SETA – L’ARTE SOFFICE

La seta. Tessuto divenuto espressione di delicatezza e di pregio. Si narra che la sua nascita sia da ricondurre all’imperatrice cinese Xi Ling Shi, vissuta nel XXVIII secolo a.C., e che il suo utilizzo fosse riservato alla realizzazione delle vesti degli imperatori cinesi e della classe sociale più alta. L’abilità e la maestria degli artigiani cinesi nel realizzare questo prodotto fece si che la seta si trasformasse in un bene di lusso assai ambito, non solo in patria ma anche in tutte le altre nazioni che commerciavano con la Cina. La seta divenne quindi uno dei prodotti più importanti per il mercato cinese, tant’è che il geografo tedesco Ferdinand Von Richthofen chiamò per la prima volta nel 1877 “vie della seta” tutti gli itinerari commerciali, sia terrestri che marittimi, che univano oriente ed occidente e che fungevano da vie di scambio non solo di beni ma anche di fedi religiose, culture e tecnologie.

E’ questo il tema proposto dal Padiglione della città di Venezia in occasione della 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale aperta dal 1 giugno al 24 novembre 2013.

Con “Silk Map”, arte ed artigianato di altissima qualità si incontrano riportando il padiglione alla sua funzione originaria, ossia quella di presentare l’eccellenza nelle arti decorative veneziane.

“Arte e impresa, cultura del contemporaneo e artigianato d’eccellenza si fondono con straordinaria efficacia nell’esposizione di quest’anno” ha affermato il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni durante la conferenza stampa tenutasi alcuni giorni prima dell’apertura dell’esposizione.

Si tratta di una tematica che, letta parallelamente alla crisi economica attuale, può rappresentare un contributo della città al rilancio delle nobili manifatture veneziane e dell’artigianato, vera e propria forma d’arte. Fin dal XII secolo, infatti, Venezia si è contraddistinta nel panorama internazionale come centro produttivo di tessuti preziosi di elevata qualità, tanto da iniziare ad esportare i suoi prodotti verso oriente, invertendo così i flussi commerciali rispetto al passato. Bevilacqua, Fortuny e Rubelli, storiche aziende tessili veneziane, si collocano alla perfezione nel solco di questa grande eredità di abilità artigianale ed è per tale motivo che sono state scelte come imprese partner per la realizzazione del progetto.

I sei artisti (AES+F, Marya Kazoun, Mimmo Roselli, Marialuisa Tadei, Yiqing Yin e Anahita Razmi), coordinati dal direttore artistico Ewald Stastny, hanno infatti lavorato in stretta collaborazione con queste aziende, utilizzando la seta e i tessuti da loro prodotti, lasciandosi ispirare dagli spunti da loro forniti e reinventando materiali tradizionali al fine di creare opere ed installazioni inedite.

Gli artisti che hanno preso parte al progetto hanno inoltre la caratteristica di provenire da diverse parti del mondo, in particolare dalle principali aree geografiche una volta attraversate dalle vie della seta, riportando così sulle opere da loro realizzate la traccia delle proprie origini.

A rappresentare l’estremo oriente ritroviamo la stilista Yiqing Yin. Nata in Cina, ha trascorso gran parte della sua infanzia viaggiando da un Paese all’altro, fino a stabilirsi definitivamente in Francia, dove ha frequentato l’Ecole Nationale des Arts Décoratifs. Gli abiti per lei hanno sempre rappresentato un punto di riferimento stabile rispetto alla sua vita movimentata, tant’è che nei capi che realizza cerca spesso di imprimere un senso di forza e protezione, sebbene siano comunque caratterizzati contemporaneamente da sinuosità ed eleganza. Perfettamente in sintonia con questa sua concezione è “In Between”, l’opera da lei realizzata per il padiglione Venezia. Con dei fili di seta rossi l’artista ricama su un pannello d’organza una sagoma femminile e lascia che le estremità dei fili utilizzati cadano liberamente verso il suolo, ottenendo come effetto quello di rendere la figura fluida ed evanescente.

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Yiqing Yin – In Between

Stile completamente differente è quello dell’installazione di Marya Kazoun “Of Selves, Pixies and Goons”. In quest’opera l’artista tesse e ricama un proprio spazio immaginario utilizzando una molteplicità di materiali quali legno, seta, cotone, vetro ed altri. Marya Kazoun ha origini libanesi, ha vissuto a Beirut  fino al 1984 quando, per sfuggire dalla guerra, si è trasferita con la sua famiglia prima in Svizzera e poi in Canada. Le sue opere sono spesso caratterizzate da un impianto compositivo notevolmente intricato volto a rappresentare il suo mondo interiore e i suoi ricordi d’infanzia.

