Europa anno zero. Storie dalla Grecia alla Biennale

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History Zero.
Fonte: http://www.stefanostsivopoulos.com (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

La prima volta che andai in Grecia, andai con la nave. Venti tre ore sono un tempo dilatato per le nostre abitudini. Da Napoli raggiunsi Bari in bus, e lì m’imbarcai su una nave cargo usata dai trasportatori, perché non avevo molti soldi. Ucraini, bulgari, greci, albanesi, serbi, turchi, passai il viaggio con loro e con i loro carichi di bestiame. Asini, vacche e maiali sembrarono soffrire il viaggio in mare, che fu tranquillo. La nave non si fermò a Corfù, come fa d’estate per i turisti italiani, ma andò direttamente ad Igoumenitsa, dove scesero quasi tutti i camionisti. La città è un porto che dista circa settanta kilometri dall’Albania. Di lì poi si va in Macedonia, nelle repubbliche dell’ex Yugoslavia, fino al Mar Nero, che una volta i Greci chiamavano Ellesponto, ovvero mare dei Greci, perché lì vi tenevano le loro stazioni commerciali.

La seconda e ultima tappa è Patrasso, sulla costa ionica della penisola del Peloponneso. E’ a nord, nella regione dell’Acaia, tra le più antiche ad essere abitate. Per Erodoto qui vi furono i primi Greci, discendenti per stirpe (kata genos) da Elleno, il mitico progenitore. Vi arrivammo all’alba. Scesi in un porto disabitato, con i container sulla banchina e nessun’altra nave se non la nostra. La città saliva dinanzi a noi, arrampicandosi su una collina, e a dividerci tra noi e lei vi era un lungo serpente di ferro e filo spinato, un reticolato che chiudeva il porto, permettendo il passaggio in un solo punto controllato da un guardiano. Mai visto un mare murato, se non nei libri, come quello leggendario di Saint-Malo in Normandia, il porto dei pirati, che aveva alti bastioni per difendersi. Eppure, a Patrasso, il porto è recintato; ma mentre a Saint-Malo le mura difendevano chi venisse dal mare,  qui è il contrario. Camminando verso la città, sentivo di non essere solo. Gli occhi dell’alba, ancora oziosi, con fatica cominciarono a notare decine di figure dietro quel recinto, sopra i container, sotto i camion parcheggiati, dietro i pali e i cassonetti dell’immondizia. Tempo dopo, un’amica mi avrebbe spiegato che quelli erano cingalesi, filippini, indonesiani e altri disperati in fuga, nella speranza di prendere una nave per la salvezza. Capii allora, e questo solo dopo anni, che il muro eretto a Patrasso non proteggeva dal mare, ma proteggeva il mare dall’Oriente, da chi fugge attraverso Patrasso, porta per l’Occidente.

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Venezia – Arsenale.
Fonte: wikipedia.it

Forse i greci più antichi di Venezia sono all’Arsenale. Sono i leoni arcaici provenienti da Delo, isola delle Cicladi, che i veneziani del Morosini presero come bottino, dopo il fallimento dell’assedio di Atene, conclusosi in un colpo di cannone al Partenone, che, essendo sede dalle santa barbara turca, saltò in aria con un effetto visivo alquanto suggestivo.
Altri greci, mille e cinquecento anni prima, avevano avuto contatti coi Veneziani. Erano i mercanti che giungevano a Spina, città etrusca sull’estuario del Po, e che trafficavano con i Ouenetes, i primi abitanti della laguna. Storie di rapporti millenari, continui, di scambi e prestiti, ruberie e cannonate. Storie di contatti ancora presenti tra greci e veneziani, abitatori del mediterraneo.

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Logo di History Zero.
Fonte: pagina ufficiale di facebook (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

Alla 55° edizione della Biennale di Venezia il padiglione greco è nei Giardini della Biennale. Gli architetti Stadelmann, Schmutz e Wossner lo hanno progettato come un edificio con tre braccia, e con al centro una sala circolare, che ricorda illustri predecessori come la tholos di Delfi, il tempietto monoptero di Leo Von Klenze a Monaco, i Propilei di Parigi di Ledoux. All’interno History Zero, l’opera di Stefanos Tsivopoulos, artista di video arte che quest’anno rappresenta gli ellenici in quella che è la più importante vetrina in Europa – e forse al mondo – per l’arte contemporanea. Un’occasione che il governo greco è riuscito a concedergli, e che nonostante la crisi si presenta a Venezia anche quest’anno.

