‘Azīza rinnova Palermo: arte contemporanea ai Cantieri Culturali

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L’arte di abbellire e creare con fantasia – “azzizzare” significa proprio questo nel dialetto siciliano – è alla base del progetto che ha preso piede negli spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa, storica sede delle Officine Ducrot, nel primo Novecento, poi tristemente cadute in disuso.

Circa 70 giovani artisti hanno scelto di dare questo nome alla prima mostra realizzata, ‘Azīza, per un duplice rimando: “Ziz”, “fiore” in lingua punica, è l’originaria denominazione di Palermo; “al-‘Aziza”, ovvero “la splendida” in arabo, è invece il nome con il quale i musulmani chiamavano il castelletto arabo-normanno del Palazzo della Zisa, adiacente agli spazi dei Cantieri.

Il progetto è stato avviato circa 6 mesi fa, quando ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee ha lanciato il progetto “IN WORK Artisti per ZAC”: i giovani selezionati, dall’Accademia di Belle Arti di Palermo ma non solo, hanno condiviso lo spazio e la temporalità per confrontarsi ed esprimersi individualmente dialogando con il territorio e ponendosi in rapporto con la città.

La mostra, inaugurata lo scorso 11 luglio e visitabile sino al 17 novembre, ne testimonia, dunque, l’attività e si inserisce tra una serie di altre interessanti attività promosse dallo stesso ente.

Fra le opere più interessanti, Ri-creazione di Marco Mirabile si fa notare per i rimandi ad una moderna sacralità, caratterizzata dalla presenza di una ritualità ciclica di morte e rinascita ed evocata dal “totem” che si compone di pannelli decorati da imponenti figure al confine tra blasfemo e santo ed al cui interno si erge un teschio di capro su una massa non meglio definita di rifiuti e materiali plastici, espressione dell’odierna società. Completa il lavoro un grande trittico a muro, evocante le ieratiche icone bizantine rilette attraverso un sintetico linguaggio espressivo – accostabile a correnti storiche quali la Secessione viennese o l’Espressionismo ma anche ad artisti contemporanei come Mimmo Paladino – contraddistinto da profondi solchi sul legno delineanti madonne gravide su fondi oro e santi dalle enormi mani sulle quali si stagliano inquietanti occhi. 20130824_18193320130824_181754

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La bulgara Desislava Mineva, diplomata alla Libera Accademia di Arti Plastiche Jules Pasquin di Sofia e all’Ecole Nationale des Beaux-Arts di Parigi, ha esposto Zona fertile – installazione composta da un cumulo di terra, all’angolo del padiglione, che accoglie semi donati da tutti gli altri artisti di ZAC e dai cittadini palermitani, e che tornerà, alla fine dell’esibizione, all’aperto, nel giardino dei Cantieri Culturali – per condurre alla riflessione ed al risveglio delle coscienze dopo un lungo impoverimento culturale ed ambientale avvenuto nella città.

Alla religione ed alla terra si ricollega anche l’opera di Calogero Canalella, Il figlio della terra, una scultura in resina raffigurante un uomo con il naso allungato ed a braccia aperte, come fosse in croce, che si erge in bilico su un lungo tronco d’albero, rievocante in qualche modo le opere di Giuseppe Penone, a due metri d’altezza. 20130824_181356 20130824_175043

Ignazio Mortellaro, presente a Palermo anche a N38E13 con Land, contribuisce al progetto dei Cantieri Culturali portando avanti la sua indagine sul rapporto fra Uomo e Natura, attraverso l’installazione Air Density, grande piano di cemento, suddiviso in quadrati da una struttura metallica secondo la progressione di Fibonacci, sul quale è adagiato un paracadute degli Arditi della Folgore, da cui si espande il flebile suono dell’aria provocato da una ventola di areazione e registrato da un microfono.

Altre opere, come quella di Desideria Burgio, mirano a recuperare la memoria storica dei luoghi prescelti ed a porre l’attenzione sul passaggio del tempo: Parents è un’installazione nata dal riutilizzo di una grande finestra, trovata fra i vecchi capannoni dei Cantieri della Zisa, sulla quale l’artista ha collocato 38 antiche fotografie della sua famiglia rievocando, in tal modo, la memoria intima e quella collettiva; la finestra diviene una cornice aperta sul tempo, grazie alla quale le storie ed i ricordi passati divengono accessibili a tutti. 20130824_18092220130824_180146

Sempre a proposito di recupero Andrea Mineo crea il suo Grande Teatro riutilizzando materiali e vecchie scenografie in disuso, trovate anche in questo caso nei capannoni, a formare una grande struttura mobile lignea con otto lampade in ferro battuto.

