Cacilheiro: TRAFARIA >>> VENEZIA

TRAFARIA PRAIA

CACILHEIRO: tipica imbarcazione portoghese che collega le sue sponde del fiume Tejo a Lisbona
TRAFARIA: piccola municipalità portoghese situata sulla riva sinistra del Tejo
VENEZIA: 55° Biennale d’Arte

Questi i tre ingredienti per la partecipazione del Portogallo alla Biennale Arte di Venezia 2013.
Non un classico padiglione ma un’installazione fluttuante.

Trafaria Praiaquesto il nome del progetto curato da Miguel Amado con la partecipazione dell’artista Joana Vasconcelos (Paris, 1971).

L’idea nasce dall’impossibilità di avere un padiglione nazionale proprio e da un limitatissimo budget per la sua produzione. Ecco quindi che il Portogallo sceglie un’imbarcazione come spazio fisico espositivo e opera d’arte, allo stesso tempo. Non una semplice barca ma una metafora del viaggio e della conoscenza. Un oggetto tanto carico di tradizione (il passato dei grandi navigatori portoghesi) quanto di contemporaneità (l’importanza delle connessioni e dello scambio culturale). Un unico elemento che raccoglie in sè diverse connessioni: il tipico traghetto di Lisbona, il rapporto con il fiume, il pittoresco vaporetto di Venezia.

Un progetto a due dimensioni (si potrebbe rinominare Portogallo 2D) in cui la dualità è protagonista:

interno/esterno

dentro/fuori

tradizione/modernità

locale/globale

privato/pubblico

tipico/internazionale

cultura popolare/cultura alta.

“We are inside the Portugal Pavilion but we are outside” afferma l’artista Joana Vasconcelos spiegando il suo ‘doppio’ intervento. Un FUORI fortemente legato alla tradizione, un rivestimento fatto di azulejos (tipiche mattonelle bianche e blu in ceramica) chiaro riferimento ad un masterpiece del Museu Nacional do Azulejo raffigurante una vista sopra Lisbona prima del terremoto del 1755.

Schermata 2013-09-15 a 17.03.19

Un DENTRO che guarda al contemporaneo, un vero e proprio underworld fatto di forme organiche, luci e tessuti, tradizione e tecnologia, merletti e LED che sembrano rievocare il mondo sottomarino delle meduse oceaniche, la fantascienza di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne o il racconto biblico di Giona e la balena, con un effetto irresistibile.

TRAFARIA PRAIA inside

Anche nella scelta dei materiali ritroviamo la caratteristica della dualità: all’esterno il sughero (per cui il Portogallo è il maggior produttore ed esportatore), all’interno il tessuto (una delle tante forme di espressione artistica di Joana Vasconcelos).

La barca non è più la classica imbarcazione che tutti i portoghesi sono abituati a vedere sul fiume Tejo ma viene completamente ridisegnata, riprogettata e ripensata dall’artista diventando qualcos’altro. Trafaria Praia salpa da Lisbona con il saluto (despedida) dei pescatori locali e, dopo circa 14 giorni di navigazione, arriva a Venezia pronta ad offrire una programmazione culturale differente, diversificata e aperta: dalle tavole rotonde agli aperitivi, dai concerti di musica classica ai DJset, dagli spettacoli di fado alla musica elettronica sperimentale.

TRAFARIA PRAIA making off

TRAFARIA PRAIA making off
TRAFARI PRAIA project

TRAFARIA PRAIA project

Sono proprio le attività culturali proposte sull’imbarcazione a dimostrare quanto il Portogallo sia un Paese contemporaneo e multiculturale, legato alle origini culturali ma consapevole che l’internazionalità è ancora più importante.  Un’installazione che porta con se i concetti di movimento, fluidità, e soprattutto di manualità e artigianalità come forma d’arte. Joana Vasconcelos lavora molto con l’artigianato locale, valorizzandolo. Cerca così di non avere una sola estetica nello spazio interno della barca, ma un NON GUSTO capace di generare quell’astrazione necessaria per essere varie cose, restando se stessi.

Un progetto esperienziale e sensoriale: entrare nella barca è come entrare in un altro corpo, in un’altra dimensione; è come fare un viaggio nell’intimità della cultura portoghese. La metafora del viaggio come sogno per arrivare ad altri punti culturali, come poetica di conoscere altre culture e portare la nostra il più lontano possibile.

curiosità

In definitiva, definirei il Padiglione Portoghese un tentativo di esportazione culturale senza presunzione. Un esempio di ottima collaborazione tra artista (preoccupato del cosa fare) e curatore (preoccupato del perchè fare) per una buona riuscita comunicativa del progetto. Un esperimento intelligente che trasforma una criticità in una potenzialità: dal non avere un padiglione nazionale, all’avere un’installazione mobile che, dopo aver attraversato la laguna, staziona davanti lo spazio dei Giardini: una spazialità super privilegiata vicina a tutti i padiglioni del resto del mondo.

Dovremmo forse imparare dai Portoghesi la loro ‘sana’ furbizia, detta anche ‘intelligenza’.

by valentina toscano
foto: courtesy www.vasconcelostrafariapraia.com

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