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History Zero.
Fonte: http://www.stefanostsivopoulos.com (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

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History Zero.
Fonte: http://www.stefanostsivopoulos.com (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

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History Zero.
Fonte: http://www.stefanostsivopoulos.com (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

Entrati nel padiglione, il video è proiettato nei bracci della struttura. Al centro vi è un’imponente installazione con immagini e testi, in cui vengono mostrati trenta sistemi alternativi alle monete. Il video è composto da tre episodi di undici minuti, tutti ambientati ad Atene. Nel primo, History 1, un’anziana collezionista, affetta da Alzheimer, ha difficoltà a riconoscere le cose quotidiane. Fa dunque origami con banconote da cento, duecento e cinquecento euro, componendo dei fiori. Nel secondo, History 2, un immigrato nero gira per la città con un carrello del supermercato, cercando oggetti di ferro da rivendere. La sua ricerca lo porterà a trovare una borsa con all’interno dei fiori fatti con le banconote. Nell’ ultimo, History 3, un artista gira per Atene, fotografando e riprendendo col suo Iphone la città. Attratto da un supermercato deserto, vi trova un carrello pieno di ferraglie.
Infine il pannello, che è l’History Zero, punto di raccordo, d’incontro, d’inizio e fine. Dalla birra in Angola, alle emissioni di banche e associazioni di volontariato, ai token di J. Jesson, passando per l’ economia del dono, già presente in Omero e ancora attiva in Africa, fino alle provocazioni di J.S.G. Boggs e di 5th Pillar, associazione indiana che ha stampato banconote da zero rupie.

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Il padiglione.
Fonte: pagina ufficiale di facebook. (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

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Fonte: pagina ufficiale di facebook. (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

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Fonte: pagina ufficiale di facebook (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

Tsivopoulos fa capire una cosa: Atene è Gerusalemme, o New York. Sfondo della crisi, ospita tre personaggi non greci, diversi per origini e scopi, eppure tutti coinvolti nella peggiore depressione economica degli ultimi ottant’anni, vittime di uno di sistema che da democratico è divenuto debitocratico.
L’artista greco sceglie un mezzo come la video arte per denunciare lo stato non solo del suo paese, ma dell’economia mondiale e che, come mi ha spiegato la Galleria Prometeo di Milano, diretta da Ida Pisani, che assieme alla galleria Kalfayan di Atene sponsorizza l’artista a Venezia, non vende molto. In asta è assente, e la galleria Prometeo tratta di solito con i privati: nello specifico, con History Zero, sta trattando per il prezzo. L’opera è in cinque copie, e l’artista ha un price range che varia dai 10.000 ai 60.000 euro.

Una responsabile della Galleria Kalfayan, Yuli Karatsiki, mi spiega che il mercato della video arte in Grecia è fortemente legato alla produzione di video di alta qualità, nonché alla loro esposizione negli eventi culturali locali. Tuttavia è un mercato ancora in erba, e mancano ancora molti passi perché si stabilisca in Grecia un numero importante di collezionisti di video arte.
La galleria greca punta molto alla video arte, includendola negli eventi nazionali ed internazionali, e fungendo da scuderia per artisti che fanno video arte o la usano come mezzo espressivo della loro arte, quali Vartan Avakian, Bill Balaskas, Breda Beban, Aikaterini Gegisian e Raed Yassin.

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La proiezione.
Fonte: pagina ufficiale di facebook (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

Andare a Venezia con gli occhi più volte testimoni di Atene è un modo diverso per vedere la Biennale. La periferia dell’antica polis è degradata, rifugio per un numero di tossicodipendenti sempre più crescente, dilaniati da nuove droghe, in un paese dove la disoccupazione giovanile sfiora il 60%. Ad Exarchia, quartiere del Politecnico, sede della rivolta contro la dittatura dei colonnelli, vige l’anarchia, gli scontri con la polizia, la povertà come in Europa sembrava non vedersi da un secolo. Eppure è Oriente, e non Europa. Così fu intesa la Grecia quando fu lasciata in mano ai turchi, nel 1453; così quando fu lasciato che la dittatura dei colonnelli avesse la meglio, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. In mezzo la retorica della Grecia culla d’Europa, la cui storia dell’arte è storia dell’umanità. Vero, ma tutto sembra essere finito nei prestiti abnormi dell’UE e nella criminale gestione della politica greca.

History Zero. Fonte: www.stefanostsivopoulos.com

History Zero.
Fonte: http://www.stefanostsivopoulos.com (Courtesy the artist, Kalfayan Galleries, Prometeogallery di Ida Pisani)

Da Venezia si torna con una lezione di economia, intesa come “leggi della casa”, o meglio, della comunità: ci sono altre storie, altre economie, altri investimenti da poter fare. Tipo, investire in una riflessione che non permetta più, a milioni di europei come italiani, greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi, di dover emigrare o togliersi la vita.
E’ ironico che la lezione venga dal sacrificio greco, la terra in cui, a metà del VI secolo a.C., un illuminato statista iniziava quel lungo cammino che avrebbe portato alla demokratìa, la democrazia degli Occidentali, con un provvedimento rivoluzionario: la sesàkteia, l’abbattimento dei debiti delle classi meno abbienti.

(alessandro cocorullo)

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