PADIGLIONE RUSSIA, VADIM ZAKHAROV. DANAË: TRA VERITÀ UNIVERSALI E PROVOCAZIONE

Per la 55esima edizione della Biennale di Venezia, la Russia ha scelto di farsi rappresentare da Vadim Zakharov, esponente di spicco del Concettualismo Moscovita.

L’artista Vadim Zakharov.
Fonte: http://www.domusweb.it

Questo movimento, che rappresenta il più importante contributo della Russia al processo artistico internazionale degli ultimi decenni, nasce sottotraccia negli anni ’50 e trova la sua ufficializzazione solo nel 1979, quando il critico d’arte Boris Groys ne definisce il nome, descrivendolo come una “versione romantica, sognante e psicologizzante dell’arte concettuale degli anni ’60 e ’70”. La promozione e diffusione del Concettualismo Moscovita in Europa e nei musei europei è stato l’obiettivo primario della Stella Art Foundation, presieduta da Stella Kesaeva, committente del Paglione Russia per questa edizione della Biennale. Nell’ottica dell’apertura internazionale si spiega anche la scelta del curatore del padiglione: Udo Kittelmann, direttore della Nationalgalerie, Staatliche Museen zu Berlin, che aveva precedentemente lavorato con Zakharov in diverse occasioni.

Vadim Zakharov con Udo Kittelmann nel 1995 a Colonia.
Fonte: http://www.artguide.com

Vadim Zakharov è, anche, editore, teorico e storico del Concettualismo Moscovita. Durante i 30 anni della sua attività artistica si è espresso attraverso installazioni, performance, video, oggetti , dando vita ad una produzione talmente vasta  da essere diventata ormai impossibile da circoscrivere, nella quale ogni azione fa parte di un grande insieme in continua trasformazione. La memoria del lavoro e del percorso precedente assume un ruolo fondamentale nella sua produzione, fatta di citazioni e riferimenti, possibili grazie all’archivio, che l’artista possiede e cura personalmente, nel quale è conservata testimonianza di tutto il lavoro suo e del gruppo del Concettualismo Moscovita. Il filo conduttore delle sue riflessioni parte dalla storia, che spesso diventa storia del pensiero, filosofia,religione, ma il modo in cui l’artista comunica è provocatorio e mira a destabilizzare e spiazzare l’osservatore, spingendolo  all’esplorazione dell’inconscio, all’esperienza metafisica. Secondo Boris Groys, la grandezza  di Zackharov risiede nel fatto che richiede da noi una comprensione che giace al di là del nostro strutturato orizzonte delle esperienze.

L’artista ha dichiarato di aver lavorato un anno intero per la preparazione e l’allestimento del padiglione veneziano, con l’intento di raccogliere la sua intera storia creativa in un progetto, senza troppo gravare sull’esperienza dello spettatore. Danaë punta infatti ad un coinvolgimento attivo di chi guarda, aprendosi  a più piani interpretativi, come quello estetico, politico/culturale/filosofico e psicologico, e ponendosi come opera fuori dal tempo. Si tratta di un approccio alla cultura decisamente universalista (contrapposto a quello nazionalista) che è sempre stato tipico dell’intellighenzia russa, e che Zakharov ha sempre sostenuto ed adottato nella sua arte.

L’apertura tra i due piani del padiglione, creata appositamente per l’installazione.
Fonte: http://www.ignant.de

Il progetto Danaë è, nella concezione e nella realizzazione, monumentale e grandioso, tanto da aver richiesto un intervento strutturale sul padiglione, per la prima volta dalla sua costruzione nel 1913 ad opera dell’architetto caro alla famiglia dello Zar,  Aexej Ščusev. L’installazione è stata pensata come una performance in cinque atti, con attori, movimento di materia e con il coinvolgimento attivo del pubblico. A differenza del mito infatti, le donne qui non sono passive, strumenti nelle mani degli uomini, ma la forza propulsiva dell’intera performance.

La stanza-gineceo.
Fonte: http://www.thetripmag.com

Le Danaë, monete fatte coniare appositamente dall’artista, riportano sul rovescio le parole “TRUST/ UNITY / FREEDOM / LOVE”, cioè i valori positivi che alimentano il circuito, e piovono dalla sommità del padiglione andandosi a depositare in un dorato cumulo sul pavimento di una stanza al primo piano, alla quale solo le donne hanno accesso.  Zakharov ha collegato simbolicamente questa stanza- gineceo al grembo materno ed alla caverna platonica; qui coloro le quali visitano il padiglione raccolgono le monete e le portano in un secchio collocato in un ambiente adiacente, sul cui pavimento è rappresentata l’immagine della Danae di Rubens conservata all’Ermitage, così come fu ridotta da un pazzo che nel 1985 accoltellò e gettò acido sulla tela ,episodio che per Zakharov accresce il valore simbolico dell’opera.

