Sarah Sze alla 55˚ Biennale di Venezia: l’antigravità del Padiglione U.S.A.

SS_TriplePoint by Tom PowelSfidando la gravità con sofisticata leggerezza, l’installazione site-specific che l’americana Sarah Sze ha realizzato in occasione della 55˚ Biennale di Venezia si arrampica piena di vita sull’edificio neoclassico – progettato nel 1930 dagli architetti William Adams Delano e Chester Holmes Aldrich – che ospita il Padiglione degli Stati Uniti.

L’opera, presentata dal Bronx Museum of the Arts di New York in collaborazione con il Bureau of Educational and Cultural Affairs del Dipartimento di Stato degli U.S.A., riprende la struttura di The Triple Point of Water – esposta nel 2003 al Whitney Museum – e concentra in un intricato groviglio organico lo sforzo dell’artista di orientarsi e collocarsi nell’universo. La Sze spiega infatti che «al centro della mostra ci sono la nozione di “bussola” e il modo in cui noi ci posizioniamo in un mondo perennemente disorientante. Ciascuna delle sale opera come un sito sperimentale, in cui gli oggetti tendono a diventare strumenti o montaggi per misurare o modellare la nostra posizione nello spazio e nel tempo. L’aspirazione a costruire modelli che catturino la complessità e l’impossibilità di quell’impresa, è il punto centrale dell’opera». Se si considera inoltre che il triple point in termodinamica è la temperatura a cui una sostanza riesce a coesistere in tutte e tre le sue fasi – solida, liquida e gassosa – non è difficile percepire la costante tensione verso la ricerca di un centro solido di gravità, nonostante la consapevolezza dell’instabilità dell’equilibrio.

Ci sono voluti ben tre mesi di lavoro in situ perché la giovane artista assemblasse in “tre punti” differenti i resti del suo passaggio a Venezia – biglietti del vaporetto, pezzi di architetture e di materiali da costruzione – con oggetti di uso quotidiano stranamente originali nella loro banalità – fili colorati, piume, piante, acqua, bottiglie, fiammiferi, bicchieri di carta, detriti – e ne cancellasse alcune parti, divenute a detta dell’artista stessa «resti archeologici di esperimenti falliti». Infatti la scultura non solo abbraccia esternamente l’edificio – bloccandone oltretutto l’ingresso principale, spostato apposta a sinistra –, ma si espande anche al suo interno, snodandosi per poi subito ricomporsi in costruzioni assimilabili precisamente ad un pendolo, un planetario, un osservatorio e ad una sorta di congegno tramite il quale studiare le eclissi.

SS_TriplePoint_Pendulum bu Tom Powel

SS_TriplePoint_Planetarium_003_by Tom Powel

SS_TriplePoint_Observatory_by Tom Powel

SS_TriplePoint_Eclipse_001_by Tom PowelLe stesse strutture poi lasciano tracce per il quartiere, abbandonando pezzi su tetti, finestre, bancarelle e negozi, quasi come volessero prendere parte alla vita quotidiana delle persone.

La mente che concepisce queste effimere e maniacali installazioni, capaci di disorientare lo spettatore ma allo stesso tempo di amplificare la sua percezione spazio-temporale attraverso delicatissime reti di semplici oggetti colorati – paragonabili forse per la leggera gioiosità alle sculture senza peso di Calder – appartiene ad una giovane donna nata nel 1969 a Boston e attiva a New York, che ha raggiunto fama internazionale guadagnandosi numerose esibizioni in Giappone e in Europa, oltre che negli Stati Uniti. Attualmente l’artista collabora con due gallerie, Tanya Bonakdar di New York e Victoria Miro di Londra, la quale ha venduto la litografia Night per 15.000 $; le due installazioni del 2012 Model for a Diviner e Model for a Weather Vane rispettivamente per 80.000 $ e 60.000 $; la scultura Pile Standing (Cairn), aggiudicata ad Art Basel 2013 per 32.000 $.

Night (Artsy....)

Model for a Diviner (Artsy)

Model for a Weather Vane (Artsy)

Pile standing (pinterest)Per un certo periodo inoltre, Sarah Sze ha mantenuto i rapporti anche con la galleria di Boston Barbara Krakow, presso la quale vendeva svariati multipli su carta, riguardo i quali afferma: «these works investigate movement, disintegration, and disorientation. Here I wanted to enter a two-dimensional frame and find a location that is entropic, fragmenting, spinning, and adrift. These drawings frame a fragment of a larger system that could potentially expand beyond the frame». Il price range di questi pezzi, ritenuti dalla galleria stessa la principale risorsa del lavoro della Sze, si aggira tra i 5.000 e i 15.000 dollari. Per fare qualche esempio, Untitled 2005 è valutato 5.000 $; Near Site and Far Site 7.000 $; Untitled (Grid I) 12.000 $ e Funny Feeling (Transfer I) ancora 12.000 $.

untitled 2005

near site

untitled grid I

funny feelingI passaggi in asta dell’artista per ora sono due, entrambi effettuati da Christie’s: Migrateurs, assemblaggio del 1997, valutata tra i 10.000 $ e i 15.000 $ è stata aggiudicata a 10.800 $ nel 2007; Paperweight invece, installazione del 2005 stimata 10.000-15.000 $ per un’asta del 2011, è rimasta invenduta.

sze_sarah-migrateurs

sze_sarah-paperweightPer maggiori informazioni:

(claudia fasolo)

Immagini:

– Sarah Sze, Triple Point, installazione esterna, 55˚ Biennale di Venezia;
– Sarah Sze, Triple Point, Pendulum, 55˚ Biennale di Venezia;
– Sarah Sze, Triple Point, Planetarium, 55˚ Biennale di Venezia;
– Sarah Sze, Triple Point, Observatorium, 55˚ Biennale di Venezia;
– Sarah Sze, Triple Point, Eclipse, 55˚ Biennale di Venezia;
– Sarah Sze, Night, 2005, 99.1 × 182.2 cm;
– Sarah Sze, Model for a Diviner, 2012;
– Sarah Sze, Model for a Weather Vane, 2012;
– Sarah Sze, Pile Standing (Cairn);
– Sarah Sze, Untitled 2005, litografia su carta in ed. di 40+12 di 133×55,9 cm;
– Sarah Sze, Near Site and Far Site, due litografie su carta, 1999, 99.1×18,4 cm;
– Sarah Sze, Untitled (Grid I), inchiostro su carta, 2008, 43.5×56.2 cm;
– Sarah Sze, Funny Feeling (Transfer I), inchiostro su carta, 2008, 53.3×47 cm;
– Sarah Sze, Migrateurs, 1997;
– Sarah Sze, Paperweight, 2005.

Courtesy of Tom Powel and Artsy.

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