“The breathing sound of myself” (Kimsooja)

Nata nel 1957, Kimsooja è un’artista di fama internazionale, rappresentante della Repubblica della Corea alla 55’ Biennale di Venezia. Con il suo progetto To Breath: Bottari, l’artista, presente a Venezia per la quinta volta, aggiunge un ulteriore tassello alla sua ricerca fatta di performance, video, fotografie e installazioni site-specific che indagano questioni di politica, cultura e storia del suo paese d’origine.

La sua carriera ha inizio nel 1988 con la prima personale realizzata presso la Gallery Hyundai di Seoul, ma è soltanto nel 2006 che l’artista inizia a confrontarsi con la realizzazione di installazioni in ambienti che investe letteralmente di luce, capaci di provocare nei fruitori sensazioni contrastanti di meraviglia e inquietudine. Come per To Breathe: A Mirror Woman (2006), installazione realizzata per il Museo Nazionale Reina Sofia presso il Cristal Palace a Madrid, o come per To Breathe: Invisible Mirror (2006), altra site-specific realizzata per il Teatro La Fenice di Venezia, Kimsooja gioca con la luce naturale e i suoi riflessi colorati che fa entrare attraverso i vetri dell’architettura dispiegando e rifrangendo gli infiniti riflessi del sole in un caleidoscopio di spettri luminosi.

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Con To Breath: Bottari,  il visitatore è invitato a percorrere lo spazio illuminato in silenzio, a piedi scalzi, in assoluta contemplazione del proprio respiro, prima di entrare in una stanza buia, uno spazio più ristretto, completamente ovattato, pensato per stimolare la riflessione sui due estremi visivi, luce e buio, il noto e l’ignoto. Kimsooja ci invita a mettere in discussione le componenti dualistiche della vita: nascita e morte, rumore e silenzio, luce e buio e yin e yang, secondo le discipline di meditazione orientale; queste sono le componenti base per narrare il ruolo dell’essere umano in un mondo globalizzato, l’urgenza di silenzio del nostro tempo e il bisogno di contemplare le molte sfaccettature dell’identità umana, To Breath. E poi l’utilizzo del termine Bottari, particolari fagotti di tessuto colorato ricorrenti nella produzione dell’artista e simbolo, mutuato dalla tradizione coreana, che rimanda alla memoria storica della sua nazione.

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Installazione curiosa per un’artista così multiprospettica; attiva fra Seoul, Parigi e New York, è però un’artista difficile da ritrovare fra le aste di arte contemporanea europee e d’oltreoceano, soprattutto con opere di così grandi dimensioni come l’installazione veneziana.

Alcune sue fotografie, come A Homeless Woman (2000) – (misure 90, 5 x 143 cm), ad esempio, passano in asta a Londra presso la casa d’asta Phillips a febbraio del 2012 con dei prezzi di stima che variano da 6.000-8.500 euro. Mentre, secondo i dati raccolti in occasione dell’ultima edizione della fiera di Art Basel 2013, Kimsooja è presente in alcune gallerie, come la tedesca Kewenig Gallery o la coreana Galleria Kukje, con delle light box della serie To Breath: a mirror woman (2006-2009) vendute a collezionisti privati ad un prezzo che oscilla dai 70.000 ai 90.000 euro, o come la svizzera Tschudi Gallery che presenta in fiera un’installazione dell’artista dal titolo Bottari Tricycle (2008), venduta ad un’azienda europea, rimasta ignota, per un valore di 150.000 euro.

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I prezzi naturalmente si riferiscono ad opere di dimensioni più contenute di quella in mostra a Venezia e dedicate a collezionisti privati o a corporate collection, anche se in alcuni casi la fama dell’artista e le sue capacità la rendono interessante anche per le più grandi istituzioni che intendano ospitare un suo lavoro di dimensioni superiori con l’intento di  musealizzarle.

Photos: ©Francesca Meinero; ©Kimsooja’s website; ©designboom.

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