L’importante ruolo del registrar: il caso di Palazzo Strozzi

Nel panorama culturale internazionale sta emergendo una figura professionale di grande importanza, nata negli Stati Uniti tra gli anni 50 e 60: il registrar. È un ruolo fondamentale sia all’interno dei musei sia nell’organizzazione di mostre. I suoi compiti sono molteplici e spaziano dalla cura vera e propria delle collezioni ai trasporti di opere, alle assicurazioni, all’allestimento. In Italia negli ultimi anni comincia a esserci interesse verso questa figura. Nel 2000 è nata l’associazione “Registrarte” (che, come emerge dallo Statuto, è “punto di riferimento per tutti coloro che operano nel campo della gestione di collezioni museali e dell’organizzazione di mostre e che intendono impegnarsi per elevare gli standard professionali del settore”) e il registrar è una professione riconosciuta dalla Carta Nazionale delle Professioni Museali. Tuttavia sono ancora pochi i musei e gli spazi espositivi italiani che riconoscono questo ruolo e spesso le funzioni del registrar vengono ricoperte da altri operatori che non hanno competenze specifiche.

Una positiva eccezione in questo quadro è la Fondazione Palazzo Strozzi, dotata di un team di registrar con tre persone (L. Pacifici e S. Pugliese per il coordinamento organizzativo, M. Bersotti per le immagini e pubblicazioni) che si occupano di tematiche sia operative sia “teoriche”.

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Questa scelta permette alla Fondazione di curare nel dettaglio tutti gli aspetti relativi alle grandi mostre. I suoi veri punti di forza sono la capacità di pianificare nel tempo le attività e di stringere relazioni con le grandi istituzioni museali nazionali ed internazionali. Ad esempio grande successo ha avuto la mostra “La Primavera del Rinascimento” (dal 23 Marzo all’8 Agosto 2013 a Palazzo Strozzi e attualmente al Louvre), in collaborazione sin dall’inizio con il museo del Louvre e pianificata tre anni prima.

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È stato un caso di ottima sinergia tra la direzione del grande museo parigino e le figure della Fondazione Palazzo Strozzi; un ruolo fondamentale l’hanno avuto anche i curatori Beatrice Paolozzi Strozzi e Marc Bormand, che con il loro grande potere nelle trattative sono riusciti ad ottenere prestiti altrimenti molto difficili. Il registrar deve avere anche competenze di tipo economico: il primo passo per l’organizzazione di una mostra è infatti la redazione del budget, in genere suddiviso in quattro voci: imballaggio-trasporto, assicurazioni, loan fee-restauri, allestimento. Nei casi di mostre coprodotte è sempre molto delicata la suddivisione delle voci di costo tra le sedi. Per “La Primavera del Rinascimento” al Louvre spettava il pagamento dei trasporti e delle assicurazioni per la traferta, a Palazzo Strozzi le casse e la maggior parte dei costi delle fee e dei restauri delle opere. Nella scelta iniziale di queste contano sia motivi scientifici che di costo e in genere ci sono nette scremature: per la mostra citata le opere iniziali erano 200 e sono state ridotte a 137. Una volta ottenuta la lista più o meno definitiva curatori e registrar dividono le opere per zone o nazioni in cui si trovano e le studiano per capire quali possono accedere agli spazi delle mostre in base a criteri di misura e peso. A questo punto si procede con la richiesta di prestito che deve contenere un preambolo con una breve descrizione della mostra, la richiesta dell’opera specifica, anche in più lingue, le garanzie (ad esempio l’impegno a lavorare con specialisti e a usare tutte le dovute precauzioni nei trasporti e nell’allestimento). Alcune opere sono decisive per la riuscita di una mostra: per la “Primavera del Rinascimento” era fondamentale il confronto tra la formella del “Sacrificio di Isacco” di Brunelleschi e lo “Spinario” dei Musei Capitolini. Per quest’ultimo ci sono stati dei problemi (in particolare di reciprocità di prestiti) e si è deciso di “ripiegarie” sullo “Spinario” di Galleria Estense. Quando si richiede il prestito di un’opera bisogna informare la soprintendenza, che a sua volta dà il suo parere al Ministero che, tramite una commissione apposita, dà un parere positivo o negativo in base a motivazioni soprattutto conservative. In questi casi ci sono spesso difficoltà date dal fatto che i tempi sono in genere molto lunghi. Una volta ottenuti i prestiti vengono chiamati in causa altri interlocutori per varie attività:

  • Il restauro: nel caso della mostra dello scorso anno sono costati circa 150.000 euro. Il Louvre ha finanziato il restauro del S. Ludovico bronzeo di Donatello per circa 50.000 euro, con l’imbastimento di un imponente cantiere a S. Croce.
  • L’assicurazione: viene spesso effettuata tramite calcoli di risk management, che in realtà non coprono tutti i rischi possibili per l’opera. Molti paesi hanno emanato decreti in base ai quali lo stato ospitante si può assumere i rischi in caso di danni: non si tratta di una vera e propria copertura assicurativa, ma di una presa di responsabilità. In Italia non è commisurato al valore della mostra, ma di un fondo, che viene “tenuto fermo” e viene utilizzato in caso di danni. Per “La Primavera del Rinascimento” il costo per la copertura assicurativa è stato così ripartito: 590 milioni Garanzia di Stato, 38 milioni assicurati dalla Fondazione Palazzo Strozzi con la propria assicurazione commerciale, 93 milioni assicurati con compagnie scelte dai prestatori.
  • I trasporti: è sempre necessario un sopraluogo iniziale e spesso ci sono movimentazioni “speciali”. Ad esempio per il “S. Matteo” del Ghiberti a Orsanmichele le operazioni di imballaggio potevano essere effettuate soltanto durante le prime ore del mattino e le ore serali, a causa del traffico: è stato imballato in tre ore serali, con una cassa ghigliottinata.
  • Il condition report: è lo stato di conservazione delle opere, che viene redatto sia al momento dell’apertura delle casse, sia quando viene disallestita la mostra. Nel caso in cui non sia presente Palazzo Strozzi ne redige uno nuovo. È un documento fondamentale che accerta che le condizioni di arrivo siano le stesse di quelle di partenza.
  • L’allestimento: vengono spesso riprodotte le “condizioni originali” dell’opera e bisogna capire come devono essere montati gli oggetti. Nella mostra presa in analisi uno dei pezzi difficili da movimentare era un altare quattrocentesco del Museo Bardini, in pietra e pieno per metà: sono state utilizzate stecche saponate su cui scorreva la scultura.
  • Il Corriere: segue l’opera nei vari spostamenti, controlla i condition report, si accerta dell’istallazione.

È quindi facile capire che il ruolo del registrar in museo è molto variegato e necessita di una serie di competenze multidisciplinari che poche persone nel mondo dell’arte sono in grado di ricoprire. La qualità che maggiormente deve avere un buon registrar è probabilmente quella di saper valutare i tempi di tutte le attività: dai prestiti ai trasporti, dalle assicurazioni al montaggio delle opere. Fondazione Palazzo Strozzi è un esempio di eccellenza in questo campo e il successo della mostra “La Primavera del Rinascimento” è stato il frutto di un intenso lavoro di coordinamento di tutte le attività e della grande competenza dello staff di registrar.

Immagini

“La Primavera del Rinascimento” e “Palazzo Strozzi” courtesy of google.com

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