La Dea di Morgantina: tra appartenenza culturale e visibilità

DEA di MORGANTINA - AIDONE

Come ho già avuto modo di raccontare in un precedente post, questa estate ho dedicato del tempo alla scoperta della Sicilia.
Non avendo mai visitato prima questa antichissima terra, il mio viaggio ha inizialmente rischiato di diventare una vera e propria corsa verso quelle mete artistiche tanto sognate; un tragitto ragionato, ma piuttosto prevedibile: Palermo, Selinunte, Segesta, La valle dei templi a valle di Noto con le sue città barocche (delle quali ho già parlato), Siracusa, e poi ovviamente Villa Romana del Casale.

E’ proprio in questo magnifico sito archeologico, giustamente apprezzatissimo per i suoi grandiosi mosaici, che il mio viaggio ha acquisito una tappa imprevista: Aidone.
Aidone  è un piccolo paese aggrappato ai monti Erei, a poca distanza da Villa romana; poche strade, pochi esercizi, ma con un museo archeologico regionale ben tenuto e ospitante opere di grande valore, come il tesoro (gli argenti) di Morgantina, e la vera protagonista di questo luogo: la dea di Morgantina.

L’opera è certamente di grande valore artistico ma anche simbolico, perché rappresenta un’esemplare caso di opera trafugata da un sito archeologico, venduta illecitamente al Paul Getty Museum di Los Angeles e rimpatriata in seguito a lunghissime trattative.

La dea di Morgantina è una statua alta 2,24 m (pari a ca. 8 piedi), scolpita tra il 425 a.C. e il 400 a.C. nel periodo in cui Morgantina venne ceduta a Kamarina dopo gli accordi voluti da Ermocrate di Siracusa (424 a.C.). L’opera è un acrolito attribuito alla scuola di Fidia, che vede l’impiego del marmo per la realizzazione delle parti nude quali la testa, le braccia e i piedi, mentre il panneggio è realizzato in tufo locale.

La magistratura ha ricostruito le disavventure della dea, erroneamente chiamata per molto tempo la “Venere”; ha accertato che nel 1985 venne trafugata e ceduta da un trafficante di Gela a un cambiavalute di Lugano, che a sua volta la rivendette per 5,5 milioni di dollari a un collezionista inglese.
L’ultimo passaggio documentato della rete commerciale illegale è del 25 luglio 1988 quando venne acquistata dal Paul Getty Museum per 18 milioni di dollari.

Dopo 22 anni di trattative nel 2011 la dea è tornata a casa, e in tal senso la perizia petrografica che ne ha garantito l’appartenenza italiana si è rivelata cruciale.
Sono state molte le personalità in ambito politico e amministrativo che si sono battute per la restituzione della dea, come il ministro per i Beni e le Attività culturali Giancarlo Galan, il presidente della Regione Sicilia (che ora detiene la proprietà della statua, restituita dal Getty Museum) Raffaele Lombardo, il consigliere del presidente della Repubblica per il Patrimonio artistico Louis Godart e il senatore Francesco Rutelli, ex ministro per i Beni culturali.

P1220339

Oggi la dea è tornata a casa, ad Aidone, ma a discapito delle rosee aspettative degli specialisti del settore l’affluenza giornaliera è bassissima: trentasei visitatori paganti al giorno. “Se fosse vanitosa, la stupenda Dea di Morgantina chiederebbe di lasciare subito Aidone, sui monti Erei, in mezzo alla Sicilia, per tornarsene al Getty di Los Angeles dov’era fino al 2010 riverita da un numero immensamente più grande di ammiratori”; in un brillante articolo uscito sul Corriere della Sera il 23 febbraio 2012 Gian Antonio Stella gioca a provocare per instillare nuove prospettive.
Se da una parte il rimpatrio in Italia della dea risulta del tutto legittimo, dall’altra ragiona sulle delicate dinamiche che governano il turismo culturale nazionale e internazionale: quanto conta che i piedi marmorei della dea calpestino il suolo di Aidone, anziché quello di un’altra città della Sicilia, magari più raggiungibile? Non avranno forse maggiore valore tutti quegli sguardi che si potranno posare sulla possente dea?

Il caso di Aidone mi ha fatto riflettere molto, e tra un articolo e l’altro, tra i pareri dissonanti nasce una mia piccola intuizione: spesso gli operatori culturali e i fruitori stessi tendono ad essere categorici e miopi, possessivi nei confronti del nostro grande patrimonio, dimenticandone la funzione comunicativa ,l’importanza di intensificare il rapporto tra i nostri beni artistici e le logiche del turismo culturale.

 

Di Francesca Sonzogni

4 thoughts on “La Dea di Morgantina: tra appartenenza culturale e visibilità

  1. La Dea di Morgantina fu merce di scambio politico in un periodo in cui Siracusa era un centro cruciale del Mediterraneo, tale da attirare alla sua corte Platone, e da espandersi in Oriente fino a mettere in crisi i domini cartaginesi a Lilibeo e Drepanum (Trapani).
    Sono anni in cui Siracusa conosce una crescita esponenziale di monumenti, nonché di intellettuali, tra cui Filisto e Timeo. Ma non solo: Agrigento fa a gara con la città ionica aumentando il numero di templi, e la Sicilia genera intellettuali che confluiranno anche nella cultura romana, come Diodoro Siculo (di Agira, vicino Enna), e il più importante di tutti: Archimede di Siracusa.

    Tanti nomi, cose. E’ bene ricordarle perché, come dice Stella, piuttosto che spostare la Dea in un luogo più accogliente bisogna fermarsi, e guardare indietro, quando la Sicilia era al Mediterraneo come Hong Kong al Mar Giallo. Rivedere trasporti, accoglienza, offerta: dare alla Dea la reggia che merita.

  2. Certamente la dea non dovrebbe lasciare- e si spera non lascerà- la sua terra di origine. Siracusa, Agrigento ma non solo: la Sicilia ha generato competizioni, scontri, e di conseguenza grandi pensatori. Credo che per noi italiani sia di vitale importanza imparare ad associare un’opera d’arte alla meritata gloria del territorio sul quale è sorta. Sono altresì convinta che non considerare le logiche che governano il turismo culturale sia deleterio. Queste logiche non presuppongono nessun ingranaggio cinico e machiavellico, ma semplici circostanze legate alle tempistiche ristrette dei viaggiatori e, si, anche alla disinformazione. La dea oggi se ne sta ad Aidone, magari se ne potesse stare a Siracusa, ad Agrigento o a Trapani!

  3. Pingback: Gruppo: Museum Marketing Management | Master economia e management dell'arte e dei beni culturali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...