La prima della Santa Sede

Una delle più interessanti novità della cinquantacinquesima edizione della Biennale di Venezia è senz’altro la presenza del padiglione della Santa Sede. Fortemente voluto dal cardinal Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il padiglione è stato curato dal direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci con la collaborazione di Micol Forti e Pasquale Iacobone. Costato 750 mila euro è stato finanziato per il 60% da sponsor privati (principalmente Eni e Intesa Sanpaolo) e per il 40% dalla Biennale stessa. Il titolo dell’esposizione scelto da Ravasi è “In Principio” e la fonte d’ispirazione sono i primi undici capitoli della Genesi, suddivisi in tre nuclei tematici: la creazione, la de-creazione, la ri-creazione, affidati ad altrettanti artisti. La creazione è stata curata da Studio Azzurro: attraverso un’installazione interattiva ad hoc per la Biennale si è cercato il contatto diretto tra artista e opera.
La de-creazione è stata affidata al fotografo ceco Josef Koudelka, che con le sue fotografie in bianco e nero ci ha raccontato la contrapposizione tra uomo e leggi naturali. Infine la sezione sulla ri-creazione è stata affidata all’australiano Carroll, che utilizza materiali di recupero (il pittore è vicino al movimento dell’arte povera) ha comunicato il concetto di consunzione del tempo, di trasformazione e, appunto, di ricreazione.
I tre interventi sono stati concepiti come somma di tre momenti, come se nessuno possa escludere l’altro e ognuno contenga gli altri due. Il percorso della Genesi è preceduto da tre opere di Tano Festa che riprendono le raffigurazioni michelangiolesche della Cappella Sistina della creazione di Adamo, del peccato originale, del volto di Adamo.
festa 3
Inizialmente si era pensato a una Via Crucis di Fontana, ma poi gli è stato preferito Festa, un artista sì molto noto, ma con un mercato più locale, le cui opere difficilmente vengono battute nelle principali case d’asta internazionali e le cui cifre raramente raggiungono livelli stellari (opere analoghe a quelle presenti in Biennale sono spesso presenti in aste italiane con un price range tra i 2.500 e gli 8.000 euro). Particolarmente riuscita ed elogiata dalla critica è stata la scelta di Studio Azzurro; inizialmente si era pensato ai video di Bill Viola, ma, come afferma Ravasi, “non poteva, e poi in fondo era un nome troppo noto alla Biennale”.
La scelta di Koudelka invece non è stata molto apprezzata, forse perché il collegamento tra il diluvio universale e le sue tradizionali fotografie molto pessimiste è risultato un po’ scontato. È un artista che si basa molto sull’esperienza personale e le stampe sull’invasione di Praga vissuta in prima persona raggiungono valori piuttosto elevati in asta (Invasion Prague, August è stata battuta a Maggio da Philips & Pury a Londra a 8.125 £).
L’artista più quotato del padiglione è però Lawrence Carrol, le cui opere sono spesso in asta da Christie’s e Sotheby’s con prezzi che tra la fine del 2012 e il 2013 hanno superato i 10.000 euro.
Si è deciso quindi di optare per tre artisti tra di loro molto diversi, con tecniche varie, ma tutti accomunati dall’obiettivo di comunicare il rapporto tra arte e spiritualità. L’obiettivo del padiglione del Vaticano è stato, come ha spiegato il cardinal Ravasi, quello di “ricostruire il “dialogo interrotto” dopo il “divorzio non sempre consensuale, che si è consumato tra arte e fede soprattutto nel secolo scorso”. La presenza del Vaticano alla Biennale vuole quindi essere soltanto un inizio di un cammino per riprendere la tradizione di mecenatismo che contraddistinse i pontificati del Rinascimento e dei secoli successivi e, come afferma Micol Forti, è un “ricordare a tutti che la Chiesa è stata luogo di incontro, di scambio, di continua contaminazione e dialogo tra culture differenti, tra civiltà differenti”

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Fotografie:

Tano Festa, Senza Titolo, 1979, emulsione fotografica su tela applicata su tavola e smalto, cm 162×200

Studio Azzurro, In Principio (e poi), 2013videoinstallazione interattiva, cm 53x1110x1110

Josef Koudelka, De-Creazione, 2013, stampe votografiche a getto d’inchiostro, trittico in formato vericale, cm 158×150

Lawrence Carroll, Another life, 2013, materiali vari

Davide Carlo Battaglia

2 thoughts on “La prima della Santa Sede

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