10 domande a Francesco Poli

Francesco PoliDocente all’Accademia di Brera di Milano, Francesco Poli è anche un esperto di collezionismo d’arte. Nel suo libro “Collezionisti d’arte tra professione e passione” ha raccontato le storie dei più importanti collezionisti italiani.

Quali sono i compiti del collezionista all’interno del sistema dell’arte?

Dipende dal livello di coinvolgimento che ha all’interno del sistema: maggiore è il coinvolgimento più andrà a ricoprire ruoli e funzioni che vanno al di là della costruzione di un patrimonio culturale ed economico attraverso la propria collezione. Inciderà concretamente sulla domanda e sull’offerta delle opere.

Quando un collezionista acquista pensa alla carriera dell’artista?

Alcuni collezionisti, come per esempio Paolo Consolandi, studiano la vita e il lavoro dell’artista. Solamente dopo una valutazione positiva decidono di acquistarlo. Ovviamente sono preoccupati del successo di ciò che hanno comprato e se l’investimento verrà ripagato con un valore aggiunto nel lungo termine.

I collezionisti preferiscono scegliere da soli o si affidano a dei consulenti che li indirizzano nell’acquisto delle opere?

Un collezionista vuole esprimere e di conseguenza comprare ciò che più gli piace. A volte prendono delle grosse cantonate, ma proprio su questi errori si costruisce la giusta via. Esiste anche un gruppo di collezionisti intermedi che si affidano sin dal primo momento a dei consulenti, i quali possono essere galleristi o critici d’arte che hanno l’abilità di proporre un universo di opere “sicure”.

Ci sono collezionisti che acquistano perché si “innamorano” delle opere?

Sì, e spesso sono gli stessi collezionisti che non vendono mai le loro opere. Alcuni sono fissati con un unico artista, per esempio chi acquista solo Morandi. Ma la definirei una tendenza più sentimentale e difficile rispetto alla nuova ondata culturale di oggi.

Il collezionista crea o segue dei trend del mercato dell’arte?
Dipende. Nella maggior parte dei casi seguono delle mode e degli scoop di mercato. Ascoltano le persone che ritengono più accreditate nel settore dell’arte. Mentre collezionisti un po’ più ferrati e consapevoli di questi trend momentanei tendono a fare scelte fuori dagli schemi. Questo perché seguendo i trend non si arriverà mai primi ma tra gli ultimi negli acquisti, rischiando di pagare troppo per un’opera che poi perde valore o si abbassa di quotazione. Inoltre esistono, a livello ancora più alto, collezionisti come Giuseppe Panza che incidono sulla carriera degli artisti ricoprendo un ruolo quasi di registi delle tendenze del momento.

Ci sono delle differenze tra i collezionisti di arte antica e i collezionisti di arte contemporanea?

Diciamo che la pulsione collezionistica è una tensione, un atteggiamento che può prendere diverse direzioni. Chiaramente dipende dai propri interessi culturali e personalità. Per specializzarsi i collezionisti di arte antica tendono a precisare il settore e l’epoca. Ma ci possono essere anche dei collezionisti che hanno competenze e cultura sia nell’antico che nel contemporaneo e creano una collezione di gusto con compresenza di opere rappresentanti ambedue i periodi. Del resto è un tipo di lavoro che stanno svolgendo anche molti curatori di musei creando dei cortocircuiti tra antico e moderno, ed è una tendenza affermata anche oggi nell’arredamento di interni.

In che modo si è sviluppato il collezionismo della fotografia in Italia?
In Italia il collezionismo della fotografia è partito con un certo ritardo rispetto agli Stati Uniti dove, invece, negli anni ’60 i musei avevano già sezioni dedicate alla fotografia. La grande svolta del collezionismo fotografico italiano è avvenuta quando, per entrare nel circuito delle gallerie, grandi fotografi come Giacomelli, Mulas o Basilico si sono fusi assieme ad artisti concettuali e minimalisti degli anni ’60-’70 che utilizzavano la fotografia come mezzo. Quindi non esiste più successivamente una differenziazione tra fotografi ed artisti e la fotografia comincia a circolare nel mondo del collezionismo, sostituendo anche veri e propri quadri sui muri delle case.

Lei è un collezionista?
No. Ho dei bei lavori ma mi sono sempre stati donati dagli artisti con i quali ho collaborato. Ci sono affezionato perché fanno parte della mia storia ma non sono una persona attaccata all’oggetto. Certo è bello possedere delle belle opere ma non la definirei una collezione.

Come creare una collezione d’arte di successo?

Anticipare gli acquisti rispetto al mercato. Questo è il segreto di un bravo collezionista. Per citare un esempio, nel ’61 a Milano, alla Galleria del Naviglio fu organizzata una mostra dedicata a Jasper Johns voluta dal grande collezionista ed imprenditore Franco Marinotti. Non fu venduto neanche un quadro, nonostante la disponibilità economica, perché il livello di conoscenza e di preparazione sull’artista e sul tema non erano sufficienti per poterne prevedere il successo futuro.

Che consigli darebbe ad un giovane che vorrebbe iniziare a collezionare
?
Primo, rischiare e scegliere secondo il proprio gusto; secondo, appassionarsi e capire il lavoro degli artisti, perché esistono moltissime di persone che comprano e non ne conoscono il vero motivo. Conoscere a fondo il senso di una produzione comporta un impegno e una sensibilità che va coltivata, ed una collezione auto-diretta credo dia una soddisfazione unica.

Elisa Massignan

 

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