte visibilità curandone attentamente l’immagine, attraverso differenti servizi che spaziano dalle relazioni con i media all’organizzazione di eventi culturali.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un profilo auto-imprenditoriale come il suo?

Essere un’agenzia mi permette di avere clienti molto diversi ed un potere contrattuale con i miei giornali che chiedono notizie, informazioni e scoop. Tutto ciò mi permette di vivere la cultura attraverso una gamma molto differenziata di autori che la producono. Da  questa posizione privilegiata posso leggere con chiarezza ciò che  mi appassiona di più: la contemporaneità. Lo svantaggio è quello di non poter andare in profondità, come vorrei, su tutti i differenti progetti che devo seguire simultaneamente.

Quali sono i principali clienti per cui ha lavorato durante questi anni?

In passato ho collaborato con Cardi Black Box, Borsalino S. P. A., La Reggia di Venaria Reale –con la mostra “La Reggia di Venaria e i Savoia”, ExibAir,il Museo Dinamico di Forlì. Nel 2006 è nata la collaborazione con Palazzo Grassi  per il quale seguo tutta la comunicazione relativa all’istituzione, compresa l’attività espositiva. Inoltre ci siamo occupati del percorso di realizzazione del Centro di Arte Contemporanea François Pinault Foundation nel complesso storico monumentale di Punta della Dogana e della realizzazione del Teatrino di Palazzo Grassi. Altre realtà con cui collaboro sono Artissima,  Zegnart, la sede di Milano di Lisson Gallery e Artcurial.

Che tipo di rapporto costruisce con la sua clientela?

Si tratta di veri rapporti personali di grande impegno mentale e temporale. Per loro mi considero un consulente e una risorsa, un vero compagno di viaggio. Mi immedesimo in loro per rappresentarli in maniera totale.

Che cosa rappresenta per lei la comunicazione?

La considero un avamposto di osservazione dei cambiamenti che si stanno verificando nel nostro tempo.  Data la mia posizione privilegiata, ho la possibilità di scorgerli prima di altri: una grande fortuna.

Qual è stato l’impatto delle nuove tecnologie sulla sua professione?

L’impatto è stato fortissimo soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro: quando ho iniziato questa attività si comunicava solo con fax e giornali. Oggi il digitale, che per me ha un valore avvincente, assorbe una parte gigantesca della nostra attività. Il web ha portato una grande ottimizzazione del lavoro riducendone significativamente i tempi. Nonostante questo i clienti sono ancora molto affascinati dai media tradizionali che non devono soccombere. L’esperienza e il contributo dei giornalisti della carta stampata continuano ad essere fondamentali.

In che misura la crisi economica ha inciso sulla sua attività?

La crisi economica ha inciso molto su tutto, in primo luogo sui giornali. Io, non essendo collegata al pubblico ma ad attività progettuali molto forti,  non ho avuto grossi sbandamenti, ma le trasformazioni che ne stanno derivando sono davvero incontrollabili. È dunque necessaria una forte propensione al cambiamento e all’ adattamento.

Che consiglio darebbe ad un giovane che vorrebbe intraprendere tale professione?

Il segreto è nell’ atteggiamento: una grande disponibilità è la risorsa più importante per svolgere al meglio questo mestiere. Spesso la mia attività può rappresentare anche solo una fase di passaggio per chi voglia intraprendere un’altra tipologia di carriera. Il bagaglio esperienziale che in questo modo un giovane acquisisce si rivela di fondamentale importanza ed utilità.

Esistono, a suo parere,  grandi differenze tra il sistema di comunicazione italiano e quello estero?

Sì, non tutti i paesi sono uguali. L’Italia  per esempio,  nell’ambito dell’arte, tende a stressare molto la comunicazione in un contesto assai dinamico ed agguerrito, a tal punto da non rendere un servizio efficiente al lettore. In Inghilterra l’ambiente è più rilassato e il giornalista ha molto più margine. In un paese come gli Stati Uniti sono, invece, il valore della testata giornalistica e  l’autorevolezza del giornalista a contare maggiormente.

 

Carlotta Accardo

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