Biennale dell’antiquariato di Firenze: quando il passato rilancia il futuro

A dimostrare come l’antiquariato non stia esalando i suoi ultimi afflati vitali, è la conclusione delle prime 3 giornate della Biennale internazionale dell’antiquariato di Firenze.

Giunta alla sua XXVIII edizione, la fiera si pone come il più importante evento a livello nazionale di arte antica. 74 espositori, di cui 11 stranieri, espongono a Palazzo Corsini i principali frutti della loro ricerca: più di 4000 capolavori tra quadri, mobili, oggettistica e statuaria.

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Palazzo Corsini, scorcio degli interni

 

Gli obiettivi di ottimismo, fiducia e la volontà di rendere la Biennale un nuovo incipit per la diffusione dell’arte antica sono stati di buon auspicio: nel solo giorno di preview, 4 ottobre, molte delle opere esposte sono state vendute ai collezionisti invitati.

Il 5 ottobre, giorno di apertura al grande pubblico, è stato minato dal maltempo, che tuttavia non ha minimamente compromesso la presenza dei clienti  e collezionisti effettivi. Le vendite hanno superato le aspettative degli stessi antiquari, in linea d’altronde con i risultati ottenuti da fiere internazionali come Masterpiece London. La crisi è dunque relativa: ripresa o fascia di clienti che la crisi non ha intaccato?

A prescindere da una risposta che ora risulterebbe prematura, la decisione di calmierare i prezzi delle opere è stata adottata solamente da alcuni degli espositori, in particolar modo per quanto riguarda le tele. Tuttavia, la Biennale rimane il luogo dove le buone occasioni e gli affari si possono scovare. Se non per un price range difficilmente accessibile ai più, sicuramente per la qualità e la garanzia certificata delle opere.

I cancelli di ingresso introducono agli stand di Robilant+Voena, di Castro, Cesare Lampronti, Fabrizio Moretti, de Jonckheere.

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Tra gli oggetti più ricercati le sculture del ‘600. Si registra un aumento nell’esposizione di disegni, litografie, acqueforti e stampe d’epoca: interessanti le proposte della galleria di Enrico Frascione, con disegni di Salvator Rosa e Luca Giordano, e della galleria di Silverio Salamon, con acqueforti di Rembrandt.

Sostanziali novità e spiragli di innovazione si stanno aprendo sulla scena antiquaria nazionale, a partire dalle scelte espositive ed organizzative degli stand.

Lo stand di Matteo Lampertico vede accostati un paio dei “Concetti spaziali” di Fontana ed un Castellani a tele del Seicento, scelta condivisa ed adottata anche da Sperone Westwater. Interessante l’inconsueta grafica adottata nelle didascalie dallo Studiolo Cribiori. Si distingue per un set up curato nei minimi dettagli ai limiti di una scenografia teatrale, lo spazio espositivo di Chiale Antiquariato: tra le opere esposte un busto di Antonio del Pollaiolo, un raro cassettone veneziano del 1750 in laccatura originale e due mori del 1750 in lacca ed oro, appartenuti alla famiglia Orsini.

Chiale stand

Lo stand di Chiale Antiquariato, al centro il busto di Antonio del Pollaiolo

 

Coraggiosa ed allo stesso tempo vincente la scelta della galleria di Adolfo Nobili nel presentare un allestimento tematico, quest’anno dedicato alle battaglie. Esposte le tele di Jacques Courtois ed un’opera dal carattere museale per il supporto utilizzato e l’eccezionale stato conservativo: un olio su vetro attribuito ad Antonio Tempesta raffigurante la conversione di Paolo o di Costantino, proveniente dalla collezione dell’ultimo Lord Wraxall. Alla precedente Biennale 2011, lo stand aveva proposto quadri di Mattia Preti, Luca Giordano ed Antonio Zanchi.

Fino al 13 ottobre rimane tempo necessario a verificare se l’afflusso preventivato di 25000 visitatori rispetterà le statistiche.

Dario Picco

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