“Ravel Ravel UnRavel” alla Biennale: musica e video-arte per la Francia

Il Concerto per la mano sinistra in re maggiore di Maurice Ravel, riletto e trasfigurato da Anri Sala, è il protagonista del Padiglione francese alla 55esima Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, quest’anno ospitato nella storica sede del Padiglione tedesco.

Maurice Ravel : Concerto pour la main gauche en ré majeur

La composizione originale – qui proposta in un’esecuzione del 3 febbraio 1975 ad opera di Dominique Merlet e dell’Orchestre National de l’ORTF diretta da Jean Claude Casadesus – si deve ad una commissione del 1929 di Paul Wittgenstein, pianista viennese, fratello del filosofo Ludwig Wittgenstein, che aveva perso il braccio destro durante la Prima Guerra Mondiale e per questo, riprendendo una tradizione nata nel XVIII secolo al fine di sperimentare le potenzialità della sola mano sinistra ma sviluppatasi soprattutto nel drammatico contesto post-bellico, si rivolse al maestro francese e ad altri grandi, quali Prokofiev, Korngold, Hindemith, Strauss e Schmidt, per un totale di circa 20 concerti.

In un solo movimento drammatico, energico ed evocante pensieri legati alla morte ed alla solitudine, il concerto si sviluppa attraverso la singolare struttura tripartita Lento-Veloce-Lento: l’intensa potenza ritmica caratterizzante il pezzo è il frutto della sovrapposizione di tempi binari e ternari e dell’influsso del jazz, conosciuto da Ravel in quegli anni, nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti.

Anri Sala, artista giovane ma dal profondo vissuto – nato nel 1974 a Tirana sotto il regime comunista ed affacciatosi sul panorama internazionale in seguito agli studi presso l’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi, presente con numerose personali a Vienna, Miami, Osaka, Londra, Montréal, Parigi etc e già insignito del premio Giovane artista alla Biennale di Venezia del 2001 –, sin dagli esordi è stato attratto dalla video-arte e dal suono, interessandosi in special modo alla performance musicale ed alla complessa relazione fra questa e l’immagine.

La sua produzione verte, quindi, su video e fotografia, con un price-range che si aggira fra 3.000 e 20.000 sterline: notevole è la vendita all’asta, per 20.000 sterline, del video Ghostgames del 2002 – che ritrae il gioco di due individui con un granchio fantasma su una spiaggia del Nord Carolina accentuando i contrasti luminosi – avvenuta nel giugno del 2010 presso Phillips de Pury & Company di Londra, mentre per lo stesso prezzo lo scorso febbraio Christie’s ha venduto, sempre nella capitale britannica, una fotografia in otto parti del 2004, Untitled (Corner)Schermata 09-2456552 alle 14.06.48

Tutte le gallerie da cui attualmente è rappresentato – Chantal Crousel a Parigi, Marian Goodman a New York, Hauser & Wirth a Londra e Zurigo, kurimanzutto a Città del Messico, Rüdiger Schoettle a Monaco e Johnen a Berlino  – insieme a Radio France hanno partecipato alla produzione delle opere realizzate per la Biennale.

Francese d’adozione, dunque, Sala è stato designato quale unico rappresentante dell’Exagone per la sua apertura verso l’altro, in nome della libertà di creazione artistica e della condivisione, a riprova dell’universalità dell’arte e del sunto per cui ogni artista, indipendentemente dalla propria provenienza, è artista di tutti.

L’opera che ha creato contiene appieno l’espressione artistica del Paese: i due solisti scelti, Jean-Efflam Bavouzet e Louis Lortie, l’uno francese l’altro canadese, sono dei pianisti affermati che, insieme alla consolidata Orchestre National de France, ne rappresentano il fiore all’occhiello. Ed anche Didier Benetti, il direttore d’orchestra, e Chloé Thévenin, dj e compositore di musica elettronica caratterizzata da un forte eclettismo e selezionata dal franco-albanese per completare la video-installazione, non sono dei nomi casuali. Schermata 09-2456552 alle 14.12.13Schermata 09-2456552 alle 14.12.24 Il dialogo internazionale congiunto ad elementi tipicamente francesi – dal compositore agli “attori” prescelti – porta inequivocabilmente ad una visione più ampia, che racchiude in sé una cultura europea, se non mondiale, comune, della quale l’arte rappresenta la più immediata espressione: in questa prospettiva si inserisce perfettamente la celebrazione del 50esimo anniversario del Traité de l’Elysée, simbolo della pace, dell’amicizia e delle eccellenti relazioni culturali tra Francia e Germania, che per questo hanno deciso di scambiarsi gli spazi dei propri padiglioni nazionali.

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Ma Ravel Ravel Unravel è molto più di un omaggio al compositore sovente ricordato per il Boléro o, genericamente, alla Francia: nel suo titolo polisemico si racchiude il procedimento alla base della video-installazione poiché i due filmati, che riproducono l’esecuzione del concerto ad opera dei due pianisti prima citati, fruiti contemporaneamente, si richiamano al gioco di parole del titolo che verte sui significati inglesi del verbo “ravel” e “unravel”, aggrovigliare e sgrovigliare.

La fusione e l’“aggrovigliamento” avvengono a livello sonoro ma anche spaziale, in quanto all’interno di una camera anecoica i ritmi e le melodie dei due video si rincorrono perennemente creando un effetto di straniamento dal tempo e dallo spazio unico, tradotto visivamente dalla coreografia della mano sinistra all’opera, che domina solitaria l’intera tastiera: la sensazione spaziale viene annichilita e sublimata in uno “spazio altro”, mentre un tentativo di ricongiungimento è perseguito dalle due proiezioni che si trovano nelle sale adiacenti. La dj Chloé mixa le due interpretazioni pianistiche, ma la riunione in qualcosa di unitario è soltanto ideale, se anche in questo caso spazio e tempo risultano sospesi e sullo schermo è proiettato null’altro che il volto della musicista in assenza di musica: soltanto nell’ultimo video, che ritrae i gesti di Chloé, il concerto di Ravel viene riunificato attraverso una banda sonora.

Il significato dell’opera si estende, allora, sino ad una riflessione sul linguaggio silenzioso del corpo, in primis quello dello spettatore che si ritrova immerso nella musica e nelle immagini che lo circondano coniandone una fortissima esperienza fisica ed emozionale, ma anche ad una non conclusa ricerca sulla spazializzazione sonora.

Per tutte le immagini: courtesy Institut Français

Maria Stella Di Trapani

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