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Marya Kazoun – Of Selves, Pixies and Goons

Portavoce della cultura italiana all’interno del progetto di Silk Map sono gli artisti Marialuisa Tadei e Mimmo Roselli. Sebbene Marialuisa Tadei viva e lavori attualmente a Londra, il legame con la sua terra d’origine, l’Emilia Romagna, è forte ed evidente nelle sue creazioni ed emerge in particolar modo nei colori che utilizza, che riprendono le diverse tonalità del mare, nelle forme e nei soggetti marini. Tra le opere realizzate dall’artista per l’esposizione (“Castello di Sole”, “S. Angelo”, “Diadema/ Sole”, “Traiettorie stellari”) quella di maggior impatto è sicuramente “Castello di Sole”. Si tratta di una creazione a metà tra la scultura e l’installazione, forma artistica molto apprezzata da Marialuisa poiché permette al visitatore di interagire direttamente con l’opera, rivestita completamente da un vero e proprio mosaico tessile in seta. All’interno un gioco di specchi e una musica creata appositamente per l’occasione amplificano l’esperienza emozionale del fruitore.

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Marialuisa Tadei – S. Angelo

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Marialuisa Tadei – Diadema/Sole
Marialuisa Tadei – Traiettorie Stellari

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Marialuisa Tadei – Il Castello di Sole

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Marialuisa Tadei – Il Castello di Sole

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Marialuisa Tadei – Il Castello di Sole

Il secondo artista italiano, Mimmo Roselli, ha contribuito realizzando ad hoc tre opere, due delle quali giocano con lo spazio espositivo in cui sono collocate, integrandosi perfettamente con esso. “Contiene lo Spazio” è una scultura-installazione collocata all’esterno del padiglione e formata da funi bianche che avvolgono l’edificio. Allo stesso modo “Filando il Mondo” dialoga con lo spazio interno, mettendo in evidenza l’architettura del padiglione attraverso un filo teso verso l’alto, che entra ed esce dal muro e porta lo spettatore ad assumere punti di osservazione originali. “Filo su, Filo giù” invece ripropone in un piano bidimensionale gli elementi fondamentali dell’arte di Roselli, la linea e lo spazio, esprimendo così l’essenzialità tipica delle sue opere.

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Mimmo Roselli – Contiene lo Spazio

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Mimmo Roselli – Filando il Mondo

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Mimmo Roselli – Filo su, Filo giù

Altra artista di origine orientale è l’iraniana Anahita Razmi, che ha realizzato in collaborazione con Fortuny due opere fortemente condizionate dalle sue radici. La prima è un’opera di videoarte intitolata “Iranian Beauty”, in cui viene esplicitamente rielaborata la celebre scena del film “American Beauty” con Mena Suvari ricoperta da una pioggia di rose. Il video mostra infatti una bellissima donna, immagine della bellezza iraniana, sdraiata sul tessuto “Irani” di Fortuny, su cui piovono centinaia di Rial (cartamoneta iraniana). Le medesime banconote si ritrovano inoltre stampate su un prezioso tessuto di seta che compone la seconda opera, “3000 Iranian Rial on Fortuny Irani Fabric”.

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Anahita Razmi – Iranian Beauty

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Anahita Razmi – 3000 Iranian Rial on Fortuny Irani Fabric

Infine ha preso parte al progetto il gruppo moscovita AES+F, nato nel 1987 dall’aggregazione degli artisti Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich e Evgeny Svyatasky, a cui si è aggiunto nel 1995 anche il fotografo Valdimir Fridkes. Il collettivo, noto soprattutto per le sue opere di videoarte, è presente all’interno del padiglione con tre opere “Allegoria sacra, Panorama”, “Last Riot Sculptures, Composition (Two Boys)” e “The Feast of Trimalchio, Arrival of the Golden Boat”, tutte dallo stile patinato. Come accade nella maggior parte delle loro creazioni, anche le opere presentate in biennale sono ricche di richiami al Sacro, all’Antico e ai tratti distintivi della cultura occidentale e rappresentano un mondo fantastico e irreale, trattato con pungente ironia.

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AES+F – Allegoria Sacra, Panorama

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AES+F – Last Riot Sculptures, Composition (Two Boys)

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AES+F – The Feast of Trimalchio, Arrival of the Golden Boat

 Commissario: Madile Gambier

Curatore: Renzo Dubbini

Direttore artistico: Ewald Stastny

Coordinatore del progetto: Giovanna Zabotti

Un progetto di: Fondaco

Sede: Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale

Sito web: www.labiennale.org

(Foto di: Greta Bortolotti)

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