La Danae di Rubens riprodotta nel padiglione.
Fonte: http://www.amazon.it

Il piano superiore è invece accessibile agli uomini, che possono osservare la stanza -gineceo attraverso una grande apertura nel solaio, circondata da una balustra-inginocchiatoio che l’artista ha creato per costringere chi voglia guardare il mucchio d’oro e le donne, a compiere quel gesto che simboleggia il pentimento, invocato ironicamente anche attraverso una serie di iscrizioni sulle pareti, perentori inviti a riflettere sulle colpe proprie del genere maschile (maleducazione, lussuria, narcisismo, avidità, banalità, eccetera). Due attori in vesti da broker completano la performance: uno solleva il secchio che le donne hanno colmato con le monete Danaë, riversandole nel meccanismo che crea la pioggia; l’altro, colui che l’artista ha provocatoriamente definito il “moderno pensatore”,  riflette a cavallo di un’alta trave, mangiando noccioline.

Il “moderno pensatore”.
Fonte: http://www.danielzakharov.de

Il riferimento alla borsa è un indizio che aiuta a cogliere ciò che l’artista vuole suggerire. In particolare, gli ultimi due personaggi indicano l’astrazione dalla realtà (uomo che cavalca la trave) di chi maneggia grosse somme di denaro, come fossero noccioline. Il significato della performance punta a realtà universali nel tempo, come la seduzione corruttrice del denaro (capace di contaminare sia gli individui che il sistema) e l’avidità umana, ma contemporaneamente contestualizza il mito ai nostri giorni, introducendo un elemento nuovo: l’informazione, suggerita dalla grande antenna parabolica che giganteggia all’esterno del padiglione.

L’esterno del padiglione e l’antenna parabolica.
Fotografia di Luca Del Piano

Zakharov ha spiegato: “Invece del miracolo della penetrazione divina, abbiamo una guerra di informazioni, nella quale ogni nuova informazione vale il suo peso in oro e a volte anche di più. L’antenna parabolica, o i flussi di informazioni, che ci penetrano, sono direttamente collegati con il mito di Danaë. Il denaro gioca la parte più importante, come mai prima d’ora. Il tonante Zeus si è trasformato nella borsa valori.”. Ma questi sono solo alcuni dei molteplici livelli di lettura che caratterizzano tutte le opere di Zakharov, per interpretare le quali ci si può muovere in diverse direzioni, ad infiniti livelli di profondità, favorita in questo caso dall’universalità del mito.

Zakharov, che sostiene che la civiltà odierna stia ricadendo in una nuova barbarie, caratterizzata dalla concezione del denaro come unico mezzo di autorealizzazione, autocoscienza e sopravvivenza, non è rappresentato da nessuna galleria, ma conserva egli stesso, nel suo archivio, le opere da lui prodotte e le testimonianze di tutte le sue performances (insieme a quelle degli altri esponenti del Concettualismo Moscovita). Non sembra affatto interessato al mercato, se non come fenomeno sociologico da osservare e criticare. Tuttavia, alcune sue opere hanno avuto dei passaggi in asta, soprattutto attraverso il  dipartimento di Modern and Contemporary Russian Art di Sotheby’s Mosca. Le fotografie delle sue performances sono state valutate tra i 5 mila e gli 8 mila euro, rimanendo però sempre invendute, mentre un discreto successo hanno avuto i suoi dipinti della metà degli anni ’80, che tra il 2007 ed il 2009 sono stati venduti con stime che variavano tra il 12 mila ed i 35 mila euro. Il prezzo più alto è stato raggiunto per il dipinto “B-5”, venduto nel 2007 da Phillips, De Pury & Luxembourg  a 60.127 euro.

Vadim Zakharov, “B-5”, olio su tela, 1986
Fonte: http://www.arcadja.com

L’ultima opera passata in asta è il dipinto “Papillon”, del 1990, che a giugno 2013, presso la casa d’aste Pierre Berge di Parigi, è stato venduto per  18 mila euro, al netto delle commissioni.

Appare però bizzarro parlare del mercato di un artista che  ha un rapporto quantomeno provocatorio con il denaro, al punto da incentrarvi anche più di una performance, tra le quali vale la pena ricordare la serie “Stimulation”, del 1980, nella quale il denaro giocava il ruolo di “stimolatore della comparsa delle rughe sul viso”: per pochi rubli, i protagonisti della performance erano invitati a mantenere smorfie sul viso per il maggior tempo possibile.

Image
Vadim Zakharov in un momento della sua performance “Stimulation”, 1980.
Fonte: http://www.conceptualism-moscow.org

Teresa Armenise

Un particolare ringraziamento a Luca Del Piano e Irene Brustia

 

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