JEREMY DELLER – Padiglione inglese alla Biennale di Venezia

Una commedia ironica, un’affascinante fauna selvatica, l’orgoglio socialista, un’estetica popolare – e una tazza di the

espoarte.net Matteo Galbiati

Dal 1937 il British Council ha il compito di gestire il Padiglione Inglese alla Biennale di Venezia, selezionando di anno in anno gli artisti che meglio rappresentano l’arte della Gran Bretagna. L’arduo compito quest’anno è spettato a Jeremy Deller.

La committenza del British Council segue due importanti progetti dello scorso anno: la retrospettiva di metà carriera dell’artista, Joy in People, inaugurata alla Hayward Gallery e attualmente in tour negli Stati Uniti, e Sacrilege, la versione gonfiabile di Stonehenge itinerante in Inghilterra durante l’estate 2012.

Il Padiglione inglese alla 55° Mostra Internazionale d’Arte di Venezia si intitola English Magic. La mostra riflette le radici di gran parte del lavoro di Deller, concentrandosi sulla società britannica, con la sua gente, i suoi miti, il folklore, le icone e la sua storia politica e culturale; coniuga alto e basso, popolare e raffinato, per creare un lavoro unico che fa riflettere con ironia. Il Padiglione viene trasformato in una sorta di museo personale sulla storia della nazione, con oggetti che vanno dalle asce neolitiche ai tessuti di William Morris, passando per una stanza dedicata al rito del the.

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Tra le opere esposte svetta un dipinto a muro di un albanella reale che stringe tra gli artigli una Range Rover rossa, status symbol inglese ed allusione ad una spiacevole vicenda che coinvolse il Principe Harry nel 2007. Nella sala adiacente l’artista ci riconduce agli anni Settanta tracciando la mappa dei luoghi del tour di David Bowie del 1972, sottolineandone la concomitanza con la crisi economica di quegli anni, le vertenze sindacali e una campagna di attentati dinamitardi da parte dell’IRA.

klatmagazine.com Federico Florian

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Più esplicito invece il tono allegro e ironico del video English Magic, con la “metallica” colonna sonora eseguita dalla Melodians Steel Orchestra di Londra, o del murales We sit starving amidst our gold, che raffigura William Morris, designer e socialista di epoca vittoriana, nei panni di un eroico King Kong intento a scaraventare lo yacht dell’oligarca russo Roman Abramovič, che, ormeggiato lungo il molo dei Giardini nel giugno del 2011, bloccava la visuale sulla laguna.

klatmagazine.com Federico Florian3

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 Le opere esposte in Biennale si collocano in un price range delineabile tra i 25.000 e i 150.000£ 1. La fascia di prezzo è coerente con la vendita effettuata ad Art Basel lo scorso giugno dalla The Modern Institute Gallery di Glasgow, che ha venduto il banner ricamato Joy in People per 65.000£2. Molto più bassi invece i prezzi di aggiudicazione delle vendite in asta. Jeremy Deller, vincitore del Turner Price nel 2004 e trustee della Tate Gallery dal 2007 al 2011, vanta infatti 17 passaggi in asta; solo 8 opere risultano però vendute ed a prezzi nettamente inferiori. Si parte dai 75£ di Still Life of a bottle, a tazza of fruit and a straw hat, un insolito olio su tela venduto da Rosebery’s nel 2008, per arrivare ai 3.600£ di Crashed car, Arizona/Utah border, stampa venduta da Sotheby’s nel 2005. Unica eccezione è il passaggio da Phillips De Pury nel 2008 di The uses of literacy, aggiudicato per 61.250£. Gli ultimi dati delle aste di aprile 2013 segnalano invece due invenduti realizzati presso Lyon & Turnbull e presso Phillips De Pury; si trattava rispettivamente di Grassmarket project study, olio su tela stimato tra i 300 ed i 600£, e di un Senza titolo del 2002, fotografia a colori stimata tra i 3.000 ed i 4.000£.

E’ possibile forse ipotizzare un miglioramento del mercato di Jeremy Deller, successivamente alla presenza nel Padiglione inglese alla Biennale di Venezia, il cui progetto sarà trasferito, dopo la chiusura della kermesse veneziana, alla William Morris Gallery di Londra, per seguire al Bristol Museum ed al Turner Contemporary di Margate nel 2014. Questo tour nazionale, primo nel suo genere, sarà reso possibile grazie al sostegno dell’Art Fund, charity inglese per la raccolta fondi per l’arte.

1 Dati forniti dalla Galleria Art Concept di Parigi. Jeremy Deller è inoltre rappresentato dal The Modern Institute di Glasgow e da Gavin Brown’s Enterprise di New York.

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Photos: ©Chiara Fassio; ©espoarte.net, Matteo Galbiati; ©klatmagazine.com, Federico Florian

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