Francesco Cuttitta si concentra, invece, sul contesto sociale palermitano, contrapponendo realtà fra loro molto distanti ma, oggi, complementari: Senza titolo in 66 parti è composto da una fotografia scattata in un centro commerciale nella quale è proiettata più volte la figura dell’artista, a richiamo della molteplicità delle visioni degli attori sociali all’interno di quel luogo, frazionata e conchiusa tra vecchie cornici recuperate a Ballarò, storico mercato della città che si contrappone alla modernità ed al lusso del centro commerciale. 20130824_17525920130824_180026

Roberto Rinella offre una lettura diversa ma, in qualche modo, complementare a quella di Cuttitta su Palermo: L’osservatore è una composizione risultante da circa 200 fotografie sovrapposte a formare un’unica variegata ed affascinante veduta urbana, frutto della commistione fra scorci palermitani e scatti raffiguranti luoghi ed esperienze lontani nel tempo, come Parigi, Londra, Barcellona e Fes.

José Florentino, anch’esso presente a N38E13 con Lettera a Messier, propone un lavoro in collaborazione con Stefania Artusi per lo ZAC, Some Disordered Interior Stars, nel quale i due intervengono su un bollettino delle Effemeridi di Sole, Luna e Pianeti dell’Osservatorio Astronomico di Palermo inserendo parole, ritagli di giornale, disegni e soprattutto due scatti in bianco e nero che li ritraggono completamente nudi all’interno dello Spazio Zero dei Cantieri Culturali: in omaggio a Francesca Woodman ed al suo Some Interior disordered geometries, i due artisti si librano nell’aria liberandosi ed innalzandosi ad un ordine superiore, sublime, celeste. 20130824_17422820130824_17430420130824_17570720130824_175624

Fra gli altri artisti è utile ricordare Roberta De Grandi, infine, per il suo TimeLine (The Magnificent Seven) che unisce idealmente ma non solo tutti i partecipanti ad ‘Azīza: la grande sfera tessile è il risultato dell’unione dei tessuti donati da ciascun artista alla De Grandi in una striscia continua della lunghezza complessiva pari al perimetro interno di ZAC; quale migliore espressione dello spirito di condivisione e di unione alla base del progetto e contenente in sé i molteplici sviluppi futuri possibili?

Alla fine di ‘Azīza si spera, infatti, di proseguire il percorso intrapreso con altre esposizioni ed eventi in grado di coinvolgere gli artisti e la città, soprattutto considerando le caratteristiche specifiche dell’area dei Cantieri Culturali prescelta. 20130824_173941

In realtà, infatti, lo ZAC esiste da parecchi anni, in quanto era stato concepito come sede del Museo d’Arte Contemporanea della Città di Palermo, ma il progetto non si era mai davvero sviluppato se non alla fine dello scorso anno, quando ne è stata ridefinita l’identità: il risultato emerso è un museo non tradizionale, privo di confini e dedito alla ricerca ed alla sperimentazione, che collabora con l’amministrazione comunale, al fine di definire le linee programmatiche dell’istituzione culturale, e con un Comitato Scientifico composto da diverse importanti personalità per l’arte contemporanea in Sicilia, dalle docenti di arte contemporanea presso università e accademia, Eva Di Stefano e Daniela Bigi, a Francesco Pantaleone, proprietario dell’omonima galleria, solo per citarne qualcuno.

Per questo si ritiene che le speranze riposte siano fondate e che nel giro di qualche anno questa realtà si affermi sempre di più anche oltre i propri confini geografici, anche attraverso iniziative collaterali.

Le altre attività che al momento caratterizzano lo ZAC sono i TRANSITI, gli STUDIO VISIT e le CONVERGENZE: il primo progetto mira ad approfondire diverse tematiche contemporanee ed ha già fatto transitare a Palermo diversi operatori del settore, da artisti quali Luigi Presicce, Javier Garcera, Canecapovolto, Rossella Biscotti, Julieta Aranda e Marzia Migliora ad ospiti quali Ulli Lust, Jean-Luc Nancy, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Michael Kortlander.

Gli STUDIO VISIT sono, invece, incontri nei quali gli artisti dialogano direttamente con curatori e cariche delle istituzioni artistiche, come quelli della Fondazione Sandretto Rebaudengo di Torino e quelli del SACS, Sportello per l’Arte Contemporanea del Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea – Palazzo Riso.

Nel caso delle CONVERGENZE, invece, si tratta della partecipazione di ZAC ad altre attività, come nel caso del Rebirth Day di Michelangelo Pistoletto o il Festival Finzioni a Cartebiancaxpalermo20130824_182758

Tutte le immagini sono di Maria Stella Di Trapani

 

Maria Stella Di Trapani

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